Israele aumenta le spese militari Il nuovo scenario in Siria e Libano

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I venti di guerra che solcano il Medio Oriente passano, inevitabilmente, anche per Israele. La guerra in Siria, come già ampiamente detto in questa testata, ha rappresentato una sconfitta strategica per lo Stato israeliano, che sperava di poter ottenere il massimo dalla caduta di Assad e dalla fine dell’asse sciita in Medio Oriente. Per Israele l’obiettivo continua a essere chiaro: contenere l’Iran, se non sconfiggerlo. Per farlo ha tre scenari su cui concentrarsi: Golfo Persico, Siria e Libano. Partendo dal Golfo Persico, l’obiettivo dichiarato è quello di convergere con l’Arabia Saudita, e le parole del capo di Stato maggiore dell’esercito israeliano sulla condivisione dei dati d’intelligence con Riad non sembra essere interpretabile se non nell’alleanza ormai sempre più solida fra questi due Stati. Sul fronte siriano, le questioni restano molteplici. In prima battuta, per Israele è chiaro che l’obiettivo primario sia allontanare il più possibile le forze iraniane e di Hezbollah dai propri confini, soprattutto dalle alture del Golan. La forza d’interposizione russa nelle de-escalation zones della regione non ha rassicurato per nulla Israele, che anzi ritiene questa la migliore arma di Teheran per rafforzarsi in Siria. C’è poi sempre il problema della guerra latente con l’esercito siriano, che pur non formalmente in conflitto con le forze israeliane, subisce raid dell’aviazione senza alcuna dichiarazione di guerra e che negli ultimi giorni ha ricevuto colpi di avvertimento da parte dell’artiglieria delle Idf. A questo si aggiunge il fronte libanese, che s’intreccia in modo quasi inestricabile con il fronte saudita e quello siriano, e che sembra dover trasformarsi, quasi in maniera ineluttabile, nel teatro di guerra del prossimo conflitto mediorientale.

In questa situazione di conflittualità costante, non deve sorprendere che il ministro della Difesa israeliano, Avigdor Lieberman, abbia chiesto alla Knesset di aumentare le spese militari per circa 1.37 miliardi di dollari. Secondo il quotidiano The Times of Israel, Lieberman ha chiesto un aumento di investimenti rispetto al piano di spesa quinquennale con scadenza nel 2020, dicendo che la cifra decisa nel 2015 sia ormai divenuta del tutto insufficiente, “alla luce dei drammatici cambiamenti della guerra siriana e della regione”. Sia nel 2016 che nel 2017, i bilanci annuali della difesa erano di circa 19,9 miliardi di dollari, di cui un quarto di essi proveniente dagli aiuti militari americani. Il ministro della Difesa israeliano ha indicato specificamente tre scenari per motivare la richiesta di aumento delle spese militari. Per Lieberman, la preoccupazione del governo israeliano si concentra su tre questioni: la forte presenza militare russa in Siria – e questo è un segnale interessante dell’evoluzione dei rapporti fra Israele e Russia -, l’afflusso di armi provenienti da vari gruppi terroristici e dall’Iran, la “drammatica accelerazione” dell’industria militare iraniana. E proprio sotto quest’ultimo profilo, non va per niente sottovalutato il discorso di Lieberman che ha definito l’Iran una preoccupazione crescente anche per la Lega Araba, quasi a voler di nuovo confermare l’assoluta convergenza d’interessi fra l’organizzazione internazionale araba – per quanto questa possa valere nei fatti – e Israele riguardo la questione iraniana. Una convergenza peraltro già evidente sia nell’ambito della guerra in Siria sia, per certi versi, nel blocco saudita contro il Qatar, quando Israele impose, seguendo la linea persica, la chiusura di Al Jazeera.



La richiesta di aumento delle spese militari, in questo contesto, non può essere evidentemente considerata come acqua sul fuoco. Semmai dimostra, purtroppo, la possibilità sempre meno remota, di un confronto armato. Quantomeno sul confine settentrionale. Le esercitazioni militari che hanno coinvolto le forze Israeliane nel nord del Paese e quelle di giugnoa Cipro sembrano indicare come vi sia l’assoluta priorità di preparare l’esercito a uno scontro con Hezbollah. E anche nelle richieste di fondi di Lieberman, la possibilità della guerra è stata paventata come giustificazione alla richiesta di ampliamento del budget. Il ministro israeliano ha infatti parlato di carenze strutturali di rifugi antiaerei nel nord di Israele che devono essere al più presto colmate, in particolare sulla linea di terra che va da Tiberiade ad Haifa. E mentre queste parole scuotevano la Knesset, l’esercito del Libano ordinava lo stato d’allerta. La pace non sembra un obiettivo.