“Dimissioni contrarie all’interesse nazionale”. Il presidente iraniano Hassan Rouhani ha ufficialmente respinto le dimissioni del suo ministro degli Esteri , Mohammad Javad Zarif. Mercoledì, in una lettera indirizzata a Zarif, Rouhani ha osservato che il capo della diplomazia iraniana, che ha annunciato inaspettatamente le sue dimissioni via Instagram lunedì sera, è sempre stato in prima linea n”ella resistenza contro la campagna di pressione degli Stati Uniti”.
“Hai sempre creduto in me e all’intero establishment islamico, in particolare al leader della rivoluzione islamica [Ayatollah Seyyed Ali Khamenei]. Dovresti continuare sul tuo cammino con forza, coraggio e saggezza perché Dio sta accanto ai suoi servi giusti” ha sottolineato il presidente iraniano. In risposta, Zarif, in un altro post Instagarm, ha ringraziato la nazione, le élite e le autorità iraniane per il loro sostegno.
“Come modesto servitore, non ho avuto alcuna preoccupazione se non quella di elevare la [nostra] politica estera e la credibilità del ministero degli esteri in qualità di responsabile della promozione della politica estera e della tutela degli interessi nazionali e dei diritti delle persone nell’arena internazionale”, ha aggiunto.
Quelle accuse contro il ministro Zarif
Il ministro degli esteri ha ricevuto il pieno sostegno di Qassem Soleimani, capo della Forza Quds, il corpo speciale delle Guardie rivoluzionarie dell’Iran. Durante il suo mandato, ha sottolineato Soleimani, “Zarif ha sempre goduto del sostegno e dell’approvazione degli alti funzionari, in particolare del leader della rivoluzione islamica. Ha compiuto passi importanti al fine di preservare gli interessi nazionali a diversi livelli e ha collaborato nella lotta contro i nemici giurati della rivoluzione islamica e della nazione iraniana”.
Le dimissioni del capo della diplomazia estera, benché respinte, raccontano di quanto Zarif fosse sotto pressione negli ultimi mesi da parte dei più conservatori, critici nei confronti della politica estera di Rouhani. Un duro colpo a Rouhani e Zarif è stato il ritiro dell’amministrazione Trump dal piano d’azione congiunto globale (Jcpoa), il cosiddetto accordo sul nucleare iraniano.
Come riporta LobeLog, pochi mesi fa, alcuni deputati conservatori avevano tentato, senza riuscirsi, di arrivare all’impeachment del ministro. Le accuse nei suoi confronti erano durissime: “Riciclaggio di denaro contro la Repubblica islamica”, “fallimento nella diplomazia economica” e “indebolimento delle difese del Paese”. Più o meno nello stesso periodo, si diffusero voci sulle sue dimissioni, che Zarif negò categoricamente.
Dimissioni sintomo di un momento di difficoltà
Secondo the American Conservative, il fatto che il ministro degli Esteri abbia sentito il bisogno di presentare le sue dimissioni, benché respinte, “dimostra che la sua posizione si è progressivamente indebolita nell’ultimo anno”. Gli ultra-conservatori, osserva Daniel Larison, “sono in ascesa all’interno dell’Iran, e ciò è dovuto in gran parte alla politica distruttiva dell’amministrazione Trump”. Come osserva Ryan Costello del National Iranian American Council, le dimissioni di Zarif sono un chiaro segnale dell’irrigidimento delle posizioni in Iran”, ciò che i sostenitori dello scontro fra Stati Uniti e Iran “hanno sempre sperato”.
La strategia di “massima pressione” dell’amministrazione Trump contro l’Iran, elaborata dal Segretario di Stato Mike Pompeo e fortemente supportata dal Consigliere per la sicurezza nazionale John Bolton, ha il chiaro obiettivo di far collassare la Repubblica Islamica e di stritolarla attraverso le (durissime) sanzioni economiche imposte dal Dipartimento del Tesoro. Strategia che, però, non farà altro che rafforzare le posizioni più conservatrici all’interno del Paese e non certamente quelle più “moderate”, per non dire “democratiche”. Contraddizione a cui Washington non sembra dare molto peso.
Le dichiarazioni di Mike Pompeo lasciano spazio a pochi dubbi in tal senso. “La nostra politica è invariata – ha commentato Pompeo su twitter – il regime deve comportarsi come un Paese normale e rispettare la sua gente”.