Altro che isolata, tagliata fuori dal mondo e senza più partner. La Russia sarà pure stata cacciata dal “giardino” dell’Europa (cit. Josep Borrell), ma, a quanto pare, è entrata in Asia dalla porta principale. Impossibilitata a vendere gas e petrolio all’Europa dopo lo scoppio della guerra in Ucraina, Mosca ha spostato il proprio baricentro geopolitico da Ovest a Est. Qui, nel continente asiatico, nel nuovo ombelico economico del pianeta, nella terra del commercio e degli affari, del pragmatismo e dei mercati immensi, il Cremlino ha trovato Governi interessatissimi a dialogare. E, aspetto ancor più rilevante, interessati alla distensione geopolitica con Vladimir Putin.
Non c’è, infatti, solo la Cina a tenere a galla le casse russe. Prendiamo la Corea del Sud, alleata di ferro degli Usa e del blocco occidentale, e ancora formalmente in guerra con la Corea del Nord, a sua volta alleata di Putin: nel 2024 il Governo sudcoreano ha acquistato dalla Russia svariati milioni di dollari di pezzi di ricambio per aerei e persino – per la prima volta dal 2014 – elicotteri.
Troviamo poi il Giappone, l’altro grande scudiero di Washington in Asia, che continua a comprare gas naturale liquefatto dal progetto russo Sakhalin-2. E ancora: Vietnam, India, Indonesia e Malesia hanno tutte rafforzato i loro rapporti con la Russia. O a livello militare, attraverso la vendita di armi, esercitazioni congiunte, operazioni di pattugliamento, oppure, soprattutto, sul fronte del commercio bilaterale.

Gli affari di Corea (del Sud) e Giappone con Putin
Nel corso del 2024, il volume totale delle importazioni sudcoreane di componenti di aeromobili dalla Russia ha raggiunto i 5,2 milioni di dollari (34,5 tonnellate), il 69,2% in meno rispetto al 2023, segnando il valore più basso dal 2022. Scendendo nei dettagli, scopriamo che Seoul ha acquistato da Mosca vari pezzi di ricambio per aerei, elicotteri e droni per un valore complessivo di 2,9 milioni di dollari, nonché eliche per 2,04 milioni. Per la prima volta in dieci anni, tuttavia, la Repubblica di Corea ha acquistato dal Cremlino anche elicotteri per un ammontare di 4,1 milioni di dollari.
L’agenzia russa Ria Novosti ha calcolato che l’importazione complessiva della Corea del Sud di velivoli russi e relativi pezzi di ricambio ha toccato i 9,3 milioni di dollari per 39,8 tonnellate. Secondo i dati del Servizio doganale federale russo, nel periodo compreso tra gennaio e ottobre 2024, con una quota del 2,1% sul fatturato commerciale, la Repubblica di Corea è diventata il sesto partner della Russia dopo Cina (33,8%), India (8,8%), Turchia (8,3%), Bielorussia (7,1%) e Kazakistan (4%).

Capitolo Giappone. Lo scorso novembre, il ministro dell’Industria del Giappone, Yoji Muto, spiegava che il suo Paese avrebbe adottato tutte le misure possibili per evitare interruzioni nella fornitura stabile di gas naturale liquefatto dal progetto russo Sakhalin-2 a seguito delle nuove sanzioni statunitensi. “Sakhalin-2 è importante per la sicurezza energetica del Giappone”, continuano a ripetere i massimi funzionari di Tokyo.
Ricordiamo che il Giappone è attualmente il maggiore importatore di Gnl dall’impianto russo Sakhalin-2, rappresentando il 57,5% delle sue esportazioni. E che nel 2023 ha ridotto i suoi acquisti dello stesso gas dalla Russia dell’11%, portandoli a 6,1 milioni di tonnellate, sebbene Mosca sia rimasta il terzo fornitore nazionale nipponico con una quota del 9%, dietro a Australia e Malesia. Non solo: le società giapponesi Mitsui e Mitsubishi detengono rispettivamente il 12,5% e il 10% delle quote di Sakhalin-2, guidata dalla russa Gazprom.

Cina, India e tutti gli altri
Il grande partner asiatico della Russia si chiama ovviamente Cina: nel 2024 gli scambi commerciali tra le due nazioni hanno infatti raggiunto i 237 miliardi di dollari. Nello stesso anno, il commercio bilaterale tra la Federazione e l’India ha raggiunto il valore record di 66 miliardi di dollari, segnando un incremento di cinque volte rispetto ai cinque anni precedenti.
Questo exploit, principalmente alimentato dall’acquisto da parte di Delhi di petrolio russo a prezzi scontati, potrebbe crescere ancora nel corso dei prossimi anni. Già, perché il primo ministro indiano Narendra Modi e Putin hanno fissato l’obiettivo di raggiungere 100 miliardi di dollari di commercio bilaterale entro il 2030, puntando a diversificare ulteriormente le loro collaborazioni economiche.
Non è finita qui, perché anche Russia e Vietnam intendono rafforzare il commercio bilaterale fino a toccare i 15 miliardi di dollari entro il 2030 attraverso l’attuazione di un piano di cooperazione globale. Il raggio d’azione di Mosca potrebbe poi essere allargato all’Asia centrale, ai cosiddetti -stan, all’Iran e persino alla Corea del Nord. Putin sembrerebbe insomma essersi integrato alla perfezione nei pragmatici meccanismi asiatici.

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