L’allarme dell’ambasciatore di Israele alle Nazioni unite, Danny Danon, non è di quelli da sottovalutare. Il rappresentante israeliano ha dichiarato che ci sono 80mila miliziani sciiti addestrati dall’Iran per combattere in Siria. E non solo in Siria. 

“In Siria, ci sono oltre 80mila estremisti da tutto il Medio Oriente che sono membri delle milizie sciite sotto il controllo iraniano”, ha detto Danon ai 15 membri del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. E nel frattempo, mostrava una base militare a Daer Kanon, fra Damasco e il Libano, considerata un pilastro di questo presunto esercito addestrato dall’Iran. “Sono addestrati a commettere atti di terrorismo in Siria e in tutta la regione”, ha detto Danon. E le sue parole gettano nuova benzina sul fronte siriano nello scontro fra Iran e Israele.

Chi sono questi combattenti?

Difficile dire se Danon abbia ragione o meno. Certamente sono numeri rivisti in eccesso. 80mila miliziani presenti in territorio siriano direttamente controllati da Teheran sarebbero effettivamente un numero gigantesco. Vero è però che anche l’Iran ha costituito una sorta di brigata internazionale per la difesa della Siria contro il terrorismo di matrice sunnita.

Il quotidiano israeliano Jerusalem Post, quindi (va premesso) una fonte non del tutto imparziale, ha intervistato Aymenn Jawad al-Tamimi, ricercatore presso il Middle East Forum. Il Middle East Forum è un think tank americano che si occupa esclusivamente di Medio Oriente. Al Tamini ha affermato che questo numero includerebbe anche membri della Divisione Fatemiyoun e della Liwa Zainebiyoun, sciiti reclutati dall’Afghanistan e dal Pakistan, ma anche combattenti di Hezbollah e membri delle Local defense forces (Ldf). Queste ultime rappresentano un insieme di milizie locali siriane unite in un’unica sigla. Inoltre, sarebbero presenti anche milizie sciite irachene.

L’ascesa di questo numero di combattenti sciiti è stata per lunghi periodi inarrestabile. All’inizio, l’Iran ha sfruttato la difesa dei santuari sciiti come motivo per inviare uomini all’interno della Siria. Gli islamisti legati al Califfato avevano preso di mira le comunità legate alla dottrina seguita dalla maggior parte degli iraniani. E questo comportava (e comporta) un obbligo di difesa che si è tramutato in coinvolgimento militare. 

Poi, soprattutto nella fase della guerra in cui l’esercito siriano sembrava sul punto di collassare (prima dell’intervento della Russia), le milizie sciite sono aumentate. Il programma non era più di semplice consulenza, supporto e addestramento. Le milizie sono diventate parte integrante della strategia iraniana. Strategia in cui Hezbollah ha un ruolo centrale ma non esclusivo. 

Il significato di questa denuncia

Le analisi sul numero dei combattenti sciiti in Siria è molto legato a stime e non a dati concreti. Stime che risentono sensibilmente del pensiero dell think tank o del governo che le pubblica. Anche lo stesso numero di vittime di queste brigate resta in gran parte un mistero. Secondo alcuni, i morti sciiti (afghani, pakistani, iraniani e iracheni) sarebbero già molte migliaia. Più di mille solo quelli di Hezbollah.

Quando Israele parla della presenza iraniana in Siria, non fa pertanto riferimento solo alle forze dei Pasdaran. Ma fa riferimento a tutta una galassia di milizie che per Tel Aviv e Teheran sono fondamentali nello scacchiere siriano. La vera sfida, per Israele, resta il controllo di queste milizie monitorate da Teheran. Milizie che ritiene addirittura più pericolose dell’esercito siriano, perché fanno capo più a Teheran che a Damasco.

Chiaramente, le cifre esposte da Dannon sono esagerate. 80mila sono troppi, e Israele fa il suo gioco. Ma è la tempistica a dover far riflettere. Dopo il viaggio del ministro della Difesa israeliano negli Stati Uniti e soprattutto dopo l’annuncio del presunto ritiro degli Usa dalla Siria, Israele punta di nuovo il dito contro l’Iran in Consiglio di Sicurezza. Lo fa parlando della Siria come centrale di reclutamento di miliziani pronti a colpire in tutta la regione. E quindi, implicitamente, Israele dichiara di essere un obiettivo di questa campagna.

L’ennesimo monito da parte israeliana per evitare che gli Stati Uniti si ritirino dalla Siria? Possibile. Ma più probabile che questi annunci siano segnali rivolti a tutte le potenze coinvolte, comprese Iran e Russia. Il governo israeliano ritiene di fondamentale importanza allontanare l’Iran dai suoi confini. E per Iran intende chiunque ne sia una sua declinazione. Del resto, Israele ha già fatto capire di essere disposto a tutto per evitare che gli iraniani siano alle sue porte. E queste denunce hanno uno scopo preciso: far capire che non resterà a guardare.

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