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Il negoziato tra Stati Uniti e Iran in Oman è iniziato bene. Lo hanno detto sia l’inviato di Washington Steve Witkoff che il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araqchi, a capo delle rispettive delegazioni.

“Rispetto” e “clima costruttivo” sono state le parole chiave usate dai due, che hanno avuto anche un breve faccia a faccia, eccezione alla regola che vede i colloqui svolgersi in forma indiretta, con i padroni di casa a fare la spola dall’una all’altra delegazione per riferire all’una i messaggi dell’altra.

Negoziati tra Iran e Usa in Oman: breve incontro tra Witkoff e Araghchi

Poco importante, o forse no, la lamentela successiva di Trump, il quale ha dichiarato che l’Iran procede con “lentezza” e che forse “vorrebbero contattarci”, una considerazione tipica del personaggio, che fa della velocità la sua cifra laddove un negoziato tanto impegnativo deve avere un esito ben ponderato, dal momento che un accordo raffazzonato sarebbe a rischio di tragici equivoci.

Ma è probabile che la sollecitazione sia servita a sbloccare una quasi incomprensibile impasse sulla sede del prossimo round negoziale. Nei giorni scorsi, infatti, sui media arabi e occidentali si era diffusa la notizia che il successivo incontro si sarebbe tenuto a Roma, mentre le agenzie iraniane riferivano che Teheran stava ancora riflettendo sulla questione.

Evidentemente non avevano dato il loro assenso al cambio di sede e per una ragione che forse si spiega con una nota di Mk Badrakumar, il quale riferiva come Teheran avesse scelto l’Oman come sede del primo approccio, evitando accuratamente sia gli Emirati Arabi che il Qatar o altri Paesi del Golfo. Ciò, spiega Badrakumar su Indianpunchline, “la dice lunga sui complessi schieramenti regionali nel Golfo, nonché sulla necessità di Teheran di tenere gli israeliani lontani da qualsiasi interferenza”.

US, Iran take a leap forward in trust building

Muscat, la confort zone iraniana

Probabile che l’Iran non abbia scartato inizialmente lo spostamento romano, per farlo in un secondo tempo preferendogli ancora una volta Muscat, il Paese mediorientale che ritiene più prossimo e rassicurante.

D’altronde, al di là della delicatezza dei colloqui, che necessita di mediatori affidabili, è probabile che Teheran tema anche che si ripeta l’ancora inspiegata tragedia che vide l’allora presidente iraniano Ebrahim Raisi vittima di un incidente aereo al ritorno da una visita dal vicino Azerbaigian. Se accadesse qualcosa di analogo al ministro degli Esteri durante il viaggio di ritorno da un round negoziale con gli Usa avrebbe un impatto più che nefasto sui negoziati.

Superata l’impasse sulla sede, resta da capire di cosa si sta dibattendo. Sul punto è di grande interesse l’intervista rilasciata da Witkoff a Fox news, nella quale l’inviato americano ha dichiarato che i negoziati si stanno focalizzando sul limite massimo di arricchimento dell’uranio, una soglia che permetterebbe a Teheran di proseguire nello sviluppo dell’energia nucleare a scopi civili impedendogli, però, di ottenere materiale fissile atto a realizzare la bomba atomica, linea rossa da non superare e ribadita più volte da Trump.

Witkoff indicates US seeks to cap Iran uranium enrichment, not dismantle nuclear program

In parallelo a un accordo su tale soglia, si stanno sgranando i negoziati per i meccanismi di verifica, necessari a monitorare che Teheran non deragli dall’intesa, e qui le cose si complicano non poco. Da parte sua Teheran chiede la revoca delle sanzioni comminate dagli Stati Uniti contro di essa.

Questo l’altro corno della questione, che apre la strada ad accordi commerciali tra Iran e Stati Uniti, peraltro sollecitati di recente dallo stesso presidente iraniano Masoud Pezeshkian, il quale ha invitato gli imprenditori americani a investire nel suo Paese (Newsweek). Se si tiene presente la propensione di Trump per gli affari, si può capire come ciò possa facilitare il buon esito dei colloqui.

Trump si smarca da Netanyahu 

Come si può notare, non è a tema, almeno finora, né lo smantellamento totale dell’apparato nucleare iraniano, dal momento che potrà conservare il nucleare a scopi civili, né il ridimensionamento del suo arsenale bellico, richieste evocate implicitamente da Netanyahu quando, nel corso della conferenza stampa congiunta con Trump, ha parlato di un accordo sul modello libico.

Iran: Trump frena la guerra di Netanyahu

Un vero e proprio scacco per il premier israeliano, che si affanna a dichiarare urbi et orbi la sua totale sintonia con il presidente americano. Ma non è solo Netanyahu a essere afflitto per l’approccio moderato degli Usa nei confronti di Teheran. Lo denota un articolo alquanto polemico di Israel Hayom dal titolo: “Contrariamente alla posizione di Israele, Witkoff si ritira dai principi chiave nei negoziati sul nucleare con l’Iran”. Sottotitolo: “L’inviato statunitense in Medio Oriente afferma che l’America potrebbe consentire all’Iran di arricchire l’uranio al 3,67 percento, nonostante la forte opposizione di Israele a qualsiasi industria nucleare sul suolo iraniano”.

Ovviamente è solo uno dei tanti articoli sul tema, tutti più o meno preoccupati del fatto che l’alleato americano non condivida le tesi massimaliste che circolano nell’establishment israeliano (anche se in privato, diversi dirigenti israeliani probabilmente concordano con quanto sta realizzando l’America; un vecchio articolo del New York Times, ad esempio, accennava alla spaccatura all’interno dell’intelligence sull’accordo negoziato da Obama).

Di interesse, ancora, notare che l’Iran ha informato i vicini, anzitutto l’Arabia Saudita, sull’andamento dei negoziati, particolare che denota il non isolamento di Teheran e come la questione interessi tutti i Paesi del Medio oriente, dal momento che il buon esito dei negoziati preserverà, almeno relativamente, la pace regionale.

Infine, va annotato che il ministro degli Esteri iraniano Araqchi, reduce dal primo incontro con Witkoff e in vista del secondo, si recherà in Russia. Sul tavolo, infatti, c’è la possibilità che sia proprio Mosca a custodire l’uranio iraniano. Ma al di là del particolare, la visita denota soprattutto come la Russia sia il convitato di pietra di questo dialogo e il vero facilitatore dello stesso, in linea con la richiesta di aiuto pervenuta dall’amministrazione Trump.

https://www.reuters.com/world/middle-east/iranian-foreign-Iranian foreign minister to visit Moscow ahead of second Iran-US meeting

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