Lontano dagli occhi del calcio di primo piano, in Irlanda del Nord il pallone mostra ancora le ferite aperte dei Troubles, il conflitto tra protestanti e cattolici (o, più propriamente, tra monarchici filo-britannici e repubblicani filo-irlandesi) durato dalla fine degli anni Sessanta a quella dei Novanta. Le divisioni settarie nelle sei contee settentrionali dell’isola, ancora parte del Regno Unito, hanno ripreso a far discutere mercoledì 23 aprile, quando sui social ha iniziato a circolare un video in cui il 28enne difensore del Glentoran Patrick McClean appariva a Derry, la sua città natale, durante una parata della New IRA.
Derry è un luogo simbolo dei Troubles: una città vicina al confine con la Repubblica d’Irlanda e a maggioranza cattolica, teatro della nota Bloody Sunday del 1972. Qui il calcio ha avuto un ruolo molto importante, in passato: nel 1965 la squadra locale, il Derry City, vinse a sorpresa il campionato, ma già pochi anni dopo le sue partite – in particolare quelle contro il Linfield di Belfast, club simbolo degli unionisti più radicali – divennero occasione di violenze. Nel 1971 la Federcalcio IFA costrinse il Derry City a giocare tutte le sue gare casalinghe a Coleraine, 46 km più a Est, così da limitare la presenza dei tifosi cattolici. Un anno dopo la società si ritirava polemicamente dal campionato, e nel 1984 riuscì a essere ammessa a quello della Repubblica d’Irlanda, dove milita tutt’oggi.
La contestazione dei fratelli McClean
In città, ogni anno a Pasqua, non si celebra solo la festa religiosa ma anche l’anniversario della Easter Rising del 1916, evento cruciale nella lotta d’indipendenza irlandese, ed è in quest’occasione che è stato girato il video in cui è apparso McClean. Quali siano le idee politiche del difensore non è un grande segreto per nessuno: suo fratello maggiore è James McClean, oggi centrocampista del Wrexham, in Inghilterra, conosciuto soprattutto per essere un nazionalista irlandese.
Nel corso della sua carriera è stato spesso al centro di polemiche per il suo rifiuto di commemorare il Remembrance Day, il giorno del ricordo dei caduti britannici di tutte le guerre, che viene osservato anche sui campi sportivi: James McClean ha sempre contestato il fatto che tra questi caduti siano inclusi anche i militari morti durante i Troubles. E d’altronde il maggiore dei fratelli McClean già nel 2012 rinunciava a giocare con la selezione dell’Irlanda del Nord e optava per quella della Repubblica. Nel 2020 fu anche multato dallo Stoke City, dove giocava all’epoca, per aver pubblicato sui social una foto in cui indossava un passamontagna (indumento tipico della Provisional IRA), sostenendo nel post di voler dare una “lezione di storia” ai suoi figli.
Gli ultras protestanti non si arrendono
Dalla firma degli accordi del Venerdì Santo del 10 aprile 1998, in Irlanda del Nord è formalmante tornata la pace, ma non tutti sono stati d’accordo. Da un lato sono sopravvisuti gruppi estremisti protestanti, vicini al partito di destra populista DUP, mentre dall’altro ci sono cattolici che non hanno voluto rinunciare alla lotta armata. Dopo l’addio alle armi della Provisional IRA, questi ultimi si sono riuniti nella Real IRA, che nel 2012 è stata trasformata nella New IRA, un gruppo paramilitare che in questi anni è stato responsabile di diverse azioni violente, in particolare contro la polizia britannica.
Paradossalmente, oggi la situazione politica in Irlanda del Nord è più che mai favorevole ai repubblicani, e senza bisogno del ricorso alla lotta armata: alle elezioni del 2022 si è infatti imposto per la prima volta il Sinn Féin di Michelle O’Neill, il principale partito nazionalista irlandese. Intanto, però, lo scorso 5 aprile si sono uditi distintamente dei cori settari da parte degli ultras protestanti del Linfield, fresco campione nazionale, che hanno causato una polemica anche perché trasmessi durante la diretta della BBC.
I postumi dei Troubles
Il coro in questione era quello della canzone lealista The Billy Boys, una cui strofa dice: “Siamo immersi fino alle ginocchia nel sangue feniano, arrendetevi o morirete!” (‘feniano’ è un termine usato per indicare un nazionalista irlandese, o per estensione un cattolico nordirlandese). Il brano accomuna i fan del Linfield a quelli dei Rangers di Glasgow, conosciuti per rappresentare l’anima monarchica e protestante del tifo scozzese, in contrapposizione ai rivali cittadini del Celtic, club simbolo della locale comunità irlandese.
I postumi dei Troubles, sopravvisuti sugli spalti degli stadi, travalicano quindi anche il confine del Mar d’Irlanda e arrivano fino in Scozia. In seguito alla morte di Papa Francesco, per esempio, gli Union Bears dei Rangers hanno realizzato un graffito in città che recitava: “Nessun Papa a Roma. Papa Francesco è morto!”. In poche ore, il murale è stato coperto dalla Green Brigade, il principale gruppo ultras del Celtic, con la scritta “Né bandiere né tamburi”: un riferimento all’armamentario dei tifosi dei Rangers che i rivali hanno trafugato lo scorso settembre.
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