Nelle prossime ore, la Repubblica Islamica dell’Iran annuncerà al mondo le sue contromisure a un anno esatto dal ritiro di Washington dall’accordo sul nucleare, il Joint Comprehensive Plan of Action siglato nel 2015 a Vienna da Stati Uniti, Cina, Francia, Germania, Unione Europea, Russia, Regno Unito e, naturalmente, Iran.

Nonostante il ritiro di Washington, l’Iran non ha ancora lasciato l’accordo, ma ha sottolineato che i restanti firmatari del Jcpoa devono lavorare di più per compensare gli impatti negativi del ritiro degli Stati Uniti che, oltre ad abbandonare l’accordo siglato sotto l’amministrazione Obama, hanno imposto una serie di durissime sanzioni economiche alla Repubblica islamica in una strategia di “massima pressione”. Teheran è insoddisfatta dell’attuale accordo senza gli Usa, soprattutto del comportamento degli stati europei, ma tengono ancora una porta aperta. L’agenzia di stampa iraniana ha rivelato che il presidente Hassan Rouhani annuncerà i piani futuri di Teheran in un discorso alla tv.

La Francia mette in guardia l’Iran

Come riporta l’Ansa, che cita il giornale francese Le Figaro, la Francia ha messo in guardia le autorità iraniane in merito all’Accordo sul nucleare, sottolineando che violazioni all’intesa del 2015 comporterebbero sanzioni europee. “Noi non auspichiamo – ha dichiarato una fonte dell’Eliseo – che Teheran annunci azioni che siano violazioni dell’accordo sul nucleare. In un caso del genere saremmo obbligati, per applicare giustamente le clausole dell’accordo, a riprendere anche noi europei delle sanzioni”.

Nei giorni scorsi, il presidente del parlamento iraniano Ali Larijani ha sottolineato che la Repubblica islamica continuerà con il programma di arricchimento di uranio in linea con l’accordo sul nucleare, nonostante le sanzioni imposte dagli Stati Uniti. “Non si tratta di una violazione dell’accordo – ha dichiarato Ali Larijani – pertanto l’Iran proseguirà con il programma di arricchimento dell’uranio”.

Il 22 aprile scorso, l’amministrazione Trump ha annunciato che gli acquirenti di petrolio iraniano devono interrompere gli acquisti entro il 1° maggio o affrontare le sanzioni Usa. L’annuncio della Casa Bianca ha messo fine a sei mesi di esoneri, che hanno permesso agli otto maggiori acquirenti – Turchia, Cina, Grecia, India, Italia, Giappone, Corea del Sud e Taiwan – di continuare a importare volumi limitati di petrolio iraniano. Lo scorso novembre, gli Stati Uniti hanno applicato dure sanzioni contro il settore bancario ed energetico della Repubblica islamica.

Cosa farà Teheran?

Secondo la “Coalizione per prevenire un’arma nucleare iraniana” formata da numerosi diplomatici ed esperti di relazioni internazionali tra i quali Joseph Nye, Paul R. Pillar e l’ex direttore della Cia John Brennan, i leader iraniani stanno cercando modi alternativi al ritiro dall’accordo sul nucleare per rispondere alle sanzioni statunitensi. Le alternative dell’Iran, tuttavia, sono limitate. Nonostante il forte sostegno del governo europeo per il Jcpoa, le società private hanno scelto di non confrontarsi con gli Stati Uniti sulle sanzioni, privando così l’Iran dei benefici economici che erano stati cruciali per mantenere l’accordo in vita.

Il ritiro dell’Iran dal Jcpoa, secondo gli esperti, “sarebbe un pericoloso cambio di paradigma per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti”. Oltre a preparare il terreno per una probabile guerra, spiegano, “potrebbe innescare una proliferazione di armi nucleari e, secondo molti europei, infliggere un duro colpo all’Alleanza transatlantica ed erodere ulteriormente le relazioni degli Stati Uniti con la Russia e la Cina”.

Bolton: “Messaggio chiaro all’Iran”

Come ha spiegato Davide Bartoccini su Gli Occhi della Guerra, il presidente Donald Trump ha ordinato il dispiegamento della portaerei Uss Abraham Lincoln in Medio Oriente per inviare un messaggio “chiaro” all’Iran. Insieme alla portaerei e al suo Strike Group, una formazione di bombardieri strategici appartenenti all’Us Central Command è stata mobilitata e dislocata nel raggio d’azione “ridotto”.

In una nota, John Bolton, Consigliere per la sicurezza nazionale della Casa Bianca, ha sottolineato che gli Stati Uniti vogliono ” inviare un messaggio chiaro e inconfondibile al regime iraniano”. Tocca al capo Ammiraglio della Marina degli Stati Uniti, John Richardson, gettare acqua sul fuoco al fine di smorzare la tensione. Richardson ha spiegato che lo schieramento della Uss Abraham Lincoln in Medio Oriente era stato pianificato “da tempo” e ha descritto la mossa come un esempio di “impiego dinamico delle forze”.

È un momento difficile
STIAMO INSIEME