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Recep Tayyip Erdogan conferma il suo piano di mantenere con l’Iran un asse strategico che vada al di là della guerra in Siria. Dopo le recenti dichiarazioni di Donald Trump sul voler continuare la politica sanzionatoria nei confronti di Teheran per piegare la Repubblica islamica alle richieste del blocco composto da Stati Uniti, Israele e monarchie del Golfo, il presidente turco si è smarcato offrendo il proprio sostegno all’Iran.

“Nonostante le sanzioni americane, i nostri accordi con l’Iran rimangono validi e compreremo gas da Teheran”, ha detto Erdogan all’agenzia Reuters. Ed è un’affermazione che conferma la tradizionale volontà di Ankara di assumere un ruolo autonomo in Medio Oriente rispetto all’appartenenza al blocco Nato. Ma che manifesta anche il desiderio di Erdogan di non tagliare le relazioni con l’Iran: un Paese che è diventato un partner fondamentale per la Turchia per una serie di motivi economici e strategici di particolare rilevanza.

Il governo di Ankara ha un contratto con Teheran fino al 2026 per un totale di 9,5 miliardi di metri cubi di gas naturale che raggiungeranno i terminali turchi dai giacimenti iraniani. Il presidente turco, ai microfoni di Reuters, ha parlato del mantenimento dell’accordo, nonostante le sanzioni, riferendosi al benessere del suo popolo.

“Dobbiamo essere realisti … Devo lasciare che le persone si congelino in inverno? Nessuno dovrebbe essere offeso. Come posso riscaldare le case del mio popolo se smettiamo di comprare il gas naturale dell’Iran?” ha chiesto Erdogan parlando con il giornalista. Ed è una domanda che rivela come sia assolutamente fondamentale, per la Turchia continuare a fare affari con il Paese degli Ayatollah.

Del resto non è un mistero che gli interessi energetici fra Iran e Turchia siano fondamentali per capire i rapporti fra i due Paesi. E sono questi interessi che spiegano una politica strategica che vede i due antichi imperi, quello ottomano e quello persiano, uniti da sinergie particolari, che li vede coinvolti non solo sul fronte siriano, ma anche in Iraq, nella questione curda e nella proiezione geopolitica dei due Stati.

Lo dimostrano gli ultimi episodio che hanno visto coinvolti i curdi. L’Iran ha bombardato in territorio iracheno postazioni curde manifestando apertamente di considerare i miliziani del Kurdistan iracheno un problema al pari della Turchia. Su questo fronte, i due Paesi sono allineati. E l’influenza che Teheran ha su Baghdad può far comprendere quanto sia importante, per Erdogan, mantenere rapporti positivi con la Repubblica islamica.

Perché  i curdi del nord dell’Iraq sono un problema per entrambi i Paesi. soprattutto se questi sono un ostacolo al trasporto di gas e petrolio fra Iran e Turchia e se mantengono rapporti non particolarmente chiari con l’amministrazione americana.

Ed è sempre su questo particolare asse del gas che si può leggere anche il triangolo fra Iran, Qatar e Turchia. Ankara e Teheran sono gli unici governi del Medio Oriente ad aver appoggiato l’emirato arabo durante il periodo della crisi del Golfo, quando sembrava che le forze saudite e degli Emirati fossero in procinto di invadere Doha. E sono i due Paesi con cui i qatarioti hanno mantenuto i legami considerati pericolosi dagli altri Stati arabi. Con la Turchia pesa l’asse della Fratellanza musulmana. Con l’Iran, il problema nasce non solo dai rapporti economici e politici ma anche, e soprattutto, sul fronte del gas, con il Qatar condivide l’enorme giacimento South Pars.

Questa complessità di rapporti, unita alla volontà comune di inserirsi nella leadership mediorientale e contrastare lo strapotere americano nelle scelte della regione, rende evidenti i motivi per i quali Erdogan non ha intenzione di abbandonare Hassan Rouhani. L’asse fra Iran e Turchia non è un qualcosa destinata a interrompersi. E il contemporaneo assedio di Trump contro i due Paesi non può che rinsaldare una partnership che, per ora, non ha motivo di rompersi.

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