“Il nemico del mio nemico è mio amico”. È il caso della strana “alleanza” tra Israele e Arabia Saudita, sempre più concreta. Entrambi i Paesi condividono una visione strategica che ha l’obiettivo di arginare l’Iran e fronteggiare Hezbollah. Benché tra lo stato di Israele e il regno wahabita non vi siano relazioni diplomatiche ufficiali i contatti segreti tra le parti sono frequenti e continui, come confermato lo scorso novembre dal Capo di stato maggiore israeliano, il generale Gadi Eisenkot. Un asse, quello tra Riyad e Tel-Aviv, rinsaldata dalla strategia dell’amministrazione Trump e in particolare dal consigliere del presidente Jared Kushner. Da qui la decisione degli Stati Uniti di spostare la propria ambasciata a Gerusalemme e l’imbarazzante silenzio dell’Arabia Saudita che, nonostante le condanne di rito, segretamente sostiene il piano americano.
Perché la priorità non è certo la sorte dei palestinesi: in cima all’agenda di Usa, Arabia Saudita e Israele c’è proprio la sfida all’Iran. Il Libano è il possibile teatro – dopo lo Yemen – di questa nuova guerra per procura in Medio Oriente. Come ha dichiarato il ministro degli affari esteri Yisrael Katz ai media sauditi, lo stato ebraico è pronto a interventi militari preventivi al fine di scongiurare la presenza militare iraniana in Libano; ministro che ha invitato il principe ereditario saudita Mohammad bin Salman a visitare Israele.
Bin Salman in Israele? I media sauditi censurano
Katz ha confermato ad Haaretz di aver esteso l’invito al principe ereditario in un’intervista al quotidiano online saudita Elaph – il quale però ha censurato una dichiarazione che poteva recare qualche motivo d’imbarazzo al regno wahabita. Il ministro degli affari esteri, descrivendo l’Arabia Saudita quale leader del mondo arabo, ha dichiarato che dovrebbe essere proprio Riyad ad assumersi la responsabilità di diventare il principale sponsor e mediatore nel processo di pace israelo-palestinese, sottolineando che Israele sarebbe ben felice di partecipare a negoziati guidati dai sauditi. Il ministro è poi tornato ad accusare Teheran: “Le informazioni che abbiamo raccolto ci dicono che l’Iran sta costruendo impianti missilistici avanzati in Libano, ma abbiamo tracciato una nuova linea rossa. Non glielo consentiremo, a qualsiasi costo”, ha sottolineato Katz, senza tuttavia presentare alcuna prova relativa agli impianti.
Ai media sauditi, il ministro ha confermato che Israele è pronta “ad azioni militari preventive, come sta accadendo in Siria. Più precisi saranno i missili di Hezbollah, più forte e ampia sarà la risposta di Israele questa volta, tutto il Libano sarà un bersaglio”, ha osservato Katz: “Quello che è successo nel 2006 è solo un assaggio rispetto a quello che possiamo fare. Faremo tornare il Libano all’età della pietra”. Israele è alla ricerca della “pistola fumante” per scatenare l’offensiva contro Hezbollah?
Quegli incontri segreti tra Usa, Arabia Saudita e Israele
Secondo alcune testate arabe, negli ultimi anni bin Salman avrebbe incontrato in più di un’occasione diversi ufficiali israeliani. Secondo tali rapporti citati da Haaretz, uno di questi meeting si è svolto a Eilat nel 2015, un altro a margine del vertice arabo in Giordania lo scorso marzo e altri incontri si svolgerebbero regolarmente tra ufficiali sauditi e israeliani nella stanza di guerra congiunta dove si uniscono Giordania, Arabia Saudita e Stati Uniti. Il rischio di una nuova guerra per procura in Medio Oriente è concreto.