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In Iran proseguono le proteste contro l’aumento dei prezzi del carburante ed il razionamento della benzina. La situazione però, rispetto a sabato e domenica, sembra più tranquilla: non si contano nuovi gravi scontri in piazza, né a Teheran e né nelle province più periferiche del paese, lì dove la protesta ha assunto i contorni più critici. Dunque, è possibile adesso tracciare un quadro più preciso della situazione.

Le vittime delle proteste in Iran

La prima vittima si è avuta nell’immediatezza dell’inizio delle proteste a Sirjan, lì dove un gruppo di manifestanti ha attaccato un deposito di carburante e nella confusione di quel momento un uomo è rimasto ucciso. Nella giornata di sabato invece, la situazione è sembrata precipitare, così come anche nelle ore più calde della domenica: su Twitter hanno iniziato infatti a fare la loro comparsa video in cui ben si notava la presenza di barricate, di scontri e di manifestanti pronti anche a blocchi stradali. Poi successivamente sono arrivate anche notizie di vittime: diverse le cifre circolate, senza però avere numeri ufficiali.

Ad oggi, come si apprende anche dalla Bbc, sarebbero 12 i morti causati dagli scontri. Numeri confermati anche dalle agenzie di stampa iraniane, anche se non sono state rese note le dinamiche che hanno portato agli incidenti fatali durante le manifestazioni. Contestualmente, si sono registrati anche diversi arresti, circa un migliaio. Da Teheran, la guida spirituale Ali Khamenei ha parlato di inevitabile dura reazione contro i “banditi” che si rendono protagonisti di reati e violenze.

“No ad ingerenze esterne”

C’è però chi parla nelle ultime ore di una situazione non così sotto controllo ma, al contrario, di manifestazioni che sarebbero proseguite in tutte le principali città ma di cui non si è avuta alcuna notizia per via del parziale blocco della rete operato da Teheran. Su Twitter sono in tanti a denunciare le difficoltà di accesso ai siti iraniani, compresi quelli governativi. Dunque, al momento potrebbe essere difficile andare a ricostruire per intero lo scenario attuale in Iran.

L’unica reazione ufficiale di queste ore, ha riguardato la condanna ad ogni possibile ingerenza esterna: “Il “sostegno” espresso dagli Stati Uniti “a un gruppo di rivoltosi” anti-governativi scesi in piazza contro il caro benzina in Iran – si legge in una nota del ministero degli Esteri – è un’ingerenza negli affari interni della Repubblica islamica”.

La denuncia di Amnesty: “Oltre 100 morti”

In queste ore è arrivata anche una pesante denuncia di Amnesty International. “Sono almeno 106 le persone uccise in 21 città dell’Iran” ha detto da Londra l’organizzazione internazionale, ribadendo che il numero di morti potrebbe essere anche molto superiore, fino a 200. Amnesty, che ha detto che i numeri si basano su “filmati verificati e testimonianze raccolte sul terreno”, ha poi denunciato anche la presenza di cecchini che secondo i video, sono stati visti sparare sulla folla sia dai tetti dei palazzi che da un elicottero. Anche il portavoce dell’Alto commissariato per i diritti umani dell’Onu, Rupert Colville, ha voluto ribadire l’allarme da parte dell’Unhcr: “Siamo particolarmente allarmati che l’uso di proiettili veri abbia, presumibilmente, causato un numero significativo di morti in tutto il Paese”.

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