Irlanda del Nord, si compatta il fronte sul “reunification” Lo avevano detto alla vigilia del voto del 23 giugno: nel caso di Brexit chiederemo un referendum sulla riunificazione dell’Irlanda. I leader del Sinn Fèin e del Fianna Fàil ( i due maggiori partiti repubblicani dell’Irlanda del Nord ed Eire) sono concordi sulla linea politica da seguire: una consultazione popolare per riunificare i due Paesi. E sembrano non perdere occasione per ribadire il concetto. Uno dei primi politici a tirare in ballo la questione è stato Martin McGuinnes, vice primo ministro nord irlandese e leader del Sinn Fèin, che lo scorso marzo indicò il referendum come “un imperativo democratico da garantire ai cittadini irlandesi nel caso di fuoriuscita della Gran Bretagna dall’Ue”. Poi McGuinnes è stato seguito da numerosi esponenti del mondo repubblicano nord irlandese, non solo appartenenti al Sinn Fèin.Anche il Fianna Fàil sostiene il “reunification”E adesso a dar manforte al fronte “reunification” è subentrato anche il Fianna Fàil, il primo partito d’opposizione della Repubblica d’Irlanda, ma dal 2007 presente anche nelle liste elettorali dell’Irlanda del Nord. Il loro leader Micheál Martin, intervenuto ieri (come riferito dal The Guardian), 17 luglio, all’annuale conferenza John Hume alla Summer School MacGill a Glenties in Irlanda, ha detto: “Vorrei ricordare che il 56% della popolazione nord irlandese ha votato per restare all’interno dell’Ue. L’opposizione dei cittadini dell’Ulster alla Brexit rappresenta un momento cruciale per la politica nord irlandese. Spero che questo voto possa spingere la maggior parte della popolazione del Nord Irlanda a sostenere l’unificazione di questa terra. E qualora ciò dovesse accadere, nel caso in cui la gente lo volesse, dovremmo indire un referendum. Tuttavia per ora sappiamo solo – ha proseguito Martin – che i nord irlandesi vogliono restare nell’Ue, mantenere aperte le frontiere, essere assoggettati alla giurisdizione comunitaria e restare in contatto col resto d’Europa”.La questione economicaInsomma, la Brexit pare aver riportato in auge la questione cardine del conflitto nord irlandese, e potrebbe effettivamente spingere la popolazione verso il referendum per la riunificazione. E il perno sul quale i repubblicani sembrano far pressione sono soprattutto le conseguenze della Brexit sull’economia nord irlandese. L’Ulster ha un importante sostegno economico diretto da parte dell’Ue, grazie ai “fondi per la pace” finalizzati ad allentare le tensioni sociali alla base dei Troubles. Inoltre, la fuoriuscita dell’Irlanda del Nord dall’Ue rafforzerebbe ulteriormente la frontiera economico-sociale che attualmente la separa dell’Eire, Paese con il quale ha importantissime relazioni finanziarie: solo il 30% delle esportazioni nord irlandesi sono rivolte all’Irlanda, il 55% nei confronti degli altri Paesi d’Europa. Durante la campagna referendaria Theresa May ha dichiarato che, nel caso della Brexit, sarebbe stato necessario incrementare i controlli britannici alla frontiera irlandese. Ma proprio la settimana scorsa, il nuovo segretario di Stato dell’Irlanda del Nord James Brokenshire, consapevole dell’effetto drammatico di tale politica, si è dichiarato contrario ad un rafforzamento del confine.La situazione politica in Irlanda del NordNelle sei contee dell’Irlanda del Nord tra i partiti più importanti solo i protestanti unionisti del Dup (Democratic Unionist Party) si sono schierati a favore della Brexit. Cosa che, invece, non hanno fatto il Social Democratic and Labour Party (Sdlp) e neppure il Sinn Fein che, a onor del vero, un tempo figurava fra i partiti dell’Ulster maggiormente euroscettici. Secondo i repubblicani del Sinn Fèin la riunificazione irlandese è prevista nell’Accordo del Venerdì Santo che nel 1988 sancì la fine del conflitto armato tra repubblicani ed unionisti.

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