Sullo sfondo della bilaterale più attesa dell’anno, l’oramai prossima Putin-Biden, v’è un altro importante incontro di alto livello di cui si sta tentando l’allestimento dal mese di aprile: quello tra Vladimir Putin e Volodymyr Zelensky.

Le origini della bilaterale

Di un incontro tra il capo del Cremlino e l’inquilino del Marinskij si è iniziato a parlare lo scorso 20 aprile, all’acme dell’escalation lungo i bordi orientali dell’Ucraina, quando Zelensky, consapevole di aver perduto il braccio di ferro, aveva invitato Putin ad un incontro chiarificatore nella vena scoperta dell’Europa e nel focolaio della guerra fredda 2.0: il Donbass.

Due giorni più tardi, il 22, dal Cremlino giungeva una replica (parzialmente) positiva: completa disponibilità ad un vertice tra i due presidenti, ma preferibilmente a Mosca. Una scelta, quella della diplomazia russa, avente una valenza sia tattica sia strategica: perché Zelensky, accettando di recarsi nella Terza Roma per raggiungere una pace di ferro con il rivale numero uno dell’Ucraina, accondiscenderebbe ad una vittoria mutilata.

Volontà comune di incontrarsi, dunque, ma anche paura – da parte ucraina – di una strumentalizzazione esiziale che, a conti fatti, farebbe l’interesse esclusivo di Mosca. La ragione di cui sopra è stata alla base dell’attivazione, da parte del Marinskij, di due canali diplomatici che hanno storicamente esercitato un’influenza notevole sul Cremlino: il Vaticano ed Israele. Nello specifico, a fine aprile, Zelensky aveva impetrato il primo affinché ospitasse il vertice e chiesto al secondo di intercedere presso il Cremlino facendo leva sull’ottimo rapporto intercorrente tra Putin e Benjamin Netanyahu. A fare da sfondo alla ricerca di mediatori internazionali, l’affidamento ad Andriy Yermakil capo dell’ufficio del Marinskij, dell’onere-onore di prendere ufficialmente contatti con il Cremlino; richiesta, questa, inoltrata da Zelensky in persona nella giornata del 26.

L’inizio delle consultazioni

Le diplomazie russe e ucraina hanno colto al volo l’occasione rappresentata dal rinnovato dialogo scaturito dalla crisi nell’Ucraina orientale per trasporre in realtà le volontà di Putin e Zelensky. Nel corso del mese di maggio, invero, le diplomazie dei due Paesi hanno cominciato a sentirsi ufficialmente, su impulso ucraino, come già sopraccennato, intavolando le prime consultazioni relative all’organizzazione della bilaterale e stabilendo alcuni prerequisiti fondamentali.

Secondo quanto dichiarato da Dmitry Kuleba, titolare del Ministero degli Esteri dell’Ucraina, e Dmitrij Peskov, portavoce della presidenza russa, rispettivamente nelle giornate del 20 e del 23 maggio, le parti hanno trovato un accordo basilare sulle tematiche da affrontare, ovvero Donbass e Crimea. Il problema, però, è legato al come affrontarle: il Cremlino, invero, ha preavvisato alla controparte che l’incontro avverrà soltanto a condizione di non contestare lo status post-referendum della penisola. Un ostacolo non di poco conto, quello della Crimea, alla luce del persistere del non riconoscimento dell’annessione da parte dell’Ucraina e dell’Occidente e della recente formazione di un’iniziativa multilaterale, la “Piattaforma per la Crimea”, avente come obiettivo statutario la sua de-occupazione, ovvero il suo ritorno sotto la sovranità ucraina. 

Dove potrebbe avvenire l’incontro?

Le città che potrebbero ospitare il secondo vertice più atteso del 2021 sono diverse, e ciascuna di esse presenta tanti punti di forza quante criticità:

  • Mosca. La capitale russa è stata proposta ufficialmente dal Cremlino, ma è difficile credere che la diplomazia ucraina possa accettare di quivi organizzare l’incontro, dato che, come già spiegato, si tratterebbe di ottenere una vittoria mutilata, siglando una pace armata in casa del rivale.
  • Città del Vaticano. L’idea è stata lanciata da Zelensky nel corso di un’intervista concessa al quotidiano italiano La Repubblica e, secondo indiscrezioni di provenienza vaticana, sarebbe stata accolta positivamente dal pontefice regnante. La Chiesa cattolica ha una fama consolidata e riconosciuta in termini di mediazione internazionale, ma la meta potrebbe risultare invisa al patriarcato di Mosca – il cui peso nell’agenda estera del Cremlino è tutt’altro che trascurabile.
  • Vienna. L’Austria può vantare di aver ospitato i negoziati per il prolungamento del New Start e rappresenta, sin dall’epoca del sistema europeo degli Stati, un tramite privilegiato tra l’Europa e il Cremlino. Inoltre, i rapporti tra Putin e Sebastian Kurz sono stati tradizionalmente connotati dalla cordialità. La sua debolezza consiste nell’aver ospitato un tavolo negoziale in tempi troppo recenti – il New Start, appunto.
  • Gerusalemme. Secondo fonti ucraine, la Città Santa sarebbe ritenuta “una buona opzione” da parte di Zelensky, che, includendola tra le papabili, riconferma il proprio interesse nei confronti di una triangolazione Russia-Ucraina-Israele basata sul sottovalutato ma strategico “fattore ebraismo”.
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