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Da settimane le università di tutti gli Stati Uniti sono teatro di enormi proteste. Gli studenti hanno occupato i campus per chiedere il cessate il fuoco a Gaza e l’interruzione delle partnership universitarie con gli istituti israeliani e i forti rapporti che queste hanno con le lobby americane delle armi. L’eco di queste proteste è arrivato fino in Europa. Nella maggior parte delle città universitarie europee il clima pro-palestinese si sta alimentando vertiginosamente. Da Amsterdam, passando per Madrid fino ad arrivare a Roma, gli studenti europei chiedono a gran voce un’inversione di rotta e la condanna per la brutalità delle azioni belliche israeliane a Gaza. Da decenni non si registravano proteste così sentite ed estese in tutta la regione.

Da Nord a Sud, universitari con Gaza

Gli atenei italiani sono stati occupati da Nord a Sud. Con lo slogan “Intifada universitaria”, i comitati studenteschi contro la guerra si sono riuniti in numerose città come Milano, Torino, Napoli, Bologna, Pisa, ma in prima fila c’è la Sapienza di Roma dove è stata allestita una tendopoli e gli slogan pro-palestinesi sono ovunque. 

In Olanda le proteste sono iniziate il 6 maggio e da lì si sono diffuse a macchia d’olio arrivando fino a Maastricht, Nimega, Eindhoven, Utrecht, Groninga e Leida. Le università olandesi hanno raggruppato decine di migliaia di persone in marce, occupazioni di locali e tendopoli diramandosi tra le strade delle città, oltre i campus universitari. Ad Amsterdam è stato occupato un edificio universitario dove dai balconi fuoriuscivano bandiere palestinesi seguiti da cori che recitavano “Ogni volta che mentono, un bambino muore a Gaza”, riferendosi alle università. La città è stata teatro di forti scontri con la polizia che più volte ha caricato la folla e ha effettuato decine di arresti.

In Germania la prima grande manifestazione avvenuta ha avuto luogo all’Università Humboldt di Berlino il 3 maggio dove la polizia ha fatto 37 arresti ed è riuscita ad allontanare oltre 200 studenti. In Germania le manifestazioni in sostegno alla Palestina sono vietate e ogni forma di critica verso Israele viene considerata antisemita. Sin dall’inizio della guerra la violenza della polizia nei confronti dei manifestanti è stata degna di nota. Adesso si è acceso un dibattito dopo che alcuni accademici hanno pubblicato un documento a sostegno del diritto degli studenti di manifestare pacificamente, anche occupando i campus. La lettera ha provocato durissime critiche soprattuto da parte di alcuni giornali che hanno descritto gli accademici come sostenitori di Hamas e accusati di antisemitismo. Anche i politici si sono schierati contro gli accademici e gli studenti che dicono avere “odio contro Israele e gli ebrei”. 

All’Università di Vienna invece gli studenti non sono nemmeno riusciti a montare le prime tende che la polizia li ha evacuati nel giro di poco tempo. La stessa presidente dell’associazione studentesca Nora Hasan si è scagliata contro gli studenti accusando alcuni di loro di antisemitismo. La politica austriaca, come in Germania, non tollera nessuna forma di protesta contro Israele e ritiene il movimento pro-palestinese non in linea con i principi austriaci. 

Nei Paesi del Nord Europa la situazione rimane la stessa. I campus vengono occupati e le manifestazioni continuano. In Svezia il governo di destra critica fortemente tutte le forme di protesta e ci sono stati numerosi arresti, tra cui quello dell’attivista Greta Thunberg a Malmo che protestava contro la partecipazione di Israele all’Eurovision che si è tenuto proprio in Svezia. L’aria si sta facendo molto tesa tanto che decine di ricercatori dell’Università di Lund hanno pubblicato un articolo in cui denunciano le autorità di ritorno al fascismo. A Copenaghen gli studenti sono accampati fuori dall’università dal 6 maggio. Pure ad Helsinki l’università è stata occupata. 

Anche in un paese come la Svizzera, spesso lontano dai movimenti di protesta, è arrivato il movimento studentesco globale per la Palestina e i campus di Friburgo, Basilea e Berna si stanno mobilitando. Dal 7 maggio un edificio dell’università di Ginevra è stato occupato. A Losanna l’occupazione è durata ben quattro giorni e a Zurigo è partita il 14 maggio. 

In Spagna e in Irlanda, gli unici paesi dell’Ue che sostengono la creazione di uno stato palestinese, le manifestazioni si sono svolte senza scontri o limitazioni. In Spagna sono sorti accampamenti nei campus di Barcellona, Madrid, Pamplona, Siviglia, Bilbao e Valencia. In Irlanda la prestigiosa università Trinity College. 

Diversa la situazione in Regno Unito dove il governo di destra del conservatore Rishi Sunak chiede ai campus universitari più polso duro contro quello che lui definisce antisemitismo. I rettori hanno però sottolineato la libertà accademica e di espressione. La rettrice Sally Mapstone, dell’Università di St Andrews in Scozia, ha affermato che lo smantellamento degli accampamenti non è una misura necessaria. Le università coinvolte sono almeno undici tra Newcastle, Leeds, Lancaster, Cambridge, Oxford, Edimburgo e Goldsmiths a Londra. 

Stop collaborazioni: cosa chiedono gli studenti

Quel che accomuna tutti questi movimenti studenteschi è la volontà di recedere dai numerosi e diffusi accordi di collaborazione che le università hanno stipulato nel tempo con Israele. Alla Sapienza di Roma ad esempio si chiede alla rettrice Antonella Polimeni di ritirare la presenza dell’università da una fondazione che viene finanziata da Leonardo, la quale fornisce una grandissima mole di armi a Israele. 

In alcuni di questi Paesi sono stati raggiunti i risultati sperati come in Irlanda, dove la direzione dell‘università di Dublino ha promesso di porre fine ai suoi impegni finanziari con Israele, in particolare agli investimenti in aziende con sede nei territori occupati. In Spagna molti atenei hanno promesso di rivedere o sospendere alcuni accordi di collaborazione con centri di ricerca e università israeliane che non hanno mostrato un fermo impegno per la pace e il rispetto del diritto internazionale umanitario. Anche in Norvegia, dove il governo ha da subito condannato i bombardamenti su Gaza, cinque università hanno deciso di sospendere tutte le collaborazioni in corso con le università israeliane, in articolare l’università di Bergen. 

In altri Paesi invece i dialoghi diventano sempre più difficili e le operazioni della polizia più insistenti. 

La corrente partita dagli Stati Uniti ha raggiunto l’Europa e non sembra ancora pronta a fermarsi. Al contrario sembra che stia nascendo un nuovo senso di consapevolezza e una nuova ma anche antica insofferenza nei confronti delle interferenze occidentali nelle guerre in Medio Oriente e dell’illimitato e cieco sostegno a Israele. 

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