Skip to content
Politica

Investimenti sotto traccia e aziende mascherate: così Israele punta alle risorse dell’Indonesia

Tra sostegno alla Palestina e interessi economici, Jakarta adotta una linea sempre più pragmatica nei rapporti con Israele.

“Rispettiamo tutti i Paesi ma ciò su cui non possiamo scendere a compromessi è sostenere la lotta per l’indipendenza della Palestina“. Qualche settimana fa, nel corso di un evento pubblico, il presidente indonesiano Prabowo Subianto rimarcava la sua posizione a sostegno del popolo palestinese. Un anno fa Subianto spiegava addirittura che Jakarta sarebbe stata pronta a stabilire relazioni diplomatiche con Israele soltanto quando Tel Aviv avrebbe prima riconosciuto uno Stato palestinese.

A parole, insomma, l’Indonesia – che è il più grande Paese del mondo a maggioranza musulmana – sta da una parte ben precisa. Dietro le quinte il governo in carica sta tuttavia assumendo un tono più pragmatico nei confronti della questione israeliana, di pari passo con aperture economiche e turistiche senza precedenti. Il caso più emblematico che ha scaldato il dossier riguarda l’isola indonesiana di Halmahera. Qui, infatti,il ministero dell’Energia e delle Risorse Minerarie di Jakarta ha assegnato un’importante concessione geotermica a un’azienda profondamente radicata nel sistema economico israeliano.

Le mani sul rame indonesiano

I fatti risalgono allo scorso gennaio quando il governo indonesiano ha assegnato la concessione energetica dell’area geotermica di Telaga Ranu a Pt Ormat Geothermal Indonesia, azienda controllata da Ormat Technologies, società statunitense con sede in Nevada di origini israeliane che si basa su reti di ingegneria, produzione e capitali legate a Tel Aviv.

Il governo parla di un accordo stipulato per facilitare il raggiungimento dell’obiettivo di arrivare a zero emissioni nette entro il 2060, nonché di un deal fondamentale per sviluppare l’utilizzo delle energie rinnovabili in un Paese ancora dipendente dal carbone. Questa urgenza, ha spiegato Middle East Monitor, non giustifica però la palese contraddizione politica, con l’intensificarsi dei rapporti commerciali di Jakarta con aziende israeliane in netto contrasto con la narrazione ufficiale del governo Subianto.

Halmahera non è un luogo qualunque. L’isola ospita la più grande riserva di nichel conosciuta in Indonesia, un metallo richiestissimo a livello mondiale perché impiegato nella produzione delle batterie per le auto elettriche. Negli ultimi anni grandi complessi per la lavorazione del nichel, sostenuti soprattutto da capitali cinesi, hanno trasformato quest’area in uno dei principali poli della filiera delle batterie per veicoli elettrici.

Non solo: investitori legati a Giappone e Corea del Sud hanno finanziato fonderie, centrali elettriche e infrastrutture logistiche, rafforzando l’accesso ai minerali critici locali. L’espansione industriale ha avuto però un alto costo ambientale: la deforestazione è aumentata nelle aree interessate dai progetti e gli ecosistemi costieri sono sottoposti a una pressione sempre maggiore.

Il nuovo pragmatismo nei rapporti con Israele

La vicenda di Halmahera non significa che l’Indonesia abbia rinnegato la sua posizione nei confronti della questione palestinese. Subianto è in ogni caso molto diverso dai leader che lo hanno preceduto. Il motivo è semplice: il Paese punta a diventare un’economia avanzata entro il 2045 e per farlo ha bisogno di mantenere un’adeguata fluidità diplomatica.

I passi falsi sono dietro l’angolo. Il sentimento anti israeliano è infatti profondamente radicato in questo Paese a maggioranza musulmana. Basti pensare che un sondaggio condotto nel giugno 2025 dalla società di ricerca Median ha rilevato che il 74,9% degli indonesiani ritiene che il loro Paese non dovrebbe mai riconoscere lo Stato di Israele. Per evitare di perdere consensi Subianto si muove quindi con la massima cautela, mentre le autorità sottolineano spesso che “al momento non ci sono piani per stabilire relazioni diplomatiche con Israele, soprattutto alla luce delle azioni di Israele a Gaza”.

Eppure, a Jakarta e dintorni, qualcosa si sta muovendo. In ambito turistico, per esempio, mentre la Malesia, altro Paese asiatico a maggioranza musulmana, ha vietato l’ingresso dei cittadini con passaporto israeliano, a meno di particolari autorizzazioni, l’Indonesia continua ad accogliere i turisti israeliani a Bali.

Attenzione, poi, al desiderio di Jakarta di aderire all’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse), adesione che richiede l’approvazione unanime dei membri del gruppo, tra cui Israele. La tecnologia militare israeliana potrebbe inoltre fare gola a Subianto, intenzionato a modernizzare l’esercito e a rafforzare la cooperazione in materia di sicurezza. Dal punto di vista di Tel Aviv, invece, flirtare con l’Indonesia garantirebbe un potenziale accesso a un mercato inesplorato di 280 milioni di persone e un potente alleato all’interno del mondo musulmano.

Abbonati e diventa uno di noi

Se l'articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l'avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

Lascia un commento

Non sei abbonato o il tuo abbonamento non permette di utilizzare i commenti. Vai alla pagina degli abbonamenti per scegliere quello più adatto