La decisione di Trump di trasferire l’ambasciata statunitense a Gerusalemme , riconoscendola nei fatti anche capitale d’Israele divide profondamente il mondo arabo e musulmano, nonostante le dichiarazioni di circostanza e le (scontate) e prevedibili prese di posizione. Da una parte l’Iran e la Turchia che, in una nota congiunta del 6 dicembre, hanno fatto sapere che una delle priorità del mondo musulmano “è la causa della Palestina e fronteggiare le azioni illegali di Israele” – di fatto ergendosi a principali interlocutori. Dall’altra l’Arabia Saudita del principe ereditario Mohammad bin Salman che ufficialmente critica la decisione degli Stati Uniti ma intrattiene strette relazioni non più segrete con il Consigliere anziano del presidente degli Stati Uniti, Jared Kushner.

Le pressioni sulla Giordania

Secondo alcuni politici e analisti giordani, la Lega Araba avrebbe fatto pressioni su Re Abd Allah II affinché la Giordania accetti il riconoscimento di Gerusalemme come capitale d’Israele. Il membro del Parlamento giordano Wafa Bani Mustafa ha dichiarato ad Al Jazeera che i due principali attori in questa strategia sono gli Emirati Arabi Uniti e l’Arabia Saudita – in particolare il principe ereditario Mohammed bin Salman. Amman si è schierata con i palestinesi e ha respinto la decisione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump: non va dimenticato, infatti, che più del 40% della popolazione in Giordania è arabo-palestinese.

Bin Salman e gli Emirati Arabi Uniti stanno cercando di strangolare l’economia della Giordania fino a quando non accetterà le loro condizioni, si sottometterà alla loro leadership nella regione e accetterà il cosiddetto accordo definitivo di Trump”, ha affermato Bani Mustafa. Tutto ciò accade mentre i Paesi dell’Oic sono riuniti a Istanbul per rispondere alla scelta del presidente americano. 

Arabia Saudita sulla difensiva

Una dichiarazione ufficiale saudita descrive la mossa di Trump come “ingiustificata e irresponsabile” e “un grande passo indietro negli sforzi per far avanzare il processo di pace”. Tuttavia, non bisogna assecondare troppo le apparenze: secondo un rapporto dell’agenzia di stampa Reuters, il principe ereditario Salman agirebbe per conto del consigliere della Casa Bianca Jared Kushner e avrebbe presentato al presidente palestinese Mahmoud Abbas il piano americano per la pace in Medio Oriente. Lo schema statunitense prevede di creare uno stato palestinese costituito dalla Striscia di Gaza e parti sconnesse della Cisgiordania occupata – senza Gerusalemme Est come capitale. Mentre Turchia e Iran sono le nazioni che hanno criticato con più veemenza la strategia di Trump, Riyad sta percorrendo una strada diversa.

Come rileva M.K. Bhadrakumar su Asia Times, “L’Oic è tradizionalmente piegato all’Arabia Saudita. Ma il regime si trova sulla difensiva al momento. Le voci nei bazar dicono che re Salman e il principe ereditario  siano in combutta con Trump e Jared Kushner. Erdogan ascolta con attenzione questi pettegolezzi”, osserva. Le ambiguità dei sauditi non sono tuttavia sfuggite ai palestinesi: come reso noto da PressTv, durante una recente manifestazione organizzata dal Fronte popolare per la liberazione della Palestina (PFLP), che ha radunato migliaia di persone nella Striscia di Gaza, gli attivisti hanno bruciato le immagini di Donald Trump, del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e preso di mira proprio il principe ereditario saudita. 

Il protagonismo di Iran e Turchia

I rapporti tra Arabia Saudita e Stati Uniti (e Israele) spianano la strada al protagonismo di Iran e Turchia nel mondo musulmano. Divisi dal conflitto siriano, turchi e persiani sembrano essere ora sulla strada della distensione. “Per la prima volta – sottolinea Bhadrakumar – il testimone della leadership sta passando in mani non arabe (ma turco-iraniane), e la Palestina è ora una questione musulmana piuttosto che araba – cosa che l’Iran ha sempre voluto. È una transizione storica che sottolinea la diminuzione del peso saudita nella politica regionale”.

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