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Qualcosa si muove tra Iran e Israele per quanto riguarda il sud della Siria, dove l’esercito di Damasco si prepara all’avanzata finale su Dar’a.

Una prima notizia è particolarmente interessante sia per l’oggetto ma anche per il mezzo di comunicazione con cui è stata data. Il quotidiano online Elaph, di proprietà saudita, ha scritto che Iran e Israele hanno avuto“negoziati indiretti” proprio per regolarsi sull’avanzata dell’esercito siriano.

Queste trattative, non a caso “rivelate” dalla stessa testata su cui venne intervistato per la prima volta il generale Gadi Eisenkott, comandante dell’esercito israeliano, sarebbero avvenute in Giordania. Usiamo il condizionale, poiché chiaramente non vi sono conferme.

Secondo le fonti citate dal quotidiano, e riprese dai media israeliani, le trattative sarebbero avvenute in un albergo di Amman, la capitale della Giordania. La scena sembra essere stata più o meno questa: una stanza era occupata da vertici della Difesa israeliana e del Mossad, un’altra stanza occupata ambasciatore iraniano in Giordania e alti ufficiali iraniani. Un mediatore giordano faceva la spola da una stanza all’altra.

Cosa si è deciso nella trattativa

A detta delle fonti, gli iraniani si sono impegnati a non partecipare ai combattimenti durante l’avanzata dell’esercito siriano contro la roccaforte ribelle di Dar’a. Dall’altro lato, Israele ha confermato che non interverrà negli scontri. A condizione che sul campo non vi siano neanche Hezbollah e le milizie sciite collegate all’Iran.

Inoltre, sembra che Iran e Israele si siano anche accordati per un’assenza delle forze sciite in tutta l’area vicino alla linea del cessate il fuoco tra Israele e Siria. In sostanza, gli iraniani non saranno più nei pressi dell Alture del Golan. Un compromesso arrivato anche in maniera rapida e che sembra abbia sorpreso anche i rappresentanti israeliani. 

Il ruolo della Giordania

Il ruolo della Giordania, in questo frangente, sembra essere fondamentale. Amman e Tel Aviv hanno un accordo militare che implica il supporto israeliano in caso di minacce nei confronti del territorio giordano. E questo implica che i due governi parlino costantemente e che i collegamenti militari non siano mai interrotti. Inoltre, non va dimenticato che il regno hashemita è alleato delle forze occidentali e collabora attivamente con Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti.

Ma alla Giordania interessa non essere coinvolta in guerra. Il Paese è già sensibile a quanto avviene al di là del confine con la Siria. E tra terrorismo, profughi e instabilità, preferisce mantenere una posizione certamente affine all’Occidente ma non in aperto contrasto con l’Iran. Almeno non quanto i sauditi.

La de-escalation zone nel sud della Siria vede il coinvolgimento diretto di Russia, Stati Uniti e Giordania. Un funzionario giordano ha auspicato oggi a Reuters che la Russia faccia rispettare l’accordo di cessate il fuoco all’esercito siriano. “La zona di de-escalation ha prodotto il cessate il fuoco che ha avuto il migliore risultato in tutta la Siria. Le parti dell’accordo sono tutti impegnati a preservarlo”.

Le parole di Lavrov

Mentre usciva la notizia di questo presunto accordo tra Iran e Israele, ecco arrivare le parole del ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov: “Alla fine, solo le forze governative siriane devono rimanere ai confini del la Siria con Israele”.

Le dichiarazioni di Lavrov in conferenza stampa sono molto significative. Esse rappresentano chiaramente la strategia russa in Siria. Il sostegno alle forze di Assad resta invariato. Mosca vuole che la Siria riprenda il controllo di tutte le aree ancora occupate delle forze ribelli. E non vuole ostacoli.

La strategia di Putin per fermare Israele

Gli ostacoli sono rappresentanti dalle forze occidentali, in particolare dalla base Usa di Al Tanf, ma soprattutto dal conflitto fra Iran e Israele. I bombardamenti israeliani in territorio siriano sono, per la Russia, un problema. E per farli cessare, l’unica soluzione sembra essere l’allontanamento delle forze sciite dal confine con Israele. Vladimir Putin, come rivelato da Haaretz, sembra aver raggiunto questa decisione dopo l’incontro con Benjamin Netanyahu a Mosca.

E l’incontro di giovedì fra il ministro della Difesa Avigdor Lieberman e il suo omologo russo Sergei Shoigu a Mosca, sembra andare incontro alle esigenze di un accordo fra forze israeliane e russe. 

L’unico modo per fermare l’escalation militare di Israele è evitare che le truppe iraniane, di Hezbollah e delle milizie sciite siano vicino al territorio israeliano. La de-escalation zone, del resto, serviva anche agli Stati Uniti come garanzia. Israele ha sfruttato la presenza delle forze legate a Teheran per colpire la Siria. Ma la presenza delle forze governative chiaramente esclude che a Tel Aviv possano decidere di bombardare. Sarebbe una mossa azzardata e del tutto inaccettabile.

Le ultime mosse di Israele

Le ultime dichiarazioni israeliane sulla volontà di operare in tutto il territorio siriano sono apparse come un voler alzare i toni dello scontro. Ma la soluzione di compromesso non è mai stata abbandonata. Per la Russia, questa è l’unica soluzione percorribile per salvare la Siria dalle rappresaglie israeliane e pensare alla pace.

L’Iran ne uscirebbe sicuramente indebolito ma comunque da vincitore della guerra di Assad contro il terrorismo. Gli attacchi israeliani e l’assedio politico ed economico degli Stati Uniti rischiavano di veder crollare tutto quanto di buono costruito in anni di guerra.

E Israele osserverebbe soddisfatto l’allontanamento delle milizie sciite e delle forze Quds dal suo confine. Del resto, l’ha ricordato oggi lo stesso Netanyahu: “Quando si parla di Siria, la nostra posizione è chiara: non c’è spazio per una presenza iraniana in nessun luogo”. Ma è probabile che Mosca li riporti su più miti consigli, almeno fino a quando non sarà chiaro l’esito della guerra e il futuro della Siria.

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