Sulle condizioni di salute di Kim Jong Un tornano ad aleggiare nubi oscure. Nel fine settimana, direttamente da Seul, è filtrata un’indiscrezione secondo cui il presidente nordcoreano sarebbe in coma e che sua sorella, Kim Yo Jong, starebbe guidando la Corea del Nord pur non essendo ancora ritenuta successore a tutti gli effetti. La fonte risponde al nome di Chang Song Min, ex diplomatico sudcoreano nonché collaboratore dell’ex presidente Kim Dae Jung.

Le sue parole sono state riprese dal quotidiano The Korea Herald e, via via, dai media di tutto il mondo. Per il signor Chang la prova di quanto dichiarato sarebbe la decisione, comunicata dall’agenzia di spionaggio della Corea del Sud, che Kim avrebbe istituito un nuovo sistema di comando in cui condividerebbe la propria autorità con alcuni dei suoi fidati consiglieri. Questa ricostruzione, impossibile da verificare, non ha convinto la National intelligence agency di Seul, secondo cui la riforma non sarebbe legata a un problema di salute del leader.

Chang ha tuttavia insistito sottolineando che nessun leader nordcoreano cederebbe una parte delle sue autorità a un’altra persona, a meno che non sia stato rimosso con un colpo di stato o sia troppo malato per governare. Dove sta la verità? Gli esperti si sono spaccati in due schieramenti. Da una parte ci sono coloro che ritengono plausibile che Kim si trovasse in coma da diverse settimane. Tra questi troviamo anche Francesco Sisci, professore di Relazioni internazionali presso l’Università di Pechino. “Non abbiamo nessuna certezza, ma avevo buoni motivi di credere che Kim Jong Un fosse in stato comatoso ormai qualche mese fa. Come avevamo detto, la notizia sarebbe emersa in maniera più ufficiale a distanza di mesi e mi sembra che si stia confermando quello che dicevamo tempo fa”, ha spiegato all’Adnkronos.

Perché Kim potrebbe essere malato

Dal momento che possiamo solo fare ipotesi, cerchiamo di capire per quale motivo Kim Jong Un potrebbe veramente essere malato. Partiamo dalle ultime notizie riguardanti l’assetto del potere in Corea del Nord. Innanzitutto Kim Yo Jong, fino a pochi mesi fa niente più che un’ombra di Kim, ha assunto via via un potere sempre maggiore. Assieme a Miss Kim anche altri personaggi si sono ritagliati nuovi spazi nell’organigramma del potere di Pyongyang.

Stando alle ultime indiscrezioni, il controllo dell’economia sarebbe finito nelle mani di un numero due della Commissione Affari Statali presieduta dallo stesso Kim, Pak Pong Ju, e del nuovo primo ministro, Kim Tok Hun. Mentre sul piano militare il leader nordcoreano (o chi per lui) avrebbe delegato parte della sua autorità al direttore del dipartimento per gli Affari Militari del Partito dei Lavoratori, Choe Pu Il, e al vice presidente della Commissione Militare Centrale, Ri Pyong Chol. Un simile turbinio di novità politiche fanno nascere per lo meno dei sospetti.

Se a tutto ciò aggiungiamo le misteriose e lunghe assenze perpetuate dal leader, il quadro è completo. Già, perché dall’inizio di aprile alla fine dello scorso giugno, in un periodo di 91 giorni, Kim Jong Un ha totalizzato appena sette presenze pubbliche. Nello stesso lasso di tempo registrato tra il 2012 e il 2019 la media era di 49 uscite. C’è poi chi ha puntato il dito contro il Kim apparso negli ultimi appuntamenti istituzionali: è davvero lui o si tratta di un sosia? Difficile andare oltre, visto che non esistono prove di alcun tipo né per confermare né per smentire la voce.

Perché la voce potrebbe essere infondata

Non mancano allo stesso modo indizi che potrebbero smentire l’ennesima bufala sulle condizioni di salute di Kim. Intanto il presidente nordcoreano in persona è apparso in pubblico più volte dopo la misteriosa sparizione di aprile. A maggio Kim Jong Un ha presenziato all’inaugurazione di un impianto chimico situata a nord di Pyongyang, poi era in prima fila. Il 24 maggio il leader ha bissato il suo ritorno in scena mentre nel corso di giugno e luglio ha partecipato a varie riunioni. Dunque, se Kim è stato immortalato dalle telecamere, perché affermare che il presidentissimo sia in coma?

Come se non bastasse è interessante leggere i segnali provenienti da Cina e Corea del Sud alla notizia della presunta salita al potere di Miss Kim. Dalla Cina filtra la solita cautela. Nessuno a Pechino – almeno fino a questo momento – ha lanciato strani messaggi che potrebbero confermare il coma di Kim. Lo stesso può essere detto per la Corea del Sud, dove l’intelligence non ha rilevato situazioni potenzialmente compromettenti. Per il sito Nk News, infine, le voci della morte di Kim Jong Un sono tornate alla ribalta ma la maggior parte di esse sarebbe “probabilmente falsa”.