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La Cina vuole diventare la nuova superpotenza mondiale al posto degli Stati Uniti. A sostenerlo è Michael Collins, vice direttore aggiunto del Centro della missione dell’Asia orientale della Cia durante una conferenza sull’ascesa di Pechino all’Aspen Security Forum. Secondo l’ufficiale dell’intelligence statunitense, come riporta la Cnn, Xi Jinping sta conducendo una “guerra fredda” contro gli Stati Uniti.

“Quella che stanno combattendo contro di noi è fondamentalmente una guerra fredda, ma non come abbiamo visto con l’Unione Sovietica; questa contempla tutte le vie del potere lecito e illecito, pubblico e privato, economico e militare, per minare la posizione del rivale. I cinesi non vogliono fare guerre” ha sottolineato.

“La Cina è la più grande minaccia per gli Usa”

Secondo Collins, la minaccia rappresentata dalla Cina è la più grande sfida globale che gli Stati Uniti stanno affrontando ma l’ordine liberale Usa è ancora il più attrattivo: “Sono ottimista sul fatto che nella battaglia per norme, regole e standard di comportamento, l’ordine nazionale liberale sia più forte degli standard repressivi promulgati dai cinesi”, ha affermato. “Sono fiducioso del fatto che molti Paesi preferiscano questo ordine ai cinesi”.

I commenti di Collins dall’Aspen Security Forum hanno fatto eco a quelli di altri alti funzionari statunitensi, tra cui il direttore dell’Fbi Christopher Wray e del direttore dell’Intelligence nazionale Dan Coats, i quali hanno indicato la Cina come il pericolo più significativo per gli Stati Uniti oggi.

“Penso che la Cina, dal punto di vista del controspionaggio, rappresenti per molti versi la minaccia più ampia, più stimolante e più significativa che affrontiamo come Paese”, ha sottolineato il capo dell’Fbi. Coats ha osservato che gli Stati Uniti hanno bisogno di decidere se la Cina sia un “vero avversario o un concorrente legittimo”.

“Sconfiggere i cinesi con il soft power”

Secondo Susan Thornton, che ricopre il ruolo di vice segretario di Stato per gli affari dell’Asia orientale e del Pacifico, la chiave per contrastare l’ascesa di Pechino è il soft power. “Dobbiamo tornare a fare ciò che sappiamo fare bene, il nostro soft power è incredibilmente più potente del loro, non hanno lo stesso tipo di attrattiva che ha il sistema statunitense”. Questo perché, osserva, “i nostri partner in giro il mondo sa che siamo accanto a loro e sanno che non imporremo la nostra volontà”.

Le contromosse di Cina e Russia

Chiudere il conflitto con la Russia per far fronte alla crescente potenza cinese in Asia e in Africa. Questo è il tentativo di Donald Trump, che nel frattempo ha dato il via all’escalation dei dazi americani verso la Cina. Strategia non condivisa però da quello “stato profondo” che dopo l’incontro a Helsinki ha definito Trump “un traditore della patria”,  come dichiarato dall’ex direttore della Cia John Brennan.

Mentre i liberal scatenano la guerra contro Trump, sul giornale cinese Global Times, Sergey Glazyev, consigliere del presidente russo Vladimir Putin, riflette sulla guerra commerciale promossa dall’amministrazione americana e sulle relazioni tra Mosca e Pechino. “Le tensioni commerciali sono in parte dovute alla stagnazione nelle economie occidentali, che ora sono in pessime condizioni. Un sacco di soldi sono usati per la speculazione e minano la stabilità dei settori finanziari” spiega.

“Gli Stati Uniti vogliono mantenere la propria posizione di leader usando il protezionismo. Ma l’unico risultato sarà un aumento degli scambi tra Russia, Cina, India e altri Paesi. Se riusciremo a rafforzare la cooperazione all’interno della Shanghai Cooperation Organization o dei Brics e smetteremo di fare affidamento sul dollaro come valuta internazionale, la pressione degli Stati Uniti diminuirà”.

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