Jovan Palalic, occhi e capelli scuri e pettinati all’indietro, è il segretario generale del Partito Popolare Serbo. Eletto per la quinta volta come deputato al parlamento di Belgrado tra le fila della maggioranza è in questi giorni in Italia dove, sempre accompagnato da Max Ferrari – candidato leghista al comune di Varese –  sta svolgendo una serie di incontri politici. “Il mio partito è in buoni rapporti sia con Forza Italia che con la Lega” spiega, “non dimentichiamo che quando la Nato bombardò la Serbia negli anni ’90 l’unica voce di condanna fu quella di Umberto Bossi”. Da allora la Lega è cambiata profondamente, ma il legame con la Serbia non solo è rimasto, ma si è rafforzato grazie alle aperture del Carroccio alla Russia di Putin. Che dei serbi è il principale alleato.Onorevole Palalic, a cosa è dovuto questo suo viaggio in Italia?Sono in Italia per incontrare una serie di amici e di esponenti politici che abbiano della battaglie in comune a quelle del mio partito. Siamo interessati al dialogo e alla cooperazione con coloro che vogliano avere buoni rapporti con la Russia, nostro grande alleato e punto di riferimento. Il Partito Popolare Serbo ha stretto un’alleanza con Russia Unita, il partito del presidente Putin, che stiamo aiutando nel combattere le assurde sanzioni che ne colpiscono il Paese. Le sanzioni danneggiano non solo l’economia russa ma gli interessi economici e commerciali di tutti gli europei, per questo prima verranno abolite meglio sarà per tutti. L’Italia potrebbe giocare un ruolo determinante in questo senso. Prima di tutto perché vanta di due importanti partiti nazionali, come la Lega Nord e Forza Italia, che sono a favore del dialogo con Mosca; ma soprattutto perché l’Italia è un Paese che storicamente ha influenza nei Balcani, sulla Serbia e sui serbi e potrebbe avere una funzione di ponte tra il mondo occidentale e quello balcanico a trazione russa, contribuendo a rilassare i rapporti tra l’occidente e il Cremlino.Come dovrebbe agire la diplomazia italiana per assumere una funzione mediatrice di questo tipo?Potrebbe aiutare la Russia – e la propria economia – aggirando le sanzioni attraverso la Serbia. Il mio Paese ha siglato un accordo di libero scambio commerciale con il governo russo, abolendo i dazi di esportazione sulle merci e liberalizzato così il commercio con la Russia. Le ditte italiane che venissero ad investire in Serbia avrebbero quindi la possibilità di commerciare con Mosca non solo aggirando le sanzioni, ma senza avere alcuna spesa burocratica. In questi termini un’alleanza politica e commerciale italo-serba garantirebbe un servizio a tutte la parti in causa. Inoltre una maggiore presenza italiana in Serbia permetterebbe al governo di Roma di avere una maggiore incidenza nel controllo e della gestione dei flussi migratori che attraversano la rotta balcanica.Il governo serbo ha a più riprese mostrato di non volere i migranti sul proprio territorio. Dopo avere pesantemente contestato la decisione di Viktor Orban di costruire una barriera anti-migranti lungo il confine serbo-ungherese il Suo partito ha proposto di costruirne uno analogo lungo i confini con la Macedonia. Sembra che ogni Paese esclusivamente al proprio interesse, senza favorire una soluzione europea…Orban ha risolto il suo problema nazionale. La crisi migratoria è però una minaccia per la sicurezza e la stabilità non solo dei suoi cittadini, ma di tutti i Paesi europei. Le nostre forze di intelligence ci confermano continuamente che tra i migranti si nascondono dei terroristi, tant’è vero che due degli attentatori che hanno colpito Parigi a novembre erano passati attraverso la Serbia in veste di semplici profughi. E’ ormai un dato di fatto che estremismo religioso, terrorismo e fondamentalismo siano legati anche all’immigrazione odierna e che per combatterli è necessaria una cooperazione che coinvolga tutti: l’Unione europea, la Russia, gli Stati Uniti.Il dialogo tra Russia e Stati Uniti, anche sei in nome della lotta al terrorismo, è cosa difficile. Soprattutto perché le logiche geopolitiche a cui assistiamo oggi assomigliano sempre di più a quelle della Guerra Fredda.E’ difficile ma indispensabile, soprattutto in una situazione di emergenza come quella attuale. Stati Uniti e Russia non dovrebbero più considerarsi delle minacce reciproche e dovrebbero rimuovere i fattori che generano una percezione di questo tipo. Per questo noi condanniamo l’espansione della Nato ad est e il suo allargamento nei Balcani. Ciò non avrebbe alcuna funzione se non in ottica anti-russa e contribuirebbe a distogliere l’attenzione dal pericolo terrorismo. La Serbia vuole invece dialogare in quanto nazione sovrana con entrambe le parti.La Serbia ha da sempre rivendicato il proprio contributo alla cultura europea. Che ruolo potrebbe avere in tutto ciò l’Unione europea?L’Unione europea avrebbe potuto porsi come mediatore tra Stati Uniti e Russia, ma ha fallito completamente, tant’è vero che ha addirittura inasprito il dialogo tra le due potenze. La crisi della Ue non è solo economica, ma strutturale e istituzionale e non rappresenta gli interessi dei popoli europei. La Serbia non ha per questo alcun interesse ad aderire al processo di integrazione comunitario. Lo avrebbe se l’Europa rappresentasse altro, come la difesa dei nostri valori comuni.Che sono?Valori cristiani, che vedano l’uomo non solo come economico ma prima di tutto come essere umano. Crediamo nella famiglia fondata sull’unione tra l’uomo e la donna come prima forma di società. Valori conservatori che oggi sta incarnando la Russia di Putin. L’impegno della Serbia va in questa direzioni: volgiamo sottolineare i valori comuni tra le diverse culture europee.I grandi scrittori e poeti della cultura serba hanno sempre visto nell’Italia la culla della civiltà. Mi riferisco per esempio a Ivo Andric, che fu diplomatico a Roma, e a Dragos Kalajic, che fu grande amico di intellettuali italiani sia di destra che di sinistra come Giorgio De Chirico, Ezra Pound, Julius Evola e Gualiero Jacopetti .Il popolo serbo guarda da sempre con grande ammirazione all’Italia ed è grato alle imprese italiane che vengono a investire sul nostro territorio. Purtroppo le guerre nei Balcani degli anni ’90 ci hanno visti colpiti dall’Occidente e anche dal governo italiano, che poi ha anche riconosciuto il Kosovo, che per noi rimane una nostra provincia e il cuore della nostra cultura.Fausto Biloslavo, reporter de Gli Occhi della Guerra, ha definito il Kosovo come una della basi jihadiste nel cuore dell’Europa. E’ così?E’ ormai un dato di fatto che vi sono intere zone del Kosovo e della Bosnia che sono sotto il controllo dell’Isis. L’amministrazione kosovara non funziona ed è estremamente corrotta, al suo posto si sono insediati i jihadisti, che purtroppo vantano spesso dell’appoggio di ampie fette della popolazione locale. Gli albanesi che abitano il Kosovo sono tutti musulmani, il che non significa che tutti loro sostengano l’Isis, ma è un dato di fatto che nessuno di loro non combatta i jihadisti. I quali distruggono chiese e monasteri e attaccano le comunità serbe.Recentemente sono stato il Libano a documentare come la lotta dei palestinesi contro Israele, una volta con caratteristiche laiche e nazionaliste, si  stia confondendo sempre più al jihad islamico. Sembra che le guerre nazionali si stiano evolvendo in guerre di religione. E’ possibile dire che la stessa cosa stia avvenendo in Kosovo?Sì, il separatismo kosovaro è diventato niente di meno che vero e proprio fondamentalismo islamico. La discriminazione contro i serbi sta diventando religiosa e non solo su base etnica. Gli albanesi musulmani attaccano regolarmente la case dei serbi in nome della guerra dell’Isis e le prime teste tagliate dallo Stato islamico erano di persone serbe che vivevano in Bosnia. Non dimentichiamo che il primo Stato a riconoscere il Kosovo è stata la Turchia e che Erdogan si è recato in Kosovo per dire pubblicamente:”Kosovo è Turchia”. La sua è un’affermazione pericolosa, perché rivendica il processo di sostituzione di popoli avvenuta in quei territori. Il Kosovo è sempre stato il cuore della Serbia, ma sotto l’occupazione turca le autorità ottomane favorirono l’immigrazione di popolazioni albanesi-islamiche e la cacciata di quella serba. Da allora è in atto un processo di sradicamento che ha reso noi serbi minoranza nella nostra terra. Noi siamo a favore del dialogo con la comunità albanese del Kosovo, ma non riconosceremo mai l’indipendenza, perché significherebbe cedere all’islamismo e creare un pericoloso precedente di riconoscimento della legittimità della sostituzione etnica di un popolo. Per fortuna la Russia e la Cina sono dalla nostra parte.@luca_steinmann1

Articolo di Luca Steinmann