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Politica

Isolato a chi? Da Trump a Mario Draghi, la “rivincita” di Orban

Guai a dare per isolato Viktor Orban in Europa. Le mosse del premier magiaro all'ombra del Trump-bis che torna.

Viktor Orban ha di che festeggiare, e non solo per il successo di Donald Trump alle elezioni presidenziali americane. Il primo ministro ungherese è stato l’unico leader comunitario in carica a sostenere esplicitamente il candidato del Partito Repubblicano al voto del 5 novembre, e in cambio ha ricevuto più volte da Trump calorosi apprezzamenti. In Europa Orban è oggi presidente di turno del Consiglio Europeo, leader più vicino al prossimo capo di Stato americano, figura dialogante con la Russia e la Cina in una fase di costante ridefinizione della diplomazia europea e, in queste ore, anche anfitrione del sesto meeting della Comunità Politica Europea che dal 2022 si riunisce come forum di confronto tra tutti i Paesi del Vecchio Continente, anche extra-Ue.

Il vertice di Budapest è la prima occasione in cui i leader europei si trovano dopo la vittoria di Trump. Si parla di molti temi, dal futuro geopolitico del Vecchio Continente alla competitività. E Orban è al centro della scena. Sente che in questa fase, oltre a rilanciare quella che chiama “un’età dell’oro” dei rapporti Budapest-Washington, può agire da cerniera diplomatica tra il blocco e gli Usa e sperare che il Trump 2.0 porti con sé l’agognata distensione con la Russia. Non a caso a Budapest è arrivato anche Volodymyr Zelensky, che pur ringraziando Trump per il calore del loro primo confronto mostra dubbi sul futuro della guerra in Ucraina. E se dovesse trattare avrà bisogno, tra gli altri, anche di Orban.

Solo poco più di un mese fa, a Strasburgo, Ursula von der Leyen ha attaccato Orban, durante la presentazione del semestre europeo dell’Ungheria, sul tema della gestione delle politiche migratorie, per lo scarso sostegno all’Ucraina, per il tema dei diritti umani e per lo scarso impegno sul clima. Ironia della sorte, ora questi dossier, piaccia o meno, sono quelli che vincolano maggiormente l’agenda-Trump all’Orban-pensiero. E nel frattempo, anche chiunque abbia voglia di contenere Frau Ursula, come Emmanuel Macron, due chiacchere con Orban le fa, anche solo per capire politicamente come cooptare il sovranista magiaro che detiene un potere di veto in Consiglio e chiederà alla nuova Commissione garanzie per dar via libera alle proposte politiche in via di definizione, dal Green Deal al futuro dell’Ucraina.

Last but not least, alla corte di Orban arriva oggi anche Mario Draghi, per discutere del suo rapporto sulla competitività. Orban lo ha sponsorizzato per la Commissione Ue in funzione anti-von der Leyen e con l’ex presidente del Consiglio ha un rapporto eccellente. In questo caso, sa che un patto per la competitività, in funzione di risposta al Trump 2.0, in Europa potrebbe alzare l’asticella della spesa pubblica comunitaria. E dunque dei fondi di coesione destinati all’Ungheria. Governato da un leader euroscettico che però pascola nei fondi di solidarietà per sviluppare l’Est. Centrale più che mai, Orban è un leader che sa governare la contraddizione. E questo chi, come Ursula von der Leyen, pensa di metterlo ai margini con la retorica lo deve tenere bene in conto.

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