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Stop ai lavori, cominciati nel 2003, per la costruzione di una Moschea nel centro nevralgico della vita della capitale iraniana, vicina a Enghelab street e alla prestigiosa Università di Teheran. Il progetto era nato sotto i migliori auspici e sembrava dover segnare una svolta quantomeno nel mondo architettonico del paese degli Ayatollah. Le dimensioni dell’opera, presentate a inizio lavori, nel 2003, quando il sindaco di Teheran era Mahmoud Ahmadinejad, danno un’idea su quanto si puntasse sulla realizzazione della Moschea Vali-e-Asr: 3.855 metri quadrati di superficie, 7 piani e 32 metri di altezza, con il progetto iniziale che prevedeva una grande sala per la preghiera, il centro culturale e la residenza per l’Imam.

La Moschea ideata dagli architetti Reza Daneshmir e Catherine Spiridonoff doveva essere ultimata quest’estate, ma le polemiche riguardo la sua realizzazione sono aumentate tanto che i finanziamenti per la sua costruzione sono stati bloccati, ponendo in serio dubbio la sua realizzazione e la possibilità che venga effettivamente utilizzata per scopi religiosi. L’edifico ha una forma ondulata e punta direttamente verso la Mecca, come da costume, e si trova nelle prossimità di un altro importantissimo edificio nella storia iraniana: il Teatro costruito prima della rivoluzione khomeinista del 1979.

Secondo l’ambiente più conservatore la mancanza di una cupola nella struttura e la mancanza di un minareto, insieme alla vicinanza a un edificio storico come il teatro di Teheran, uno dei centri culturali della città, condanna l’edificio a un futuro che non ha niente a che fare con l’Islam. Secondo molti personaggi di spicco del mondo religioso iraniano la Moschea di Vali-e-Asr – sempre che i lavori vengano portati a termine – non diventerà mai un edificio religioso; la loro intenzione sarebbe infatti quella di farlo diventare un centro culturale e di utilizzarlo solo e unicamente con questo scopo.

Intanto continua il dibattito all’interno dei confini iraniani. Ha ragione la testata iraniana Mashregh News quando parla del progetto come “una Moschea decapitata del suo onore, svuotata di ogni significato”, o hanno ragione gli architetti che l’hanno progettata che, interrogati sull’argomento, hanno detto di aver lavorato pensando al Corano e alle sue leggi, seguendo quei valori di “semplicitĂ  e povertà” che dovrebbero essere condivisi e apprezzati da tutto il mondo islamico?

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