Un’importante conferenza multilaterale per pacificare definitivamente Israele e Palestina entro la fine dell’anno. È questo l’ambizioso progetto diplomatico che da mesi il governo francese porta avanti. Nonostante l’idea non piaccia ad Israele. Tutto ciò è stato anche confermato dall’incontro di domenica scorsa tra il ministro degli Esteri francese Jean-Marc Ayrault e il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu.“So che c’è una forte opposizione sull’iniziativa. Questa non è una novità e non ci scoraggerà. La conferenza avrà luogo” ha dichiarato Ayrault al giornale israeliano Haaretz. Dichiarazioni alle quali, come riporta il Washington Post, ha risposto duramente Netanyahu: “Ho detto al ministro francese che l’unico modo per giungere ad una vera pace tra noi e i palestinesi sono i negoziati diretti, senza precondizioni”. Un nulla di fatto, dunque, l’incontro fra gli esecutivi. Sia la Francia che Israele non hanno mutato le loro posizioni. Tel Aviv – è evidente – non crede nella mediazione internazionale. E nemmeno Hamas che si è dichiarata scettica. Contrariamente, invece, all’Autorità nazionale palestinese che crede nel progetto francese. E a Parigi, naturalmente. E, infatti, l’Eliseo tira dritto. Come dimostra il fatto che per il prossimo maggio è già stata fissata una riunione preparatoria alla conferenza di pace in questione, alla quale parteciperanno 30 ministri provenienti dall’Ue, Russia, India e Cina. I grandi assenti saranno proprio Israele e Palestina. Una mossa azzeccata? Vedremo.Intanto il governo israeliano pare stia facendo pressione su quello statunitense per smorzare gli animi. E spingere, così, Parigi ad interrompere i progetti per la conferenza. Almeno fino all’elezione del nuovo presidente americano. Ma perché il governo francese tiene così tanto all’incontro diplomatico? Come scrive lo storico Franco Rizzi sul Fatto Quotidiano: “Alcuni ritengono anche che l’iniziativa francese possa rappresentare una risposta indiretta alla strategia non interventista di Washington, fin qui incapace di risolvere i conflitti, sebbene lo stesso François Delattre, presidente della Nazioni Unite, abbia sottolineato come i negoziati israelo-palestinesi costituiscano un processo lungo e irrisolvibile nell’immediato”.Intanto, però, i rapporti tra l’Autorità nazionale palestinese ed Israele continuano a farsi sempre più tesi. Soprattutto dopo la poca chiarezza con la quale il premier israeliano ha affrontato ultimamente la “soluzione dei due Stati”. Soluzione che, ad oggi, Netanyahu non sembra sostenere chiaramente.E cosa potrebbero chiedere, quindi, i palestinesi alla conferenza di pace, ospitata dalla Francia? Il riconoscimento di uno stato sovrano, circoscritto ai confini del 1967, precedenti alla Guerra dei sei giorni. E, inoltre, il diritto al rientro dei profughi. Richieste presentate, già da tempo, dall’Anp alla comunità internazionale. Dalla quale non sono mai arrivate risposte certe.Dalla fondazione dello Stato d’Israele, che pone le sue fondamenta giuridiche nella Dichiarazione d’Indipendenza del 1948, il territorio palestinese ha mutato profondamente la propria conformazione etnica, sociale e religiosa. Oggi quel piccolo pezzo di terra, bagnato dal Mediterraneo, è popolato da oltre 12 milioni di persone. Di cui il 55% sono ebrei, il 45% arabi palestinesi. Nel 1948 erano solo 600mila gli ebrei in Palestina. Oggi sono 8 milioni.

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