Non poteva mancare la FIFA, nel più grande affare del momento a livello globale. Nella prima riunione del Board of Peace di Trump per Gaza, svoltasi giovedì 19 febbraio a Washington, era presente anche Gianni Infantino, il presidente della FIFA.
A spiegare il ruolo del capo del calcio mondiale in un progetto che, con lo sport, non dovrebbe centrare nulla ci ha pensato lo stesso Trump. Il presidente degli Stati Uniti ha infatti annunciato che la FIFA raccoglierà 75 milioni di dollari per vari progetti a Gaza, contribuendo alla ricostruzione. Si occuperà ovviamente di stadi e impianti sportivi, dato che tutte le strutture locali sono state distrutte o seriamente danneggiate dai bombardamenti israeliani, come segnalava The New Arab già nel gennaio 2024.
Secondo quanto riferito dal giornalista di Sky News Rob Harris, l’impegno della FIFA consisterà in particolare nella costruzione di un nuovo stadio nazionale da 20.000 posti. La struttura sostituirà lo storico stadio Yarmouk, oggi adibito a campo profughi. In più, verranno realizzati altri cinque campi da calcio regolamentari e 50 campetti legati all’iniziativa FIFA Arena, oltre a una scuola calcio “all’avanguardia”.
In tanti sono rimasti sorpresi dalla presenza di Infantino all’incontro, al punto che lo stesso Trump ha dovuto parlarne nella sua introduzione. “Praticamente tutti sono capi di Stato, a parte Gianni, ma lui è il capo del calcio. Quindi non è poi così male, giusto?” ha detto il Presidente degli Stati Uniti. D’altronde, Trump e Infantino sono legati da una discussa amicizia, fin da quando il dirigente sportivo era stato inaspettatamente invitato alla cerimonia d’insediamento di Trump, oltre un anno fa.
Da allora, il loro rapporto non ha fatto che diventare sempre più controverso. Lo scorso dicembre, durante il sorteggio dei gironi del Mondiale di calcio della prossima estate, Infantino ha consegnato a Trump la prima edizione di uno speciale “Premio per la Pace” della FIFA. Il riconoscimento era stato annunciato all’improvviso dallo stesso Infantino poche settimane prima, subito dopo la mancata assegnazione a Trump del Nobel per la Pace.
Il Presidente americano è tornato sull’argomento proprio all’incontro del Board of Peace: “La Norvegia mi ha fregato, e la FIFA mi ha premiato. Gianni, sei una persona molto intelligente”. D’altronde, Trump ha già ospitato negli Stati Uniti la prima edizione del nuovo Mondiale per Club, un torneo organizzato dalla FIFA nell’estate del 2025. E, nei prossimi mesi, gli USA saranno la sede principale (assieme a Canada e Messico) del Mondiale per squadre nazionali. Ovviamente, salvo boicottaggio.
L’ingresso della FIFA nel comitato d’affari che intende ricostruire Gaza e trasformarla in una sorta di grande speculazione edilizia è dunque una logica conseguenza. Già a fine gennaio a Davos, Infantino aveva dato il proprio supporto al progetto, sebbene senza parlare di investimenti diretti da parte della sua organizzazione.
Per il momento, non è chiaro in che modo la FIFA intende raccogliere questa cifra, considerando che è un’organizzazione senza scopo di lucro. Già in passato aveva finanziato la costruzione di stadi nella Striscia di Gaza, ma in collaborazione con la Federcalcio palestinese PFA. In questo caso, però, le autorità politiche e sportive locali non sono ancora state coinvolte nel progetto di Trump.
Di sicuro, a Infantino un intervento di questo tipo farà comodo a livello d’immagine. La FIFA è accusata da tempo di supportare indirettamente le azioni di Israele in Palestina, che violerebbero diversi articoli dello statuto dell’associazione. Proprio lunedì 16 febbraio, un gruppo di soggetti e organizzazioni umanitarie ha presentato alla Corte penale internazionale un dossier che denuncia Infantino e il suo omologo della UEFA Aleksander Čeferin per complicità in crimini di guerra e crimini contro l’umanità.
Difficilmente il coinvolgimento della FIFA nel Board of Peace spegnerà le critiche delle associazioni pro-Palestina attive in ambito calcistico, ma servirà a Infantino per dimostrare di non essere del tutto indifferente alla questione. Resta da capire in che modo la partecipazione al progetto possa andare d’accordo con il principio di neutralità dello sport e delle sue istituzioni.
