Strade occupate, barricate in pieno centro e poi il nuovo tragico aggiornamento nel conteggio di feriti e vittime. L’Iraq, a due settimane dal raid che a Baghdad ha ucciso il generale iraniano Soleimani, si è riscoperto ancora una volta in preda a proteste e manifestazioni che potrebbero determinare nuovi e più complessi scenari. Nelle ultime ore nella sola capitale irachena sarebbero rimasti uccise almeno sei persone. Ma è in tutto l’Iraq, specialmente nelle province meridionali, che la tensione giorno dopo giorno diventa sempre più pesante.

Bloccate molte strade principali

La strategia scelta dai manifestanti adesso sembra essere quella di imporre delle barricate nelle più importanti arterie di collegamento, tanto a Baghdad quanto nel sud dell’Iraq. I blocchi stradali, specialmente da domenica in poi, sono diventati il mezzo più usato dai gruppi di attivisti che vogliono far sentire in maniera ancora più pesante la propria voce. Gli episodi di maggior tensione si sono verificati nei pressi della tangenziale denominata “Mohamed al Qasim“, una strada vitale per il traffico di Baghdad visto che collega i quartieri settentrionali con quelli meridionali. I manifestanti hanno provato ad occuparla ed a chiuderla, ma hanno subito la risposta delle forze di sicurezza e negli scontri generati successivamente un ragazzo sarebbe rimasto ucciso. Sempre a Baghdad, così come ha riportato AgenziaNova, si è registrata la morte di un cameramen che stava riprendendo una fase degli scontri accaduti in piazza Al Gilani. L’operatore, stando a fonti locali, sarebbe rimasto vittima delle inalazioni dei gas lacrimogeni sparati dalla Polizia.

Più a sud, i manifestanti hanno bloccato per diverse ore l’autostrada che collega Baghdad con Nassiriya. Blocchi stradali anche nelle zone vicine al confine con l’Iran e nei dintorni di Bassora. Soltanto in questo martedì pomeriggio le forze di sicurezza sono riuscite a riaprire i collegamenti con il vitale porto di Umm Al Qasr, da cui parte buona parte delle esportazioni di petrolio dell’Iraq. Il governo di Baghdad vuole evitare altri blocchi, i quali a loro volta rischierebbero di creare ulteriori danni alla già martoriata economia irachena. Le proteste delle ultime ore hanno mostrato maggiore insofferenza da parte dei manifestanti, i quali adesso sono disposti ad azioni sempre più eclatanti.

Nessun nuovo governo all’orizzonte

A pesare su questa situazione, è in primo luogo lo stallo politico imperante in Iraq dallo scorso mese di novembre, da quando cioè il premier Mahdi ha decretato le sue dimissioni. Da allora, il paese non ha più avuto un governo e l’azione amministrativa e politica è risultata paralizzata. In un momento contraddistinto dalle tensioni internazionali che inevitabilmente soffiano sulla stabilità dell’Iraq, come dimostrato dal raid americani contro Solemaini e dalla risposta iraniana che ha colpito con dei razzi le basi Usa in territorio iracheno, una situazione del genere potrebbe ben presto portare il paese a diventare ancor di più una polveriera nel cuore del medio oriente. E per il momento non si vedono significative novità in avvicinamento.

Sono infatti proseguiti anche in questi giorni i colloqui e le consultazioni tra le varie principali forze politiche sedute in parlamento, tuttavia non è emerso alcun nome per poter prendere la carica di nuovo primo ministro. Nelle ultime ore era stata avanzata la candidatura dell’ex ministro delle telecomunicazioni Mohammad Allawi, cugino di Ayad Allawi e dunque del primo premier dell’era post Saddam Hussein. Tuttavia, anche il suo nome sarebbe stato in seguito accantonato. E così, mentre il paese continua a protestare e ad essere al centro delle gravi tensioni internazionali, a Baghdad si fatica a trovare una certa normalità. E questo vale sia per la situazione interna ai palazzi del potere, che per quella inerente le piazze e le strade sempre più colme di manifestanti.

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