Emmanuel Macron è riuscito, dopo una settimana di braccio di ferro, ad averla vinta sulla Commissione di Ursula von der Leyen: la scelta dell’esecutivo Ue di nominare capo economista della Direzione generale sulla concorrenza Fiona Scott Morton, professoressa della Yale University, ha portato la Francia ad alzare le barricate contro Bruxelles. E si è conclusa con la rinuncia all’incarico della stessa Scott Morton nella giornata del 19 luglio.
Scott Morton è una grande esperta di diritto della concorrenza nell’era contemporanea ma per Macron ha un difetto incolmabile per poter ricoprire il ruolo: è americana. E questo è stato contestato a von der Leyen e alla rappresentante per la Concorrenza, Margrethe Vestager, che hanno scelto Scott Morton in un ruolo chiave in un dipartimento in cui Bruxelles e Washington sono ai ferri corti.
Scott Morton è stata in passato capo economista dell’antitrust nello strategico dipartimento di Giustizia ai tempi dell’amministrazione Obama. Di recente ha lavorato come consulente antitrust su aziende come Amazon e Apple, non spingendole certamente a evitare temi come il Digital Markets Act, ma aprendo a una visione dell’Antitrust all’americana da importare in Europa: “La Commissione potrebbe rendere pubbliche le questioni in sospeso e i compromessi sui quali vorrebbe vedere più ricerca”, ha scritto assieme ad altri autori sulla rivista Pro Market nel 2022. “Potrebbe anche rendere pubblici set di dati pertinenti o incoraggiare le organizzazioni non profit e le università a creare e ospitare tali risorse che potrebbero essere utilizzate per indagare su questioni di importanza politica”, dunque di fatto trasformando la discrezione politica in attività puramente compromissoria.
Questo è il tipo di approccio che non ama Macron. Il quale sul fronte della competizione economica immagina un’Europa ambiziosa sulle tecnologie, dai microchip all’energia rinnovabile, dal cloud (Gaia-X) alle grandi aggregazioni per governare il mondo digitale. Un’Europa capace di usare avanzati poteri di regolamentazione per creare le ottimali regole del gioco e alzare il costo della partecipazione degli attori economici, soprattutto del big tech, extraeuropei al mercato unico.
Il Financial Times segnala come Macron si sarebbe trovato in imbarazzo nel vedere un’americana governare le politiche economiche della Concorrenza Ue in una fase in cui la Francia sta facendo pressione su Bruxelles per alzare il numero di esenzioni permesse alle norme sugli aiuti di Stato per poter rispondere attivamente a politiche come l’Inflation Reduction Act e il Chips Act dell’amministrazione americana. Da alcuni visti come la base di una guerra economico-commerciale dell’America al Vecchio Continente. Una prospettiva inaccettabile, in un contesto di scontro che mostra le diverse ambizioni tra le varie anime dell’Europa.
Ursula von der Leyen e Margrethe Vestager incarnano un’Europa attenta alla forma delle regole e a un sostanziale quieto vivere che aiuti a governare l’esistente senza strappi eccessivi. Garantendo una continuità nella stabilità per minimizzare i rischi di possibili dinamiche politiche controintuitive per l’Unione Europea. Macron ha invece assieme al Commissario all’Industria Thierry Breton una strategia più assertiva, non priva di rischi e chiamata a spingere su un avanzamento strategico delle capacità di autonomia strategica europea. Da leggere innanzitutto come francese. Tutto questo non senza possibili spinte a un braccio di ferro politico con Bruxelles e le sue strutture.
La partita su Scott Morton e il dietrofront comunitario segnala quanto Macron stia già pensando a una partita di prospettiva in cui in ballo c’è il futuro dell’Europa. Dalla futura capacità dell’Unione di promuovere strategie indipendenti dagli Usa su tecnologia, investimenti, contrasto allo strapotere delle piattaforme a stelle e strisce e di governare con regole certe i mercati si capirà il gradiente di ambizione di una seconda gamba dell’Occidente che mira a rinforzare i rapporti transatlantici senza pensarsi come junior partner. Ogni battaglia su nomine chiave sarà da qui in avanti decisiva. Varrà per ruoli come quello destinato inizialmente a Scott Morton e per i futuri incarichi da commissari: ci sarà una svolta sempre più netta verso un dualismo tra l’Europa della tecnocrazia e quella del politica nel senso più completo del termine. Con la prima che, dopo lo shock delle crisi del passato, può comprensibilmente ambire a un semplice quieto vivere. E la seconda che, di fronte a una spinta crescente di governi ambiziosi, ove alla Francia si aggiungono anche Italia e Germania, può avviare una dialettica interessante in termini di ricerca di spazi di sovranità.