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Inizia a delinearsi il quadro delle elezioni presidenziali in Iran del prossimo 19 maggio; scontata la corsa, per un secondo mandato, del presidente uscente Hassan Rouhani, il quale rappresenta l’ala moderata e riformatrice che da quattro anni dimostra di essere maggioritaria nel paese come, del resto, hanno dimostrato le elezioni legislative dello scorso anno in cui le liste conservatrici sono andate in minoranza per la prima volta dopo parecchi anni. Pur tuttavia, gli scenari mutati a livello internazionale, così come la mancata abolizione delle sanzioni economiche dell’ONU e degli USA, rischiano di cambiare radicalmente a pochi giorni dal voto gli equilibri della politica iraniana; anche il recente raid in Siria da parte di Donald Trump, potrebbe avvantaggiare i candidati conservatori che, adesso, cercano di riunirsi attorno a personaggi di spicco in grado di vincere contro Rouhani o, quanto meno, di arrivare al ballottaggio sfidando il presidente uscente.La candidatura scartata di Mahmoud AhmadinejadProfessore d’ingegneria, laico e non appartenente al clero sciita, Mahmoud Ahmadinejad ha sorpreso tutti pochi giorni fa annunciando ufficialmente la propria candidatura alle presidenziali; exPasdaran’, acquista la sua popolarità nel 2003 quando viene eletto Sindaco della Capitale e, da lì, scala poi la politica iraniana fino ad arrivare ad una sorprendente elezione a presidente nel 2005, appoggiato dall’Alleanza degli Ingegneri dell’Iran islamico e dall’Alleanza dei Costruttori, vincendo il ballottaggio contro l’ex presidente Rafsanjani. Considerato ultra – conservatore anche se, al termine del proprio secondo mandato, spesso è entrato in contrasto con la Guida Suprema, l’Ayatollah Khamenei, Ahmadinejad si è subito caratterizzato per una politica estera volta a contrapporsi maggiormente agli Usa ed all’occidente; durante i suoi due mandati (è stato infatti rieletto nel 2009), è stata soprattutto la questione legata allo sviluppo del progetto sul nucleare a destare maggiore clamore mediatico e politico a livello internazionale.Il timore che l’Iran potesse sviluppare l’arma atomica, ha spinto diverse potenze a chiedere sempre più sanzioni contro Teheran; sia in sede ONU che a livello unilaterale, gli Stati Uniti in particolar modo hanno inflitto alla Repubblica Islamica diverse limitazioni a livello economico, dal blocco di numerose attività bancarie al divieto di scambio dei prodotti tanto con le istituzioni statali iraniane che con singoli privati. Pur tuttavia, proprio l’inasprimento delle sanzioni dopo il 2005, ha posto Ahmadinejad a capo di ciò, che in quegli anni, è stato definito come ‘asse della resistenza’: non a caso, i principali paese alleati di Teheran sono subito diventati il Venezuela di Chavez e la Libia di Gheddafi, mentre proprio in quegli anni sono cresciuti i rapporti con la Bolivia di Morales, la Corea del Nord ed altri governi definiti ‘canaglia’ dall’allora presidente USA, George W. Bush, o comunque ostili alla linea politica di Washington.Tra sostenitori e detrattori, Ahmadinejad si è comunque ritagliato un ruolo di primo piano nello scenario internazionale ed ecco perchè la sua candidatura, arrivata dopo che lo stesso ex presidente ha più volte annunciato l’intenzione di non scendere in campo, ha destato così tanto clamore; pur tuttavia, nella giornata di giovedì, da Teheran è arrivata la notizia della sua esclusione dalla corsa per la presidenza: il Consiglio dei Guardiani della Costituzione, che ha il compito di accettare od escludere le candidature, ha sbarrato la strada ad Ahmadinejad che dunque, almeno per il momento, risulta fuori dai giochi. Pur tuttavia i candidati esclusi hanno possibilità di far ricorso e solo nella giornata di mercoledì 27 aprile si avrà l’ufficializzazione della lista definitiva per le consultazioni del prossimo 19 maggio; pur tuttavia, l’improvvisa scelta di Ahmadinejad di candidarsi è indice di un clima politico dove i conservatori, sfruttando la situazione internazionale, tornano prepotentemente ad avanzare e sperano di poter scalzare Rouhani dalla poltrona di capo dell’esecutivo.I principali candidati conservatoriL’esclusione di Ahmadinejad non indebolisce comunque il fronte conservatore, che anzi può far quadrato su almeno tre candidati che hanno avuto l’ok da parte del Consiglio dei Guardiani; in pole position, tra i rivali di Rouhani, è senza dubbio Ebrahim Raisi: ex procuratore generale, chierico ed appartenente al clero sciita, il suo profilo politico ed il suo curriculum sono certamente ben visti dallo stesso Ayatollah Khamenei. Appartiene all’Associazione dei Chierici Combattenti, è dunque un conservatore religioso ma distante dalle posizioni nazionaliste di Ahmadinejad; se Rouhani non riuscirà a vincere al primo turno, secondo molti sarà Raisi a sfidarlo al ballottaggio anche per l’appoggio assicurato dal clero. Tra i conservatori, sono scesi in campo anche Mohammad Bagher Ghalibaf, attuale Sindaco di Teheran, e Mostafa Mir-Salim, ex Ministro della Cultura; anche loro sono due figure di spicco degli ambienti conservatori dati in crescita negli indici di gradimento dell’elettorato nelle ultime settimane.A pesare sull’avanzata dei conservatori, è anche indubbiamente anche lo scenario siriano: gli iraniani sono preoccupati circa l’ipotesi di escalation militare degli USA contro il governo di Assad e l’opinione pubblica sembrerebbe favorevole ad un maggiore intervento di Teheran a favore di Damasco. Non a caso, in un’intervista rilasciata ad EuroNews, Ahmadinejad (prima di essere escluso) ha parlato molto di Siria ed ha affermato che il conflitto in corso segnerà la fine dell’egemonia degli USA. Un tema caldo della campagna elettorale, è anche l’accordo sottoscritto nel 2016 sulla questione dello sviluppo del nucleare: doveva essere questa la punta di diamante di Rouhani da mostrare in campagna elettorale, rischia invece di essere un boomerang, sia perchè molte sanzioni non sono ancora state tolte e sia perchè, da Washington, con l’insediamento di Trump sono tornati ad essere molto duri i toni nei confronti dell’Iran. Il 27 aprile si conoscerà la lista dei candidati, al voto si andrà il 19 maggio: è un mese, quello che si sta per aprire, certamente delicato tanto per la Repubblica Islamica quanto per il medio oriente.