In Romania i sondaggi dei giorni scorsi non hanno sbagliato. La vittoria di Klaus Iohannis è giunta come pronosticata con un risultato netto, il presidente uscente ha ottenuto il 65% dei voti, contro il 35% di Viorica Dancila, diventando così il peggior risultato alle elezioni presidenziali per il Partito socialdemocratico (Psd).

Il voto del 24 novembre ha dimostrato da una parte la bocciatura popolare dei vari governi del Psd, che si sono succeduti in questi tre anni, e della figura politica Dancila, il cui governo è caduto ai primi di ottobre di quest’anno, dall’altra la conferma di Iohannis come esponente importante nella scena politica del Paese.

Ciò nonostante non tutto può essere visto positivamente, neppure dal candidato vincitore. A preoccupare e far riflettere, infatti, è la bassa affluenza: poco più del 50%, di gran lunga lontana da quella del 2014, che sfiorò il 65%. Cifra che, al di là di tutto e dei due schieramenti, in Romania è presente anche una fetta di popolazione che attualmente non si ritiene rappresentata da nessuno. Come ha fatto notare in un’intervista rilasciata a Radio Free Europe Ioan Stanomir, professore di scienze politiche di Bucarest, “Iohannis deve pensare al motivo per cui così tanti rumeni sono rimasti a casa e perché la sua campagna elettorale tra i due turni è stata criticata”.

Le reazioni

La vittoria di Iohannis e, di conseguenza, del Partito liberal nazionale (Pnl) non è giunta inaspettata. Sondaggi e opinionisti non mostravano alcun dubbio sul fatto che il presidente sarebbe stato riconfermato, l’unica variabile poteva essere il divario. Ma anche quest’ultimo è stato confermato dal voto. Il 65% è, in sostanza, una conferma al suo lavoro ma ancor di più un messaggio forte e chiaro di come la Romania abbia bisogno di un cambiamento rispetto agli ultimi anni, durante i quali a governare è stata semplicemente l’incertezza. Intanto Iohannis raccoglie l’esito favorevole e festeggia. E che la notte sia vissuta come una festa è confermata dal messaggio che lancia dal quartiere generale del Pnl.

“La Romania ha vinto, la Romania moderna, la Romania europea, la Romania normale”, ha affermato, dichiarando poi che sarà “il presidente di tutti i rumeni” e aggiungendo che infatti non ha nulla contro gli elettori del Psd. Diversa è la sua opinione nei confronti del partito rivale. “La guerra non è ancora stata vinta. Solo quando il Psd si troverà all’opposizione potremo fare ciò che i rumeni ci richiedono”. Parole che potrebbero diventare realtà nel 2020, quando si terranno le elezioni parlamentari, per quanto ancora non si sappia se verranno anticipate o si aspetterà la fine dell’attuale legislatura. Quest’ultima ipotesi non sembra essere gradita dal leader dell’Unione Salvate la Romania (Usr), Dan Barna, che al primo turno ha ottenuto il 15%. Pur anche lui festeggiando la sconfitta del Psd perché “la vittoria di oggi è la fine del regime di Dragnea e un inizio per il profondo cambiamento della Romania”, avverte che non andare a elezioni anticipatamente potrebbe favorire il Psd.

Nel quartier generale del Partito socialdemocratico il post-voto è vissuto in maniera più movimentato, scosso da critiche che provengono dall’esterno ma anche dall’interno, sintomo che la leadership di Viorica Dancila non è salutata positivamente. Anche quest’ultimo aspetto può senza dubbio aver influito sul voto del secondo turno. Tra i primi a commentare pubblicamente è stato il senatore Cristian Resmerita che su Facebook ha scritto che “questo risultato sia un peccato per il Psd e penso che in questo momento la nostra candidata debba fare un passo indietro affinché il partito possa avere una possibilità”. Nel frattempo la candidata del partito di centro-sinistra si è presentata alla stampa rilasciando una dichiarazione fulminea. Ha ringraziato gli elettori e tutti i collaboratori infine, a domanda posta da una giornalista, ha confermato la sconfitta. Dopo il 10 ottobre per Dancila si tratta di un’ulteriore sconfitta. Per il Psd, al contrario, è l’ennesima.

Il futuro della Romania

Nel frattempo la Romania deve guardare avanti. La riconferma di Iohannis favorisce inevitabilmente l’attuale governo guidato dal primo ministro Ludovic Orban, che però può contare su una maggioranza risicata, la cui crisi può essere sempre dietro l’angolo. Anche su questo punto Iohannis ha subito preso parola affermando che c’erano di allargare la maggioranza quanto più possibile, benché sia difficile riuscire pensare che questo possa avvenire. In particolare considerato che le elezioni parlamentari si terranno a breve. L’unico dubbio è sul quando. Se Dan Barna preme per andare al voto anticipatamente, il che potrebbe favorire il suo partito, al tempo stesso Ludovic Orban si mostra più cauto, facendo riflettere sul fatto che un’altra crisi di governo sarebbe deleteria per il Paese.

In ogni caso, elezioni parlamentari a parte, un ruolo fondamentale verrà giocato anche dalle elezioni locali, che secondo Barna è il vero appuntamento elettorale per riuscire a contrastare il Psd e tutto ciò che simboleggia il partito. Per la Romania, al di là delle scelte che compieranno il presidente e il primo ministro, il 2020 sarà un anno rilevante.