Secondo Satya Nadella, Ceo di Microsoft, grazie all’intelligenza artificiale l’economia potrà crescere senza lasciare nessuno indietro e la società, quindi, potrà diventare più inclusiva. Più inclusiva, sì, ma solo se si manterranno due punti fermi nello sviluppo innovativo: l’etica e l’empatia. Gli ingegneri, come esseri umani, hanno intrinseca nella loro natura la possibilità di avere dei pregiudizi, le intelligenze artificiali, programmate dagli stessi ingegneri, non ne avranno, e da qui si deduce che il punto di vista etico di alcune intelligenze artificiali potrà essere migliore di chi le avrà “messe al mondo”. Per quanto concerne l’empatia, Nadella ha dichiarato in un’intervista che è il valore che ha davvero imparato ad apprezzare profondamente e di cui parla moltissimo “Non penso che sia solo un – nice to have -, ma credo che sia al centro dell’agenda dell’innovazione qui a Microsoft. Il nostro core business è collegato ai bisogni dei clienti e non riusciremo a soddisfarli se non abbiamo un profondo senso dell’empatia”. Inutile pensare di poter innovare solo a colpi di dati e codici, se alla base, ovvietà, non c’è la base. Se per Fëdor Dostoevskij era compito della bellezza, quello di salvare il mondo (o grazie alla bellezza ci saremmo salvati), per Nadella sembra che sia proprio l’intelligenza artificiale a risolverci l’esistenza in questo pianeta.

Anche Klaus Shwab, professore di economia politica all’Università di Ginevra, fondatore e direttore esecutivo del World Economic Forum, affronta l’IA con fiducia (arrivati ad oggi, si può tornare indietro e non fidarsi?). Shwab, infatti, ha dichiarato che l’intelligenza artificiale è il cuore della Quarta rivoluzione industriale, una rivoluzione dove ogni persona e organizzazione del pianeta dovrebbe avere la possibilità di raggiungere obiettivi sempre più elevati. L’intelligenza artificiale sta cambiando le nostre vite, il modo in cui lavoriamo e come ci relazioniamo l’uno con l’altro. 

Nel maggio 2018, il Future of Humanity Institute dell’Università di Oxford ha pubblicato uno studio dove affermava che l’IA avrebbe “sovraperformato” gli esseri umani in molte attività, nel giro di dieci anni, dalla traduzione delle lingue alla guida dei camion, prevedendo anche la pubblicazione robotica di un libro best-seller nel 2049 e la capacità di operare chirurgicamente meglio di un essere umano, nel 2053. Sempre i ricercatori, ritengono che l’IA possa automatizzare tutti i lavori umani nel giro di 120 anni, e dichiarano che “I progressi nell’intelligenza artificiale avranno enormi conseguenze sociali. L’intelligenza artificiale trasformerà la vita moderna rimodellando i trasporti, la salute, la scienza, la finanza e l’attività militare.” 

Vladimir Putin nel 2017, durante un incontro con degli studenti della città di Yaroslavl, aveva dichiarato: “Chi diventerà leader nell’Intelligenza Artificiale, dominerà il mondo”. aprendo lo scenario di ipotesi ben più ampio di una rivoluzione, bensì di una Terza Guerra Mondiale, dove per evitare l’esplosione della bomba dell’intelligenza ci sia la necessità di una cooperazione internazionale e non di una lotta per la supremazia del controllo. Chi vuole un dittatore globale?

Stati Uniti, Cina, Russia, India, Israele, Giappone, hanno tutti un’ambizione e una visione propria. L’Intelligenza Artificiale trasformerà la geopolitica? Dall’interesse per il petrolio osserveremo in un futuro prossimo, che è già presente, come la risorsa strategica per le Nazioni sarà la tecnologia digitale, robot, droni, software, microprocessori, reti di telecomunicazioni, macchine industriali, ma soprattutto, dati. 

E qui entra in gioco il datismo di Yuval Noah Harari, storico israeliano, che in uno dei suoi principali libri di successo “Homo Deus. Breve storia del futuro”, descrive quanto abbiamo bisogno di elaborare immensi quantitativi di dati, che vanno ben oltre le capacità del nostro cervello, per ottenere l’immortalità, la beatitudine eterna e i divini poteri della creazione”. Come una religione, dove gli algoritmi agiranno al posto nostro. Spiega sempre Harari: “Tuttavia quando l’autorità sarà trasferita dagli umani agli algoritmi, i progetti umanisti diventeranno irrilevanti. Perché darsi tanta pena per macchine (umane, ndr) che elaborano dati ormai obsolete, quando modelli assai più avanzati sono già disponibili? Stiamo lottando per ingegnerizzare ‘Internet-di-tutte-le-cose’ nella speranza che faccia godere a tutti buona salute, una gioia sempiterna e un potere illimitato”. Ma se l’Internet-di-tutte-le-cose arriverà al punto di poter governare il mondo? Gli umani potrebbero passare dall’essere ingegneri al diventare chip? E poi, dati? “[…] e alla fine potrebbero dissolversi in un fiume di dati come una zolla di terra dentro un corso d’acqua impetuoso”.

Chi ha dati, ha potere. FaceApp, applicazione che trasforma la faccia con l’intelligenza artificiale, grazie alla più avanzata tecnologia di foto-ritocco neurale, ha destato un boom di ansia nel web per l’appropriazione di dati sensibili. E scavando un po’ più sotto, dovremmo tornare alla base: perché le grandi potenze economiche stanno investendo sulla sorveglianza dei nostri rapporti (nei Social?), delle nostre foto, delle nostre identità… dei nostri dati? E qui ritorna la trasformazione della geopolitica.

La Cina, che ha dichiarato di voler diventare la principale potenza di intelligenza artificiale del mondo entro il 2030, con un settore dell’AI valutato 150 miliardi di dollari, nel nuovo Libro Bianco della Difesa pubblicato il 24 luglio 2019, nel sito del Governo di Li Keqiang, Premier della Repubblica Popolare cinese, spiega la sua ambizione nel voler costruire un esercito tecnologicamente avanzato. Nel capitolo dedicato alla competizione militare globale, infatti, si legge: “I principali Paesi del mondo stanno riadattando le proprie strategie di sicurezza e le strutture organizzative militari. Stanno sviluppando nuovi tipi di forze di combattimento per impadronirsi del vertice strategico di comando nella competizione militare. Gli Stati Uniti si stanno impegnando nell’innovazione tecnologica e istituzionale alla ricerca dell’assoluta superiorità militare. La Russia sta avanzando la sua riforma militare ‘New Look’. Nel frattempo, Regno Unito, Francia, Germania, Giappone e India stanno riequilibrando e ottimizzando la struttura delle loro forze militari. Spinto dal nuovo round di rivoluzione tecnologica e industriale, l’applicazione di tecnologie all’avanguardia come l’intelligenza artificiale (AI), l’informazione quantistica, i big data, il cloud computing, l’Internet delle cose sta prendendo piede nel campo militare. La competizione militare internazionale sta subendo cambiamenti storici”. Serve scavare ancora più sotto, per dirlo?

Senza più utilizzare il futuro, l’intelligenza artificiale sta trasformando la geopolitica. Possiamo parlare di battaglia algoritmica, come ha presagito il millennial geopolitical futurist, Abishur Prakash?

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