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Ci sarebbe l’Iran dietro gli attentati dell’11 settembre, che portarono al crollo delle Torri Gemelle, oltre a più di 3mila vittime civili. A riportarlo è il portale d’informazione Al Arabiya, emittente con sede a Dubai e riccamente finanziata dall’Arabia Saudita.

Secondo i sauditi c’è l’Iran dietro le Torri Gemelle

In data 11/9/2017, a sedici anni esatti di distanza dal più grande attentato subito dagli Stati Uniti, Al Arabiya pubblica un’analisi dall’eloquente titolo: “Rivisitare le connessioni tra l’Iran e l’11/9”. All’interno dell’editoriale è subito facile comprendere la tesi che si vuole supportare: l’Iran è la nazione che più di tutte ha guadagnato potere dopo gli attentati del World Trade Center. In realtà lo scritto è molto confusionario, mescola fatti ed eventi di notevole distanza temporale ed è inoltre palesemente di parte.

Si possono leggere infatti frasi come “L’Iran è stato governato da un regime teocratico che è stato semplicemente incapace di provvedere ai bisogni e alle richieste della società”. Sul fatto che il regime degli ayatollah governi dal 1979 in condizione di profondo isolamento e abbia superato senza troppi patemi anche le stesse rivolte del 2011, l’editoriale, invece, sorvola.

Un’analisi confusa

In seguito il portale d’informazione incolpa gli ayatollah per il rovesciamento di Saddam Hussein del 2003. Il motivo? Colui che procurò le prove, false, alla Casa Bianca sul possesso di armi di distruzione di massa da parte di Hussein era di nazionalità iraniana. Una “prova” piuttosto debole per incolpare l’Iran del regime change in Iraq, considerato che la Casa Bianca, con Colin Powell in testa era ben consapevole dell’inattendibilità di quelle prove.

Infine l’editoriale menziona l’indagine fatta da una Corte del Distretto federale di Manhattan e risalente al 2011 per incolpare l’Iran degli attentati del 9/11. Quella Corte distrettuale americana si pronunciò nel lontano 22 dicembre 2011 sostenendo che l’Iran abbia facilitato il transito di alcuni membri di Al Qaeda attraverso le sue frontiere e abbia finanziato l’addestramento della stessa organizzazione insieme a Hezbollah. L’indagine, che non è andata oltre il livello distrettuale, si basa principalmente sulla testimonianza di tale Abolghasem Mesbahi. Un ex agente segreto dell’Iran, già sospettato per altro di fare il “doppio gioco” per gli Stati Uniti.

Il legame tra l’Ambasciata saudita e l’11/9

L’impianto accusatorio messo in piedi da quella corte distrettuale sembra dunque un po’ debole ed è strano che a distanza di sei anni venga ripreso proprio ora da un’emittente vicino all’Arabia Saudita. Proviamo a capire il motivo di questa tempistica. Proprio ieri è uscito un report, ripreso da numerose testate, che dimostrerebbe il coinvolgimento dell’ambasciata saudita negli attentati alle Torri Gemelle. Il report parla di un finanziamento diretto dell’ambasciata saudita di Washington D.C. per un “test” preliminare agli attacchi dell’11/9. La prova risalirebbe a due anni prima dell’attentato, quando l’ambasciata pagò due persone di nazionalità saudita per volare da Phoenix a Washington e cadere in un campo della Pennsylvania.

Le infinite connessioni tra Riyad e gli attentatori

Quest’ultimo report confermerebbe quanto emerso da un’altra indagine. Quella effettuata dai membri delle Commissioni Intelligence della Camera e del Senato degli Stati Uniti intitolata: inchiesta congiunta sulle attività dei Servizi di Intelligence prima e dopo gli attacchi terroristici del settembre 2001. Si tratta di 28 pagine desecretate solamente lo scorso 15 luglio 2016, all’interno di queste si può leggere: “Mentre si trovavano negli Stati Uniti alcuni dei dirottatori dell’11 settembre ricevettero supporto e assistenza da personaggi che possono ritenersi collegati al governo saudita. Ci sono informazioni da fonti dell’Fbi secondo le quali almeno due di questi personaggi erano funzionari dell’intelligence saudita”.

Al Qaeda e Iran sono incompatibili a livello ideologico

Un’indagine che ha sicuramente contribuito alla storica decisione del Congresso Usa, che superando il veto di Obama, ha dato l’autorizzazione alle famiglie delle vittime degli attentati a citare in giudizio proprio l’Arabia Saudita. Anche sul piano ideologico Casa Saud è molto più vicina ad Al Qaeda di quanto possa esserlo l’Iran. E questo è dimostrato dal fatto che ben 15 dei 19 dirottari dell’11 settembre erano di nazionalità saudita, nessuno d’altra parte aveva il passaporto iraniano. Inoltre la corrente takfira che domina all’interno di Al Qaeda considera gli sciiti, e quindi il regime in Iran, come apostati. Quello del portale Al Arabiya sembrerebbe dunque un goffo tentativo di creare una “fake news”, vecchia di sei anni, nella speranza che sia ripresa da altre testate. Un modo per distogliere l’attenzione dalla monarchia saudita all’indomani dell’ennesima indagine che dimostra il legame tra essa e l’11/9.