L’Irlanda del Nord non ha ancora un governo, e il tempo passa senza che si riesca a trovare una soluzione al problema. La settimana di Pasqua doveva essere quella decisiva per avere una quadratura del cerchio e riuscire finalmente a trovare un accordo fra i due partiti più importanti della nazione nordirlandese, cioè Sinn Fein e DUP. Ma purtroppo non è stato così.Le alternative restano a questo punto sempre le stesse tre: accordo di governo con tutti i partiti, come richiesto dagli Accordi del Venerdì Santo; elezioni anticipate; direct rule di Londra. Tutte le parti in causa, dalle forze politiche in campo fino al governo centrale, hanno chiesto che si riuscisse ad ottenere un accordo di governo il prima possibile, senza dover incorrere nelle altre due possibilità. Ma ci sono dagli ostacoli evidenti a questo processo. Pesa sicuramente la Brexit, che è terreno di scontro totale fra DUP e Sinn Fein dal momento che il primo è favore mentre il secondo lo vede come una sciagura per le relazioni fra Irlanda del Nord e Repubblica d’Irlanda. Pesa la scelta di Arlene Foster, leader del DUP, di voler essere nuovamente premier con l’accordo di tutti gli altri partiti, nonostante sia stato proprio il Sinn Fein a far cadere il governo a causa della sua presenza e delle accuse di malversazione di fondi pubblici.Pesa inoltre in maniera evidente la scelta di Theresa May di indire le elezioni anticipate l’8 di Giugno, notizia che non è stata affatto ben accolta dai partiti nordirlandesi cattolici e nazionalisti. Gerry Adams ha rilevato come questa scelta vada incontro alla volontà del governo di Londra di rafforzare il potere dei conservatori e la Brexit, imponendo quindi a tutti i movimenti nordirlandesi si ispirazione nazionalista un progetto di resistenza a questo tipo di proposte.Secondo molti osservatori, l’idea di May di indire nuove elezioni parlamentari per il Regno Unito ha soltanto peggiorato i rapporti già poco pacifici tra i partiti in cerca di un accordo. È chiaro che alle prossime elezioni, il Partito Conservatore si alleare con il DUP mentre il Sinn  Fein si troverà ad andare da solo per continuare le sue battaglie contro l’uscita dall’Unione Europea e a favore di rapporti sempre più stretti con Dublino.Intanto, mentre la politica nordirlandese è in stallo, il clima sociale in Irlanda del Nord comincia a farsi di nuovo tumultuoso. Il gruppo Oglaigh na hEireann, nato da una scissione della Real IRA, sembra essersi deciso ad abbandonare la lotta armata, consapevole, a detta di Gray McNelly, che il popolo nazionalista nordirlandese non accetti più la soluzione armata come una via di unificazione plausibile. Dall’altro lato, però, durante le commemorazioni per l’anniversario della Rivolta di Pasqua del 1916, il gruppo New Ira ha affermato di rifiutare l’opzione politica perché per l’unione dell’Irlanda si deve passare per forza tramite la lotta armata.Sono parole che destano preoccupazione, se si pensa agli ultimi avvenimenti di matrice violenta che hanno colpito l’Irlanda del Nord nelle ultime settimane. Non molto tempo prima, a Strabane, un blindato della polizia è stato attaccato da presunti affiliati al gruppo Saoradh. Nella giornata di domenica, invece, è stato rivenuto un ordigno inesploso davanti a una scuola nel nord di Belfast, la Holy Cross Boys’ Primary School. Poiché era domenica, si ritiene secondo fonti investigative che l’obiettivo dell’ordigno non era quello di colpire gli studenti, ma i poliziotti che sarebbero sopraggiunti per disinnescarlo. La polizia ora punta il dito proprio contro il gruppo New IRA, accusato di voler innescare una nuova guerriglia urbana e di compiere attacchi contro le forze dell’ordine del Regno Unito.Sono segnali poco incoraggianti di un ritorno di tensioni terroristiche, seppur su bassa scala, che si pensava fossero da racchiudere nel passato. Evidentemente non è così, e in questo senso, la paralisi istituzionale non giova a questo processo di pace che faticosamente si era riuscito a incanalare in un percorso positivo.

Articolo di Lorenzo Vita