Dopo il vertice di Ginevra, che il ministro degli Esteri iraniano ha definito positivo, la grancassa mediatica sull’imminenza di un attacco all’Iran si è alzata al parossismo. A incrementarla l’esortazione del premier polacco, l’iper-atlantista Donald Tusk, ai propri concittadini di fuggire al più presto da Teheran, allarme in linea con diversi report che pronosticano l’attacco per questo fine settimana, cioè prima del prossimo incontro Iran – Usa fissato tra due settimane.

Nonostante tutti i media riportino che Trump è ancora indeciso, tale pressione serve a fare dell’attacco una realtà inevitabile, un destino manifesto al quale il presidente non può né deve sottrarsi, pena una catastrofica perdita di immagine.

D’altronde, quando ha ordinato il rafforzamento militare in Medio oriente, che corre in parallelo alla dismissione di alcune basi in loco (vulnerabili alla ritorsione iraniana), ha favorito tale situazione, che lo mette sempre più in un angolo.

Di ieri le esercitazioni navali congiunte russo-sino-iraniane nello Stretto di Hormuz, mirate a segnalare quanto sia sgradita a Mosca e Pechino tale eventualità (non avevano bisogno di un’esercitazione pubblica per aiutare l’apparato bellico di Teheran, che stanno rafforzando nel segreto).

Dal momento che sull’irrevocabilità della guerra e sulla debolezza di Teheran si può leggere su tutti i media, su articoli discendenti dalle veline degli uffici propaganda, proponiamo ai nostri lettori un’analisi diversa a opera di un analista americano su X. Non la sposiamo in toto, nondimeno resta di interesse.

1. Il dispiegamento [militare] prima di questa settimana era, come ho sottolineato in precedenza, coerente con una dimostrazione di forza per rafforzare una posizione negoziale piuttosto che con un’operazione seria. Sebbene la situazione abbia iniziato a cambiare, le forze aeree statunitensi in Medio Oriente rimangono inferiori in termini di forza all’aeronautica militare israeliana, che ha rapidamente esaurito le proprie energie nello scontro dello scorso anno. Nessuna campagna aerea rappresenterebbe un cambiamento radicale rispetto alla Guerra dei Dodici Giorni.

2. La partenza di un numero enorme di aerei cisterna verso il Medio Oriente, senza un concomitante massiccio schieramento di caccia, indica che l’USAF intende basare i suoi aerei d’attacco fuori dalla portata dei missili a corto raggio iraniani, dall’altra parte del Medio Oriente o addirittura più lontano a Cipro, Diego Garcia, ecc. Ciò ridurrà drasticamente il numero di sortite rispetto a quelle possibili con aerei stanziati ad Al Udied in Qatar e altre basi nel Golfo, create proprio per questo scontro, ma ora perfettamente inutili dato il numero di missili a corto raggio che gli iraniani hanno puntato contro di esse.

3. Le forze della Marina statunitense nella regione dispongono di una capacità di lancio totale realistica di 300-400 missili Tomahawk, ormai obsoleti, il che è assolutamente inadeguato per una campagna di attacco prolungata contro l’Iran. Ricordiamo che la Marina statunitense ne ha lanciati quasi ottanta in un singolo attacco contro obiettivi siriani […] un decennio fa e la maggior parte è stata abbattuta. La task force della Marina statunitense ha realisticamente due o tre salve di missili da sparare contro obiettivi mirati difesi prima che i suoi caricatori si esauriscano.

4. Le capacità offensive e difensive iraniane sono formidabili e sono state apertamente rafforzate dai cinesi nelle ultime settimane [sta aiutando anche a contrastare le infiltrazioni del Mossad nel Paese ndr.]. Qualsiasi attacco sul suolo iraniano sarà giocoforza condotto, come nella Guerra dei Dodici Giorni, con una riserva limitata di munizioni a corto raggio. Gli israeliani, che dovrebbero unirsi all’attacco, non hanno ricostituito le proprie scorte. Ciò riduce drasticamente la resistenza al combattimento delle forze della coalizione.

Beijing moves to contain Mossad’s expanding reach in Iran

5. Cinesi e russi stanno fornendo informazioni di intelligence all’Iran. […]. C’è da aspettarsi che gli iraniani abbiano un’ottima conoscenza delle mosse statunitensi e israeliane a livello tattico.

6. Dopo la Guerra dei Dodici Giorni e l’insurrezione avvenuta il mese scorso in Iran, è probabile che la rete di attacco del Mossad [a Teheran] sia ormai esaurita e non ci si può aspettare che contribuisca in modo significativo all’impegno bellico”.

7. L’Iran mantiene una significativa capacità [belllica] attraverso i delegati sparsi in tutta la regione. I delegati iraniani in Iraq e Yemen sono praticamente intatti. Hezbollah in Libano non ha partecipato alla Guerra dei Dodici Giorni, ma è prevedibile che si unisca a un Götterdämmerung [Ragnarok-Crepuscolo degli dei ndr.] regionale.

8. Non sono state schierate forze di terra statunitensi significative e gli iraniani hanno ucciso o arrestato tutte le loro clientele due settimane fa. Ergo, non esiste una via per un effettivo cambio di regime in Iran. Non ci sono una Delcy Rodriguez e un Vladimir Padrino interessati a un colpo di stato per procura e in grado di definire in modo elaborato le condizioni perché avvenga.

9. Le strutture statunitensi nel Golfo e l’ambasciata statunitense in Iraq, MOLTO vulnerabile (e l’ambasciata statunitense a Beirut, un po’ meno vulnerabile) al momento non sono state evacuate. L’evacuazione di queste strutture è un indicatore di guerra a breve termine […].

10. L’acronimo TACO [“Trump si tira sempre indietro” ndr] è vera. Trump fa proclami altisonanti finché i mercati non iniziano a credergli, dopodiché batte in fretta in ritirata per rivolgersi a una nuova distrazione dai dossier Epstein […] Gli schieramenti statunitensi in Medio Oriente finora servono a fornire a Trump un’opzione militare credibile se decidesse di usare la forza contro l’Iran – il precedente schieramento non era credibile e gli iraniani l’avrebbero considerato tale – ma affermare che la guerra sia necessariamente imminente o che questa forza sia effettivamente adeguata al compito assolutamente colossale che è chiamata a svolgere (l’Iran è un paese di 90 milioni di abitanti e una fortezza geografica) è irresponsabile.

[…] Netanyahu desidera disperatamente una guerra (combattuta dagli Stati Uniti per suo conto, ovviamente), ma Trump probabilmente vuole un accordo – ed è degno di nota che i rapporti iraniani suggeriscano che potrebbero esserci sviluppi [nei negoziati].

Sperem

___________

Piccolenote è collegato da affinità elettive a InsideOver. Invitiamo i nostri lettori a prenderne visione e, se di gradimento, a sostenerlo tramite abbonamento.

Abbonati e diventa uno di noi

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

Non sei abbonato o il tuo abbonamento non permette di utilizzare i commenti. Vai alla pagina degli abbonamenti per scegliere quello più adatto