Iran, Gaza, Ucraina: la calda settimana diplomatica con la regia Usa

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Politica /

Inizia una calda settimana diplomatica dove molti dossier saranno affrontati con forza e si capiranno le prospettive future di pace tra Gaza, Ucraina e Iran. Al centro di tutto, la diplomazia statunitense, desiderosa di portare a casa risultati e di consolidare il ruolo-guida di Washington e la leadership del presidente Donald Trump, che mentre da un lato predica rilancio del potere di Washington, unilateralismo e solipsismo dall’altro mira a risolvere i conflitti per rafforzare l’influenza della superpotenza a stelle e strisce.

E così questa settimana tutto sarà in movimento. La “capitale” della diplomazia tornerà a essere Ginevra, dove si trasferiranno due mediazioni avviate in Medio Oriente. Si troveranno nella città svizzera per confrontarsi con gli Usa tanto i diplomatici russi e ucraini reduci dei colloqui negli Emirati Arabi Uniti quanto i vertici della diplomazia iraniana guidati dal ministro degli Esteri Abbas Araghchi per il confronto sul nucleare mediato dall’Oman.

Iran e Ucraina, mediazioni incrociate

Da Abu Dhabi e Mascate alla Svizzera, solo andata per una diplomazia che mira a sanare una conflittualità, quella tra Mosca e Kiev, mediando tra garanzie di sicurezza e realtà concreta del conflitto, e prevenirne un’altra, quella iraniano-americana, chiudendo un nuovo accordo sul nucleare mentre incombe su Washington la pressione israeliana per un più profondo ridimensionamento di Teheran.

La diplomazia sarà condotta dagli inviati speciali, Jared Kushner e Steve Witkoff, incaricati da Trump per i dossier diplomatici più caldi, con il Segretario di Stato Marco Rubio attivo sul dossier russo-ucraino.

Il viavai diplomatico sarà intenso. Rustem Umierov, segretario del Consiglio per la sicurezza nazionale e la difesa dell’Ucraina, e Kyrilo Budanov, capo dell’Amministrazione presidenziale di Volodymyr Zelensky, guidano la delegazione di Kiev; Mosca passa invece a una postura più diplomatica: a Abu Dhabi Igor Kostyukov, capo dell’intelligence militare, aveva guidato il team negoziale, a Ginevra la squadra sarà condotta dall’assistente presidenziale russo Vladimir Medinsky, stretto alleato di Vladimir Putin. Si cercherà la quadra sui territori occupati, sull’Ucraina post-bellica, sulla ricostruzione del Paese invaso. Rubio, nel frattempo, ha incontrato Zelensky a margine della Conferenza sulla Sicurezza di Monaco per poi visitare Slovacchia e Ungheria cercando gli endorsement di Robert Fico e Viktor Orban, leader europei

Washington predica moderazione sull’Ucraina, ma tratta al contempo con l’Iran facendo la faccia feroce. Araghchi punta sui rapporti personali con Witkoff e cercherà di spuntare quanto l’Iran mirava a ottenere già prima dell’attacco israeliano di giugno 2025: l’apertura alla possibilità di arricchire l’uranio per fini civili e la difesa del programma balistico di Teheran dalle pressioni israeliane. Ci sarà a Ginevra anche Rafael Mariano Grossi, giunto da Vienna per incontrare Araghchi da presidente dell’Agenzia Internazionale dell’Energia Atomica con cui l’Iran aveva mediato, via Egitto, un accordo dopo la guerra dei dodici giorni, finalizzato a far ripartire le ispezioni nei siti nucleari e tramontato per il ritorno delle sanzioni occidentali.

Dalla Svizzera a Washington

L’articolata diplomazia che la Svizzera ospiterà tra martedì e mercoledì sfocerà, poi, giovedì nella prima riunione operativa del Board of Peace per Gaza presieduta da Trump a Washington. Sarà un punto decisivo per capire l’effettiva capacità di questa neonata e barocca organizzazione internazionale di garantire quella che, ad oggi, è l’unica prospettiva diplomatica attiva per consolidare il cessate il fuoco nella Striscia di Gaza. I mediatori (Qatar, Egitto, Turchia), Hamas e Israele troveranno un punto comune di caduta? La cessione del potere da parte di Hamas e il ritiro dell’Idf da Gaza sono possibili? Nascerà la forza di stabilizzazione internazionale?

Gli Usa di Trump dovranno trovare una convergenza su molti dossier. E da Ginevra a Washington, tra Iran, Ucraina e Gaza, un’America unilateralista si ascrive il ruolo di tessitrice diplomatica sperando che basti l’immagine di forza a garantirlo. L’America Dottor Jekyll e Mr. Hyde, che un giorno bombarda o attacca il Venezuela e quello dopo media e tratta, è un’America insicura sulle basi stesse della sua leadership. E prova a cristallizzare le dinamiche globali. Un impegno arduo, dietro un cui flop rischia di esserci un aumento ulteriore dell’entropia globale. Fatto che rende complesso l’onere di mediazione che gli Usa si sono caricati sulle spalle.

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