L’immagine diventata virale della ragazza che, senza il velo e con i capelli sciolti, protesta in una strada del centro di Teheran mentre brandisce il suo velo su un bastone è stata definita dai alcuni media come il “simbolo delle proteste” contro il governo iraniano. Nonostante ciò, quell’immagine iconica che ha spopolato sui social di tutto il mondo c’entra ben poco con quello che sta accadendo in Iran negli ultimi giorni. L’iniziativa della giovane ragazza che aveva aderito a “My stealthy Freedom”, il movimento promosso dalla giornalista e attivista iraniana in esilioMasih Alinejad che promuove i diritti delle donne, infatti, non ha nulla a che fare con le manifestazioni iniziate il 28 dicembre a Mashhad, la città natale del religioso conservatore Ebrahim Raisi, già avversario dell’attuale presidente Hassan Rouhani alle ultime elezioni dello scorso maggio.

Come spiega Le Monde, la foto è stata pubblicata la prima volta sui social network dalla pagina di My stealthy Freedom giovedì 28 dicembre, un giorno prima della manifestazione di Mashhad: lo scatto peraltro risale a mercoledì 27 dicembre, durante un “mercoledì bianco”, e ritrae la donne a capo scoperto ad Avenue Enghelab, a Teheran. La capitale è stata interessata in maniera tutto sommato marginale dalle recenti proteste e le prime manifestazioni sono iniziate soltanto il 30 dicembre.

Il Mercoledì bianco in Iran

Non è affatto un caso se la giovane iraniana abbia deciso di inscenare la protesta contro le regole di abbigliamento mercoledì 27, probabilmente ignorando quello che sarebbe successo pochi giorni dopo nel Paese: come spiega quest’articolo della BBC datato 14 giugno 2017, “una nuova campagna sui social media contro la legge che costringe le donne a indossare il velo sta guadagnando consensi in Iran”. Ogni mercoledì, da qualche mese a questa parte, usando l’hashtag #WhiteWednesdays (mercoledì bianco), le donne iraniane hanno infatti pubblicato sui social network foto e video di se stesse mentre indossano un foulard bianco o indumenti bianchi come simbolo di protesta. Ciò è accaduto anche mercoledì 27 dicembre. 

La campagna promossa proprio da Alinejad ha poco a che fare con l’origine delle proteste in Iran dovute al carovita e all’aumento dei prezzi: che successivamente l’attivista residente a Londra e New York abbia deciso di “cavalcare” l’ondata delle proteste contro il governo è comprensibile ma si tratta di eventi slegati. Come sottolinea Il Post, “le manifestazioni di Mashhad sono state probabilmente promosse dagli ultraconservatori, che volevano mettere in difficoltà il governo del presidente Hassan Rouhani, un moderato; la protesta della donna era rivolta proprio contro di loro, che sono i principali sostenitori delle rigide regole di abbigliamento vigenti in Iran”.

Donne divise anche sul velo

La società iraniana è una società complessa, in cui la tradizione conservatrice islamica è fortemente radicata, e non tutte le donne sposano o simpatizzano per la causa di Masih Alinejad e la sua “My stealthy Freedom”. Come nota infatti Michael A. Horowitz su Twitter, “molte donne protestano, ma la maggior parte di esse sono velate e provengono chiaramente dai segmenti più tradizionalmente conservatori della popolazione”.

“I giovani iraniani attivi durante il cosiddetto Movimento verde del 2009 – racconta sui social la giornalista iraniana di France24 Sanam Shantyaei – mi dicono che questa non è la loro protesta. Questi sono manifestanti che hanno un basso reddito. Non hanno nulla da perdere”. Differenza abissale anche con la rivoluzione islamica del 1979: “La maggior parte delle proteste in Iran, durante la rivoluzione del 1979, hanno avuto inizio nelle principali città, tra cui Teheran. Questa volta si tratta delle fasce deboli a basso reddito della società nelle città di provincia”, spiega la giornalista.

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