Mentre in questi giorni in Iran si festeggia la distruzione dello Stato Islamico, all’interno dei confini israeliani aumenta la tensione per i successi ottenuti nei paesi limitrofi dall’asse sciita guidato da Teheran, tanto che il 21 novembre il ministro della difesa israeliano, Avigdor Lieberman, ha richiesto al parlamento un incremento delle spese militari pari a circa 1.37miliardi di dollari. Lo stesso giorno il presidente iraniano Hassam Rohani e il comandante delle Forze Quds Qassem Soleimani hanno annunciato – con un discorso trasmesso dall’emittente televisiva della Repubblica Islamica – “la fine dello Stato Islamico guidato dall’autoproclamato califfo al-Baghdadi”.

Secondo i quotidiani israeliani la richiesta di Lieberman è una conseguenza dei recenti sviluppi in Siria da dove ormai Assad, sostenuto da Russia, Iran e Hezbollah libanesi, non sembra aver intenzione di andarsene. Sempre secondo il ministro della difesa, la situazione è cambiata da quando era stato firmato l’ultimo budget, nel 2015, dall’allora ministro della Difesa Moshe Ya’alon e dal ministro delle Finanze Moshe Kahlon; nonostante nel 2016 e nel 2017 il budget annuale per la difesa sia stato pari a quasi 19.9 miliardi di dollari – un quarto dei quali provenienti da Washington – ora questa cifra “non basta più ad assicurare la sicurezza di Israele”. Ed è stata proprio questa la formula usata da Lieberman per tentare di convincere la Knesset ad accettare la sua richiesta di aumento di budget: “Gli equilibri nella regione stanno cambiando e per garantire la sicurezza dei nostri cittadini dobbiamo aumentare il bilancio.”

Sono tre gli elementi che più preoccupano il ministro della Difesa e che l’hanno spinto a chiedere un incremento dei fondi che il suo ministero può gestire. Il primo elemento – che gioca a favore dell’alleanza storica tra Tel-Aviv e Washington – è la presenza sempre più importante dei russi in Siria. Il secondo è l’aumento esponenziale di armi che sono confluite nella regione durante la battaglia contro le milizie dello Stato Islamico; e qui Lieberman si riferisce soprattutto ai movimenti di Hezbollah lungo i confini israeliani e alle continue schermaglie nei pressi delle Alture del Golan tra Forze di difesa israeliane e i combattenti del Partito di Dio. Terzo elemento, che secondo Lieberman giustifica la richiesta di un aumento di 1.37 miliardi di dollari per le spese militari, è l’Iran sciita e la sua progressiva espansione dopo le vittorie a danno dei miliziani dell’Isis in Iraq e Siria. L’Iran sta tentando di creare un corridoio, spesso indicato come “Mezzaluna sciita”, che potrebbe assicurare alle sue forze un terreno di transito attraverso l’Iraq e la Siria fino ad arrivare al Libano e al Mar Mediterraneo. Tentativo a cui Israele sta cercando di opporsi in ogni modo.

In questa cornice è sempre di oggi la notizia dello schieramento dell’esercito libanese ai confini meridionali del paese “per affrontare le minacce del nemico israeliano.” La tensione è in aumento e la situazione sempra poter degenerare da un momento all’altro. Ora le super-potenze impegnate nella regione dovrebbero impegnarsi per scongiurare, attraverso la diplomazia, l’inizio di un nuovo conflitto in una regione che ancora non si è ripresa dalla battaglia contro i miliziani del sedicente Stato Islamico. Ma forse è proprio questo uno dei motivi per cui non si vuole aspettare.