Una scelta che “non deve far dimenticare i veri problemi delle persone”. Una “mossa tardiva”. Una “decisione obbligata”. L’apertura del procedimento di impeachment a seguito del caso Ucraina, annunciato lo scorso 24 settembre dalla speaker della Camera Nancy Pelosi ai danni del presidente Donald Trump, è entrata in modo perentorio nel dibattito dei Democratici in Iowa, a tre mesi dal caucus che darà il via alla corsa per la nomination.

La posta in palio è altissima: scegliere chi, quel presidente colpito dall’impeachment, dovrà provare a sconfiggerlo alle elezioni del novembre 2020. E per comprendere le ragioni di certe parole, pronunciate da attivisti e coordinatori, bisogna partecipare agli eventi di contea toccando con mano la base del partito. Una base divisa.

“Il caucus questa volta sarà diverso: nel 2016 c’erano solo pollo e manzo e dovevi scegliere tra quei due. Ora nel menù c’è tutto il cibo etnico che tu possa immaginare”. Kurtis Meyer è il chair della Tri-County, un’area a due ore a nord di Des Moines, al confine con il Minnesota. Come coordinatore, aiuta la logistica degli eventi che vedono i candidati coinvolti e la sua casa è una tappa fissa di ogni campagna elettorale. “Voglio bene a tutti, li aiuto tutti”. Il suo appoggio, che non viene svelato fino all’ultimo, è importante: dove si sposta lui si sposta una grossa fetta dell’Iowa democratico rurale. Votò per Hillary Clinton nel 2016 e nel suo caucus fu proprio lei a vincere. Sostenne Barack Obama nel 2008 e Obama vinse.

Tutti lo vogliono, nessuno ne parla

“L’impeachment però rischia di congelare tutto”, ammette Meyer da un diner di Waterloo, a due passi dal fiume Mississippi. “Se rimane al centro delle notizie è inevitabile: è un procedimento che influenzerà molto il corso del partito nei prossimi tre mesi e che non abbiamo mai visto accadere in questa fase della nostra vita politica”.

Influenzare il corso del partito e congelare le percentuali dei sondaggi al momento, però, non significa far cambiare idea all’opinione pubblica locale. Almeno in Iowa, dove le persone sono troppo pratiche per pensare a Washington: “A un recente incontro con il candidato Cory Booker non c’è stata nemmeno una domanda dal pubblico sull’impeachment”, dice. Perché qui le priorità sono altre: “Lo stato dell’agricoltura, la guerra dei dazi, il timore della recessione economica”.

Anche se nessuno, finora, ha rinnegato la scelta di Nancy Pelosi. La strategia dei candidati che vengono in Iowa, infatti, è grosso modo simile. Solo se viene loro richiesto, dedicano un passaggio al tema dicendosi a favore, salvo poi concentrarsi sul resto. Così, per Pete Buttigieg “il Presidente merita l’impeachment per quello che ha fatto, ma non dobbiamo mettere da parte i problemi delle persone del Midwest”, come ha spiegato a margine di un incontro a Des Moines, sabato 12 ottobre, a cui hanno partecipato più di 600 persone resistendo al freddo.

E lo stesso giorno, qualche ora prima, Kamala Harris aveva attaccato duramente Trump in un “party di quartiere” a Des Moines, senza però quasi mai nominare il termine impeachment: “Nessuno è al di sopra della legge, dobbiamo tornare un Paese civile” ha ripetuto a più riprese al centinaio di sostenitori accorsi per ascoltarla. E alla stampa ha detto: “Le persone sono esauste da quello che è successo nell’ultimo anno e mezzo e dobbiamo rispondere a questo senso di frustrazione senza mettere da parte i loro temi”.

Due candidati, Buttigieg ed Harris, che stanno attraversando un percorso diverso in Iowa, seppur a caccia della stessa parte di elettorato, il centro, che al momento è in mano a colui che più di tutti sta vivendo le conseguenze dal caso Ucraina: Joe Biden. “Penso che verrà molto danneggiato nei risultati elettorali, anche se il figlio non è implicato in nulla di criminale” spiega Denise O’Brien, esperta coordinatrice Dem in Iowa. Inserita nella walk of fame delle donne più di peso dello Stato, il distretto a ovest di Des Moines in cui vive si trova in una delle 206 “pivot counties”, quelle più in bilico nel Paese. Nel 2012, qui, vinse Obama. Nel 2016 si impose Trump. “Biden è già dietro nei sondaggi e probabilmente non ci sarà un cambio di trend”, continua O’Brien. L’impeachment, secondo lei, “avrà un grande impatto” perché “le persone in Iowa hanno una forte morale e un’etica mentale solida”.

Pelosi criticata

Il procedimento di impeachment è iniziato dopo una lunga fase di attesa, imposta dalla speaker Nancy Pelosi per mesi. Sono molti gli attivisti a criticarla, nelle feste di contea dell’Iowa, per aver temporeggiato così tanto. “Ma lo ha fatto anche per proteggere i nuovi Democratici eletti negli Stati più conservatori, come Cindy Axne e Abby Finkenhauer”, spiega O’Brien. “Anche loro però le hanno dato il via libera” dopo la telefonata di Trump con il presidente ucraino. E così la caccia all’impeachment è partita e ha già avuto un primo voto alla Camera (Dem a favore con due defezioni, Repubblicani compatti contro).

L’effetto collaterale, però, è che accusarne il colpo sembra sia stato soprattutto Biden. Il presidente Trump, infatti, ha attaccato duramente lui e suo figlio Hunter, per il presunto episodio di corruzione che lo avrebbe visto coinvolto in Ucraina. E la risposta di Biden, nelle ultime settimane, è stata di cambiare radicalmente il tono della comunicazione: da pacato ad aggressivo.

“Non ho mai e poi mai e poi mai condiviso le policy del Paese con mio figlio quando ero vice presidente. Punto”, ha detto alla stampa, usando un tono molto severo a margine di un forum organizzato ad Altoona dalla potente sigla sindacale Ufcw, domenica 13 ottobre. “Nessuno ha sostenuto che mio figlio abbia fatto qualcosa di sbagliato. E nessuno ha mai sostenuto che io abbia fatto qualcosa di sbagliato, a parte il Presidente bugiardo”. Per poi concludere: “Nessuno della mia famiglia lavorerà alla Casa Bianca: non si può dire che sia lo stesso oggi”.

Dem penalizzati

La strategia di Biden non sembra, al momento, funzionare. In Iowa, dei cinque sondaggi tenuti da Ny Times/Siena, Iowa State, Usa Today, Emerson e CBS/YouGov in ottobre, solo uno dà Biden in risicato vantaggio (18% contro 17% di Warren). Negli altri viene segnalata una Warren in vantaggio o una situazione di pareggio. Anche se Kurtis Meyer non crede che il motivo di questo trend sia l’impeachment: “È evidente che Warren sia in un momento di grande crescita”. Ma su Biden dice: “Stiamo parlando di un membro della nostra famiglia e quando si tratta di uno dei nostri è normale che ci sia agitazione. Nessuno di noi credo possa cambiare idea sulla base di un’accusa lanciata da Trump”.

E della stessa idea è Daniel Callahan, coordinatore di Cedar Rapids, mezz’ora di macchina da Iowa City. “Non ero d’accordo sull’iniziare la procedura ma è la cosa giusta da fare per la nazione: non ne vedo benefici in generale, Trump userà l’impeachment contro di noi, ma dovevamo farlo”. Per Callahan non c’è un candidato “favorito sull’altro da questo: dobbiamo solo pensare alle priorità delle persone, che sono molto diverse”.

In un sondaggio condotto da YouGov per l’emittente televisiva CBS News, in effetti, la posizione dei candidati sull’impeachment non è ciò a cui gli elettori sembrano interessati: prima arrivano sistema sanitario (87%), cambiamento climatico (79%), diseguaglianza economica (70%) e posizione sulle armi (68%). Solo dopo appare l’impeachment, al quinto posto (53%). E il paradosso è che Biden possa uscirne penalizzato perché costretto, da Trump e dall’attualità, a parlarne, aprendo così uno squarcio ai moderati-liberal del partito dove la competizione è più intensa. Da John Delaney del Maryland a Cory Booker di New York, da Amy Klobuchar del Minnesota a Steve Bullock del Montana, passando per i primi due outsider: Pete Buttigieg e Kamala Harris.

“Le persone sono stufe di sentir parlare di impeachment, ma vogliono essere rassicurate che si stia facendo”, precisa Peter Leo, coordinatore Dem di una contea rurale a ovest di Des Moines e candidatosi per un posto alla Camera nel distretto 12, nel 2018. “Con il Russiagate non ne capivano a pieno i motivi, ma quella telefonata fatta al leader ucraino è qualcosa che gli elettori hanno toccato con mano. È reale. E ce l’ha mostrato il Presidente stesso”.

Per conquistare gli elettori dell’Iowa però, dice Leo, è soltanto una strategia a funzionare. Ed è quella su cui Biden dovrà tornare a investire, per non inciampare sull’impeachment a Trump: “Bisogna impostare l’agenda sui problemi concreti ed essere onesti, sia con gli agricoltori che con la classe media di questo Stato”. Chi non lo fa, “in Iowa non vince”.

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