Il rapporto tra Stato e Guardiani della Rivoluzione, in Iran, è un rapporto estremamente complesso. I Pasdaran infatti non sono soltanto un corpo militare all’interno delle forze armate iraniane, ma un vero e proprio sistema di potere alternativo, per certi versi, alle stesse strutture statali. Come sintetizzato da Nicola Pedde nel 2009 per Limes, i pasdaran “sono una grande forza di ispirazione religiosa ma di composizione laica, dotata di un establishment parallelo ed espressione di un’articolata matrice di interessi in tutto il paese”. In sostanza, quello che esce fuori anche dalla storia della rivoluzione iraniana e dalle dinamiche di sviluppo del copro dei guardiani della Rivoluzione, è che questi ultimi hanno iniziato sin dal 1979 ad occupare un posto di primissimo piano all’interno della nuova strutturale statale khomeinista, fino ad ottenere quasi un’essenza di “Stato nello Stato”, costruendo un impero militare, economico e politico molto spesso parallelo se non confliggente con quello del governo di Teheran. Questo conflitto, sedato durante la presidenza di Ahmadinejad, si è di nuovo configurato con la doppia elezione di Rohani come presidente della Repubblica. Per molto tempo, infatti, i guardiani hanno avuto un rapporto ostile nei confronti dell’ala moderata rappresentata dal nuovo presidente iraniano, e non sono mancati momenti di forti tensioni, soprattutto quando l’azione dei Pasdaran ha rischiato di compromettere l’Iran agli occhi del mondo – si ricordino i missili lanciati con le scritte sulla fine di Israele – durante le difficili fasi della guerra in Siria e dell’accordo sul nucleare.
Rohani ha avviato negli anni una politica di compressione dell’impero dei Pasdaran. E questa politica non sembra destinata a fermarsi, soprattutto perché va a colpire l’impero economico che i guardiani hanno creato nel corso di questi decenni, rendendoli una forza formidabile all’interno dello Stato. Un funzionario iraniano che ha parlato al Financial Times, ha spiegato che “lo scorso anno i Guardiani, i cui interessi toccano anche i settori petrolifero e del gas, delle telecomunicazioni e delle costruzioni, sono stati obbligati a ristrutturare alcune delle compagnie che controllano e a trasferire allo stato la titolarità di diverse società”. In Iran, la polizia ha dato il via a una serie di arresti di illustri rappresentanti dei Pasdaran, accusati di aver ottenuto denaro in maniera poco limpida. In manette è finito anche il manager di una holding affiliata alle forze armate, scoperto con milioni di dollari in casa. E sempre in manette – anche se poi scarcerato su cauzione – è finito anche un generale di brigata considerato da più parti la mente dell’impero economico dei pasdaran.
Il giro di vite sui guardiani della Rivoluzione è stato finora discreto, soprattutto per evitare di danneggiare l’immagine del corpo militare che, in Iran, gode di ottima reputazione e sostegno popolare. L’inizio si questa nuova campagna di repressione nei confronti dei traffici dei pasdaran sembra derivare da un colloquio tra Rohani e l’ Ayatollah Ali Khamenei. Sempre secondo la fonte del Financial Times “Rohani ha spiegato al leader supremo che l’economia iraniana è in una fase di stallo a causa degli alti livelli di corruzione e del massiccio controllo dei Guardiani nella sfera economica”. Il controllo sull’economia dei Guardiani, che nasce dagli anni Ottanta grazie alla concessione di progetti infrastrutturali ed energetici e che si è accresciuto notevolmente con la presidenza di Ahmadinejad, oggi è avvolto nel mistero. Tuttavia, è abbastanza risaputo che alcune compagnie statali iraniane fanno parte della rete d’interessi costruita negli anni dai Pasdaran. In particolare, interessanti sono la Sadra Iran Maritime Industrial Company e la Shahid Rajaee Professional Group, compagnie edilizia fra le più importante dell’Iran. Questa forte presenza dei militari nei settori strategici dell’Iran rappresenta un limite per Rohani anche per gli accordi con gli investitori stranieri. Il presidente ha da sempre espresso la volontà di aprire ampi settori infrastrutturali ed energetici del Paese alle aziende estere, ma l’ala conservatrice e i pasdaran hanno da subito posto un freno fondamentale a queste liberalizzazioni.