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Alle 3:30 di stamane, ora di Nuova Delhi, velivoli dell’Aeronautica Indiana hanno condotto un attacco preventivo nel Kashmir pakistano bombardando posizioni di guerriglieri appartenenti all’organizzazione terroristica Jaish-e-Mohammed nei pressi di Balakot, circa 50 chilometri a nord di Abbottabad non molto lontano dal confine con la regione contesa del Jammu-e-Kashmir. 

Secondo quanto riportano le agenzie stampe indiane l’incursione aerea è stata effettuata da una formazione mista di dodici Mirage 2000 e Sukhoi Su-30Mki di scorta che hanno scaricato circa una tonnellata di bombe su campi di addestramento e logistici del gruppo terroristico ritenuto responsabile del sanguinoso attentato suicida del 14 febbraio scorso, quando un’autobomba è esplosa contro un convoglio delle forze di polizia paramilitare indiana nella regione contesa causando la morte di almeno 40 uomini.

L’attacco indiano e le reazioni pakistane

Le notizie che ci giungono da fonte indiana parlano di un’incursione aera lampo condotta in forze che ha causato la morte di circa 300 militanti di Jaish-e-Mohammed, gruppo terroristico che si ritiene sia legato ad al-Qaeda.

L’attacco, che sembrerebbe essere stato coronato da successo, ha avuto come obiettivo Balakot in quanto sede nevralgica delle attività terroristiche del gruppo capitanato da Maulana Yousouf Azhar, meglio noto come Mohammed Salim, già noto per aver fatto parte del commando che ha dirottato e sequestrato il volo della Indian Airlines IC-814 nel dicembre del 1999 per ottenere il rilascio di altri tre terroristi appartenenti a JeM e detenuti in India.

Secondo l’intelligence indiana Balakot, il più grande campo di addestramento di Jaish-e-Mohammed, è la sede logistica dove vengono organizzati tutti gli attacchi nel Kashmir indiano ed il gruppo sarebbe stato in procinto di colpire nuovamente le Forze Armate indiane presenti nella regione.

Non sappiamo se nell’attacco sia stato ucciso anche lo stesso Mohammed Salim: le fonti indiane non lo riportano e quelle pachistane negano addirittura che l’incursione abbia provocato vittime.

Asif Ghafoor, generale portavoce dell’Aeronautica Pakistana, in un tweet di questa mattina ha dichiarato che “l’aviazione di Islamabad ha prontamente reagito costringendo i Mirage indiani a sganciare il proprio carico bellico fuori bersaglio, lontano da posizioni civili e della guerriglia islamica.

Effettivamente nelle foto che si possono vedere sulla stampa pachistana si nota un cratere di bomba con i resti della stessa in quello che sembra essere il versante di una montagna, ma come sempre in questi casi è lecito parlare di propaganda, così come il numero stimato delle vittime riferito da Nuova Delhi sembra esageratamente alto per un attacco in cui sono stati sganciati solo mille chilogrammi di bombe.

I media indiani e britannici stanno trasmettendo immagini dell’attacco in cui si nota un velivolo che emette artifici pirotecnici, chimati flares in gergo aeronautico, atti a sviare i missili a ricerca del calore ma guardando attentamente si nota che la sagoma del velivolo non è quella di un Mirage 2000, inconfondibile per avere l’ala a delta e l’assenza di piani di coda, bensì ricordi molto quella di un F-16, di cui è dotata solamente l’Aeronautica pakistana.

E’ lecito quindi presumere che effettivamente ci sia stata una reazione dell’aviazione di Islamabad, ma che questa non sia stata così efficace come il generale Ghafoor lasci intendere.

Sale la tensione per la regione contesa del Kashmir

Il Kashmir è solo uno dei territori di confine che da decenni sono al centro delle rivendicazioni che vedono protagonisti India, Pakistan e Cina.

Negli ultimi 71 anni India e Pakistan hanno combattuto 4 guerre di cui 3 nella regione del Kashmir e si sono adoperate con successo per raggiungere la capacità nucleare: negli arsenali delle due potenze si stima vi siano circa 250 testate complessivamente, sufficienti per la totale distruzione di entrambi i Paesi.

Soprattutto per questo si teme che l’attacco di stamane, il primo che ha violato lo spazio aereo pakistano dal 1971, possa generare un’escalation dagli esiti non determinabili e possibilmente catastrofici.

Per il momento Islamabad e Nuova Delhi hanno affidato alla diplomazia il confronto dopo l’incursione, con il Ministro degli Esteri pakistano Shah Mehmood Qureshi che accusa l’India di voler innescare una guerra.

Durante una riunione d’emergenza tenuta tra tutti i segretari degli Affari Esteri per analizzare la situazione emersa dopo la violazione della Loc, la Line of Control che dal 1972 separa il Kashmir in due zone di influenza, il Ministro ha tenuto a precisare che il Pakistan prenderà tutti i provvedimenti del caso ma in modo responsabile.

“L’India è attivamente impegnata a disturbare la pace della regione” sono state le parole di Qureshi “l’intera nazione è al fianco dell’Esercito Pakistano”.

Anche gli stati maggiori delle Forze Armate di Islamabad sono pronti ad una risposta come affermato in una nota dell’Ispr (Inter-Services Public Relations) in cui il generale Qamar Javed Bajwa – Capo di Stato Maggiore – ed il maresciallo dell’aria Mujahid Anwar Khan, affermano che il livello operativo delle Forze Armate nella regione è idoneo per qualsiasi tipo di risposta.

Cosa aspettarsi?

La situazione rispetto al passato risulta complicata dalle differenti congiunture internazionali. Il Pakistan ora è sempre più lontano dagli Stati Uniti mentre ha ritrovato nella Cina il suo partner privilegiato. Ora Pechino, già fornitrice del know-how nucleare che ha permesso ad Islamabad di raggiungere la capacità atomica grazie agli accordi di cooperazione firmati nel 1986, guarda a Islamabad per la propria espansione commerciale e militare: nel quadro della “Belt and Road Initative” si sono stretti accordi di mutua collaborazione economica e soprattutto è cominciata la penetrazione cinese in quel settore dell’Asia.

L’India di rimando, sebbene cerchi ancora guardi alla Russia come ad un partner militare e commerciale, si è sempre più avvicinata agli Stati Uniti proprio in chiave di contenimento dell’espansionismo cinese nell’area indo-pacifica, per evitare di essere “strangolata” dalla “Collana di perle” che Pechino sta stendendo tra gli stretti di Bab el-Mandeb e della Malacca, vitali per i commerci cinesi.

È difficile stabilire con precisione, dati i nuovi equilibri internazionali, cosa aspettarsi nell’immediato futuro. Di sicuro la diplomazia americana si starà muovendo – così come quella cinese e russa – affinché non si giunga ad una vera e propria escalation che potrebbe comportare anche l’impiego degli arsenali atomici di Islamabad e Nuova Delhi, ma nella storia recente i due Paesi ci hanno abituato a “colpi di testa” decisi in totale autonomia, unilateralmente.

Qualora il Pakistan decida un attacco di ritorsione verso le basi aeree da cui sono decollati i Mirage indiani che hanno condotto l’incursione di stanotte, la situazione potrebbe rapidamente degenerare, ma l’analisi della parole del generale portavoce dell’Aeronautica Pakistana, ed in particolare il fatto che abbia sottolineato l’assenza di vittime, lascia presupporre che Islamabad non intenda percorrere questa strada.