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Il Primo Ministro irlandese Leo Varadkar ha ufficializzato il referendum che porterà gli elettori a esprimersi sull’espansione del diritto all’aborto nel Paese. Nel mese di maggio, infatti, gli irlandesi saranno chiamati ad esprimersi sull’abolizione dell’Ottavo Emendamento della Costituzione, in vigore dal 1983, che equipara il diritto alla vita di un bambino nascituro al diritto di vita della madre, limitando enormemente l’applicazione delle procedure di fine vita.

La storia dell’emendamento che rende l’aborto impossibile

Nazione storicamente conservatrice sotto il profilo morale e fortemente permeata dai valori cristiani e cattolici, l’Irlanda ha legiferato in maniera sfavorevole all’aborto in tempi relativamente recenti: dopo averne stabilito l’illegalità nell’Offences against the Person Act del 1861, infatti, le istituzioni irlandesi hanno messo mano alla fattispecie dell’aborto solo nei primi Anni Ottanta, quando si temeva che il vento della Sentenza Roe v. Wade del 1973, che di fatto gli diede il via libera negli Stati Uniti, potesse soffiare anche nel Paese.

L’associazione Pro-Life Amendment Campaign (PLAC), fondata nel 1981, sponsorizzò l’introduzione dell’Ottavo Emendamento facendo pressioni sui governi di Dublino, ai tempi dominati dai liberali del Fine Gael e dai conservatori del Fianna Fail, riuscendo alla fine a spuntarla; la riforma del 1983 fu confermata a larga maggioranza in un referendum consultivo, che vide il Fine Gael e il Primo Ministro (Taoiseach) Garret FitzGerald schierarsi dalla parte del “No”.

A trentacinque anni di distanza, è il Fine Gael di cui è membro l’attuale  Taoiseach Leo Varadkar a spingere per l’abolizione dell’emendamento sull’aborto. Varadkar, primo leader irlandese a dichiararsi omosessuale, punta in questo modo  a conseguire il suo secondo successo personale nella sfera dei cosiddetti “diritti civili”.

La sfida di Varadkar: l’aborto dopo le unioni omosessuali

Quando il 22 maggio 2015 1,2 milioni di cittadini irlandesi (il 62% dei votanti) approvarono con un referendum il Trentaquattresimo Emendamento alla Costituzione, l’isola celtica divenne il primo Paese al mondo a legalizzare le unioni omosessuali attraverso un voto popolare. I principali partiti irlandesi sostennero l’emendamento e il successivo Marriage Act che gli diede effettiva applicazione.

Già ai tempi, il futuro Taoiseach era in prima linea: Varadkar, divenuto leader del suo partito e capo del Governo lo scorso anno, si sta spendendo molto per poter rinnovare in senso progressista la politica irlandese. In questo senso, il superamento dell’Ottavo Emendamento appare come un passaggio obbligato. Come segnala Ed O’Loughlin sul New York Timesil governo di Dublino si sarebbe già mosso per promulgare un decreto che, in caso di vittoria del “Sì” al referendum, garantirebbe l’accesso alle pratiche di interruzione di gravidanza fino alla dodicesima settimana, e anche oltre per casi di gravi malattie e per le donne vittime di stupro o incesto.

Allo stato attuale delle cose, il Protection of Life During Pregnancy Act del 2013 è l’unica norma promulgata in Irlanda riguardo all’aborto, che viene garantito esclusivamente in caso in cui la gravidanza comporti un grave pregiudizio alla sopravvivenza della madre, incluso il rischio suicidio. In caso di successo del “Sì” al referendum, si apriranno strade per l’espansione della fattispecie. I sondaggi sembrano pronosticare una vittoria del fronte pro-aborto, e di conseguenza un successo per l’esecutivo di Vardakar nella sua importante scommessa.

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