Iran: i primi 8 morti della nuova protesta, mentre Pezeshkian ricorda Soleimani

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Nel quinto giorno della nuova ondata di proteste, nella giornata di ieri, si è raggiunto un nuovo picco di violenza: almeno 8 i morti confermati, in seguito al diffondersi dei disordini nelle province rurali della Repubblica Islamica.

Le vittime, i dati e i tentativi di manipolarli

La Fars, agenzia semiufficiale, ha dapprima riferito dell’uccisione di 3 persone, poi aumentate a 7. Altri media, compresi quelli internazionali, hanno ripreso quei dati, mentre i media statali non hanno riconosciuto le violenze, né l’uccisione dei manifestanti. Una sola vittima è stata riconosciuta dall’IRNA, la principale agenzia di stampa statale: un membro delle forze di sicurezza nazionale, di cui non ha fornito altri dettagli. La BBC ha scritto che era un ventunenne membro dei Basij, la milizia paramilitare volontaria affiliata ai pasdaran. La Student News Network, agenzia ritenuta vicina ai Basij, ha attribuito direttamente la responsabilità della morte del membro della Guardia Nazionale ai manifestanti, citando le dichiarazioni del vicegovernatore della provincia del Lorestan.

Le vittime di questi giorni, immagine del CHRI

Il Center For Human Rights in Iran, nella mattina di venerdì 2 gennaio, ha reso nota l’identità dei manifestati rimasti uccisi:

Internet, terreno scivoloso

“È normale, la gente non ha i soldi per mangiare”, ci scrive M. da una delle città che ancora non sono state raggiunte dalla protesta, vicino alle sponde del Mar Caspio. E poi “bisogna stare attenti a quello che gira sui social, in questi giorni nessuno si fida più di nessuno, qui tutti sanno riconoscere la propaganda”. C’è, poi, una diffusa diffidenza nei confronti anche di diverse celebrities residenti nel Paese che si esprimono online, “perché è molto difficile credere che tu possa parlare contro il governo senza che ti mettano in prigione”.

Su X, in questi giorni, è facile imbattersi in immagini e video non verificati, molti dei quali rendono complicato segnare il confine tra realtà e propaganda: quella esterna, proveniente da account in larga parte israeliani; e poi quella interna, che più che essere difficile da identificare ignora completamente gli avvenimenti di questi giorni, in favore di altro. Non un video sulle proteste, ma diverse immagini delle celebrazioni per il sesto anniversario dell’uccisione del generale Qassem Soleimani, “l’architetto” dell’Asse della Resistenza, ucciso il 3 gennaio 2020 all’areoporto di Baghdad per ordine di Donald Trump. Mentre alcuni manifestanti davano fuoco a una statua del generale, il presidente Pezeshkian dichiarava : “Continueremo ad agire nel solco del suo operato” .

1 Gennaio 2026, commemorazione per il sesto anniversario della morte di Qassem Soleimani, comandante delle Quds Force, Tehran, Iran.

Tra le immagini degli scontri, questa mattina spuntava un servizio di Press Tv, agenzia allineata, in cui membri delle Unità Speciali di Polizia distribuivano fiori ai passanti, per celebrare il compleanno dell’Imam Ali, ovvero la Festa del Papà in Iran. Una dissonanza cognitiva, quella tra i diversi contenuti che circolano, che smaschera la propaganda di regime da un lato, rischiando dall’altro che la disinformazione tolga voce alla protesta.