Diventa fotoreporter IMPARA DAI PROFESSIONISTI

Il ministro degli Esteri della Corea del Nord, Ri Yong Ho visiterà prossimamente Teheran, la capitale dell’Iran. Come spiega l’agenzia ufficiale iraniana Irna, il ministro è atteso nei prossimi giorni nella Repubblica Islamica, subito dopo il viaggio a Singapore per il meeting dell’Asean. Dello stesso tono l’agenzia ufficiale di Stato nordcoreana, Kcna, che ha annunciato che la “delegazione del governo della Corea del Nord, guidata dal ministro Ri Yong Ho, aveva appena lasciato la capitale Pyongyang per recarsi a Singapore e in Iran.

Un viaggio che assume un significato molto profondo in questo momento delle relazioni fra Stati Uniti, Corea del Nord e Iran. Per l’amministrazione di Donald Trump, i due dossier sono sullo stesso piano. E molto spesso uno è servito per inviare i messaggi all’altro. Ma se il tavolo dei negoziati con Pyongyang sembra essere avviato, pur con tutti limiti del caso, quello con Teheran appare decisamente più impegnativo.

L’Iran non è la Corea del Nord. E, a differenza di Kim Jong-un, la politica iraniana ha molti nemici in tutta la regione, soprattutto Israele e Arabia Saudita. Se quindi quella con la Corea era una pace voluta da tutti, soprattutto per quanto riguarda la denuclearizzazione, per ciò che riguarda l’Iran la situazione appare più opaca. Il peso politico, economico e militare di Teheran non è paragonabile a quello di Pyongyang. Ma soprattutto il programma nucleare iraniano è molto diverso da quello del regno dei Kim, se non altro perché il secondo aveva già raggiunto la capacità nucleare mentre il primo era sceso a patti.

Questo continuo parallelismo fra i due dossier, ha condotto Trump a giocare molto spesso su due tavoli diversi ma sostanzialmente uniti. Come scritto, ha usato la Corea del Nord e le minacce e aperture nei confronti di Kim per inviare messaggi uguali e contrari a Hassan Rouhani e Ali Khamenei. E ha utilizzato le minacce all’Iran e al suo sistema politico quando voleva piegare la volontà del leader nordcoreano. Un gioco chiaro che adesso, però rischia di ritorcersi contro lo stesso presidente Usa.

Perché se la Casa Bianca ha optato per questo approccio unitario su questi due tavoli bollenti, ora sono i due avversari di Washington ad aver capito di poter giocare sullo stesso piano. E questa volta potrebbero essere Pyongyang e Teheran a unirsi per lanciare messaggi molto chiari a Washington.

La politica di Trump può portare a due opzioni: o costringe l’Iran a desistere dal programma nucleare oppure, qualora questo non ricevesse le garanzie volute dall’Europa, potrebbe perseguire i suoi obiettivi atomici stracciando l’accordo del 5+1 che lo stesso presidente americano ha reso di fatto inoperativo.

Il problema è che il comportamento di Trump, con il vertice di Singapore, ha fatto sì che la Corea del Nord riuscisse a diventare un interlocutore credibile di fronte alla comunità internazionale proprio disinteressandosi di scendere a patti finché non avesse raggiunto la possibilità di avere un arsenale nucleare. E questo potrebbe essere un dilemma preso in serio considerazione tra i vertici più conservatori e militaristi di Teheran: perché non fare altrettanto?

L’opzione coreana per l’Iran non è più da considerare una remota extrema ratio. Siamo già arrivati a un punto vicino alla rottura. Le sanzioni colpiscono l’economia iraniana, le minacce sono costanti e i nemici colpiscono tutti i proxy dell’Iran in Medio Oriente, minando la strategia politica degli Ayatollah. E sono molti, nelle ali più intransigenti della Repubblica islamica, a pensare a un modello nordcoreano e cioè produrre l’atomica, avere la capacità nucleare e sedersi al tavolo non da potenza distensiva ma da potenza nucleare. 

Del resto, l’aver rispettato i patti siglati nel 2015 di fronte alla comunità interazionale non ha portato grandi risultati. Gli Stati Uniti, cambiata amministrazione, hanno scelto di stracciare l’accordo negando validità all’agenzia internazionale per l’energia atomica e a tutti i partner europei e mondiali che garantivano sulla politica nucleare iraniana. E ora il governo di Rohuani si sente tradito.

Ma potrebbe esserci anche un altro messaggio, e cioè un bluff. Corea del Nord e Iran potrebbero mostrarsi unite proprio per far capire agli Stati Uniti che è il tempo di riconsiderare le politiche più intransigenti. L’Iran ha già dimostrato di poter scendere a compromessi. Lo ha fatto tre anni fa firmando il Jcpoa. Ma adesso potrebbe alzare il tiro: trasformarsi in una Corea del Nord del Medio Oriente. E portare l’Occidente a più miti consigli.

.
Sogni di diventare fotoreporter?
SCOPRI L'ACADEMY