Iran, Trump attacca la Nato dopo l’incontro con Rutte: alleati ai ferri corti

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Non è certo un mistero che i rapporti tra Stati Uniti e alleati europei stiano attraversando uno dei momenti più delicati e critici della loro storia recente. Con il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca, le tensioni con la Nato sono emerse in modo plateale e nelle ultime ore hanno raggiunto il culmine in un confronto diretto e piuttosto teso tra il presidente americano e il segretario generale dell’Alleanza, Mark Rutte, avvenuto alla Casa Bianca. Un faccia a faccia tutt’altro che sereno, nonostante il rapporto personale eccellente che Trump ha sempre avuto con l’ex premier olandese.

Poche ore dopo aver annunciato un cessate il fuoco di due settimane in Iran, mediato dal Pakistan, Trump si è trovato sotto accusa sia dall’opposizione democratica sia da una parte degli isolazionisti Maga, che gli rimproverano di aver subito una sconfitta strategica e di aver coinvolto gli Stati Uniti in un conflitto costoso e inutile, condotto esclusivamente nell’interesse di Tel Aviv. Proprio in questo contesto, e forse – almeno in parte – per tentare di scaricare le responsabilità altrove, l’inquilino della Casa Bianca ha ribadito con i consueti toni la sua accusa principale: la Nato non ha sostenuto gli Stati Uniti nel momento del bisogno.

L’accusa di Trump agli alleati della Nato

«La Nato non c’era quando avevamo bisogno di loro, e non ci sarà nemmeno se avremo di nuovo bisogno di loro», ha scritto Trump su Truth Social. E ha aggiunto, con il suo stile inconfondibile: «Ricordatevi della Groenlandia, quel grande pezzo di ghiaccio mal gestito!». L’incontro con Rutte è avvenuto proprio dopo che il presidente aveva minacciato esplicitamente di far uscire gli Stati Uniti dall’alleanza atlantica, irritato per la scarsa – o nulla – partecipazione di molti Paesi membri al sostegno americano nel conflitto mediorientale, soprattutto per la riapertura dello Stretto di Hormuz, vitale per il commercio globale del petrolio. Tanto da definire la Nato una «Tigre di carta».

Parlando con la Cnn dopo l’incontro privato con il presidente americano, Rutte ha evitato di confermare se Trump avesse sollevato la sua minaccia di ritirarsi dall’alleanza militare in relazione alla guerra con l’Iran. Ha tuttavia descritto il colloquio come «una discussione molto franca e aperta» tra «due buoni amici». «Mi ha detto chiaramente cosa pensava di quanto accaduto nelle ultime due settimane», ha dichiarato Rutte.

Il presidente Usa valuta lo strappo

Trump critica la Nato fin dal suo primo mandato, accusando – come fecero peraltro i suoi predecessori – molti Paesi membri di non rispettare l’impegno a destinare almeno il 2% del Pil alla difesa e di «approfittarsi» della protezione militare americana senza contribuire in modo equo. Questa volta, però, la frattura è stata aggravata dal contesto concreto della crisi con l’Iran: Washington ha chiesto sostegno attivo e si è scontrata con un’alleanza percepita come tiepida o assente.

Dall’altra parte, gli alleati europei non nascondono il proprio malcontento, Spagna e Francia in testa. Lamentano infatti che gli Stati Uniti abbiano scelto di agire in modo unilaterale, decidendo di provocare un conflitto dalle conseguenze imprevedibili senza consultare minimamente i propri partner dell’Alleanza Atlantica. Una mossa che ha generato, in poche settimane, una profonda crisi dell’economia globale, con ripercussioni pesantissime su energia, catene di approvvigionamento e stabilità finanziaria dell’intero continente.

Alleati ai ferri corti

Tornando al colloquio con Rutte, la Casa Bianca ha confermato che Trump intende discutere apertamente l’ipotesi di ritiro dalla Nato. Per ora si tratta di una minaccia più che di un piano concreto – un’uscita richiederebbe l’approvazione del Congresso – ma il solo fatto che venga ventilata pubblicamente segna un punto di non ritorno simbolico – e dunque politico – nei rapporti transatlantici. Rutte ha cercato di minimizzare l’accaduto, ma le parole di Trump sul social network e la freddezza del confronto lasciano poco spazio all’ottimismo.

Ma Trump può davvero dare seguito alle sue minacce di uscita degli Stati Uniti dalla Nato? Estremamente difficile. Durante l’amministrazione Biden, il Congresso Usa ha votato una norma ad hoc, ovvero la «Sezione 1250A» del Ndaa 2024, che per la prima volta vieta al Presidente usa di ritirare unilateralmente gli Stati Uniti dalla Nato (o di usare fondi pubblici per farlo) senza l’approvazione del Congresso (due terzi del Senato o un’apposita legge). Questa norma restringe fortemente i poteri presidenziali e facilita potenziali cause legali contro eventuali tentativi di uscita anche se, come spiega Scott R. Anderson del Brookings Institution, è incompleta per vari motivi e non scongiura del tutto l’ipotesi che Trump possa provarci.

Ma c’è un altro aspetto da valutare. Lo sottolinea Joe Kent, ex Direttore del National Counterterrorism Center (Nctc), dimessosi dal suo ruolo in segno di protesta contro la decisione dell’amministrazione repubblicana di avviare una guerra contro l’Iran, secondo cui l’uscita degli Stati Uniti dall’Alleanza Atlantica sotto l’egida di Trump renderebbe Washington ancora più schiacciata – se possibile – sulle posizioni di Israele. «Purtroppo lasciare la Nato non servirà a evitare intrighi stranieri, lasceremo la Nato così potremo schierarci con Israele quando Turchia e Israele alla fine si scontreranno in Siria. Questo dopo che abbiamo aiutato a rovesciare il governo siriano e abbiamo insediato un ex leader di AQ/ISIS come presidente» ha commentato su X.

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