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Inizialmente era un fiume carsico che scavava il Partito Conservatore dall’interno, poi è diventato un torrente impetuoso: il flusso continuo di deputati uscenti che hanno dichiarato di non volersi ricandidare dopo l’annuncio di elezioni anticipate da parte del primo ministro Rishi Sunak è un grattacapo politico per il premier britannico. Salito al potere nel settembre 2022 dopo la fine del governo di Boris Johnson e la breve, ingloriosa, parentesi di Liz Truss per governare, da esperto di questioni economico-finanziarie, una crisi sistemica della sterlina e dei conti e traghettare i Tory verso il redde rationem elettorale.

In settimana Sunak, a sorpresa, ha annunciato elezioni anticipate per il 4 luglio. Dopo oltre 14 anni di potere, il Partito Conservatore che ha dal 2010 a oggi vinto nettamente tre elezioni (2010, 2015, 2019) e primeggiato, senza trionfare con la maggioranza assoluta, in quella del 2017, affronterà la partita più dura della sua storia recente. Il Partito Laburista guidato da Sir Keir Starmer non ha un’agenda di radicale rottura o particolari punti di svolta ma sta da oltre due anni guadagnando terreno dalla disaffezione di buona parte dell’elettorato per un partito la cui continuità ai vertici delle istituzioni è diventata saturante. Tanto che il Labour guida stabilmente con una ventina di punti di vantaggio nei sondaggi, sostenuto da una quota compresa tra il 45 e il 47% dell’elettorato.

La maggioranza Tory rischia di essere spazzata via. Il portale Electoral Calculus, a tal proposito, ha provato a costruire una proiezione dei seggi destinati ai due maggiori partiti: i Laburisti salirebbero da 197 a 479 seggi, i Conservatori crollerebbero da 376 a 91 deputati. Contando che la maggioranza nel parlamento di Westmeinster è di 326 voti, i Laburisti avrebbero una soglia di assoluta tranquillità.

Questo ha causato ansie notevoli in casa Tory. Per molti deputati, evitare un “Crepuscolo degli Dei” di questa portata è parso vitale per preservare la carriera politica. Altri hanno voluto approfittare della tornata per salutare i ranghi parlamentari. E per Sunak si pone un problema: quanti colonnelli e soldati avrà ha disposizione per una battaglia che molti ritengono già persa? Le fughe di maggior peso sono quelle dell’ex primo ministro Theresa May, di Ben Wallace, ministro della Difesa dal 2019 fino al 2023 nei governi Johnson, Truss e Sunak, e di Dominic Raab, a lungo vicepremier.

Lascerà il suo seggio anche Michael Gove, deputato dal 2005, architetto della Brexit assieme a BoJo, già Ministro dell’Interno, nel seggio di Surrey Heath dove i Tory hanno sempre avuto oltre il 55% dei voti. Lo lasceranno anche i veterani Tory Greg Knight e David Evennett, in carica dal 1983, rappresentanti rispettivamente l’East Yorkshire e Bexleyheath. Ma assieme a loro anche una miriade dei deputati eletti nel 2019 dopo che Johnson trionfò sfondando il “muro rosso” dell’Inghilterra del Nord, che i Laburisti si preparano a riconquistare. Otto deputati eletti per la prima volta nel 2019 e tre entrati a Westmeinster nel 2017 sono pronti a lasciare.

“La vulnerabilità di questi seggi può dipendere dal fatto che un deputato ha rappresentato un collegio elettorale per molto tempo e ha costruito un voto personale tra persone che altrimenti potrebbero essere tiepide nei confronti del proprio partito”, nota The Conversation. Ricordando come “gli elettori locali potrebbero sentirsi più legati a un deputato che è un volto familiare con una comprovata esperienza di risultati per la circoscrizione. Un candidato nuovo, non provato, potrebbe farli pensare due volte nella cabina elettorale”, aprendo la strada a nuove faglie ideologiche capaci di svantaggiare i Tory, che nel 2019 hanno trionfato sfondando nelle roccaforti storiche della sinistra britannica.

Risulta chiaro, in quest’ottica, che “i seggi in cui il deputato in carica si dimette hanno una storia di prestazioni insoddisfacenti per il loro partito alle successive elezioni generali, rispetto ai seggi in cui il deputato è rimasto al suo posto”. Il numero totale di uscite annunciate nel campo di Sunak è di 75 deputati, un quinto della pattuglia eletta nel 2019. Se non è già l’ammissione di una sconfitta, poco ci manca.

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