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L’accesa rivalità strategica tra la Repubblica Islamica dell’Iran e l’Arabia Saudita non si limita al Medio Oriente. Come riporta Lobelog, essa si svolge anche nei ministeri e nei parlamenti al di fuori della regione, Europa in primis. Entrambe le potenze mediorientali, infatti, cercano un appoggio nelle istituzioni europee. Caso esemplare è ciò che è accaduto questa settimana a Strasburgo dove il Parlamento europeo ha adottato due risoluzioni relative ai diritti umani: una sulla situazione di due cittadini europei imprigionati in Iran e l’altra sui recenti arresti di attivisti per i diritti delle donne in Arabia Saudita. La decisione di Trump di ritirarsi dall’accordo sul nucleare ha spinto i sauditi a credere che l’Europa si piegasse allo storico alleato transatlantico e che adottasse una linea più dura contro l’Iran. Così – al momento – non è stato.

Arabia Saudita bacchettata dall’Ue

Anche dopo aver siglato l’accordo sul nucleare del 2015, l’Ue ha mantenuto relazioni abbastanza contraddittorie con l’Iran, mantenendo inalterate una serie di sanzioni che riguardano i diritti umani e che sono state prolungate un altro anno. Che l’Ue adottasse una risoluzione contro Teheran era quindi ampiamente atteso; che allo stesso tempo prendesse una posizione molto dura contro l’Arabia Saudita assai meno. Come spiega Eldar Mamedov, “influenti stati membri dell’Ue come la Gran Bretagna e la Francia considerano l’Arabia Saudita un alleato e un partner. Nonostante l’idealismo dei difensori dei diritti umani, nel mondo reale gli amici e gli alleati tendono ad avere molto più margine di manovra rispetto agli avversari”. Quindi, osserva, “ogni volta che i governi occidentali criticano l’Arabia Saudita, è sempre una cosa degna di nota”.

L’Arabia Saudita sta facendo di tutto per ingraziarsi i Paesi europei, a cominciare dal recente viaggio del principe ereditario Mohammad Bin Salman nel Regno Unito. Il ministro degli Esteri Adel al-Jubeir ha già visitato Bruxelles più volte nel 2018 e ha passato moltissimo tempo a visitare le delegazioni del Parlamento europeo. L’Arabia Saudita ha anche deciso di aprire una rappresentanza permanente presso l’Ue, separata dalla sua ambasciata in Belgio. Proprio in virtù di questo corteggiamento serrato, la risoluzione adottata dal parlamento europeo contro Riyad è stata percepita come una sorta di shock.

“L’Arabia Saudita impone restrizioni severe alle donne, il sistema politico e sociale saudita rimane antidemocratico e discriminatorio,  non consente libertà di religione e credo, discrimina seriamente la grande forza lavoro straniera del Paese e reprime severamente tutti le voci di dissenso” si legge nella risoluzione votata.

Consenso quasi unanime contro il regime saudita

Il voto per appello nominale rivela che una vasta maggioranza dei membri del principale gruppo di centro-destra, il Partito popolare europeo (Ppe), ha votato a favore della mozione contro l’Arabia Saudita. Un dato, spiega Lobelog, “scioccante per i sauditi dal momento che contano un certo numero di amici influenti nel partito, il più grande del Parlamento. Tradizionalmente, il Ppe era molto riluttante a criticare l’Arabia Saudita. Ma questa volta, il risultato finale ha mostrato un sostegno schiacciante per la mozione: 525 a favore, 72 astenuti e solo 29 contrari”. Una mozione che sottolinea “il ruolo problematico” svolto dall’Arabia Saudita nella regione – a differenza di ciò che sostengono gli Stati Uniti. 

L’amministrazione Trump ha sposato la visione saudita del Medio Oriente. Uscendo dall’accordo sul nucleare iraniano, Washington colpirà anche le nazioni che continueranno a fare affari con l’Iran. Germania in primis, obiettivo primario dell’amministrazione Usa per ridurre il surplus commerciale tedesco. La decisione dell’Ue di non isolare Teheran e di sanzionare un fedele alleato degli Usa in Medio Oriente riflette lo scontro in atto tra Usa e Germania. 

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