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L’amministrazione Trump sta adottando misure drastiche per contrastare l’immigrazione irregolare, combinando incentivi economici per chi lascia volontariamente gli Stati Uniti e un piano per spostare migliaia di migranti verso la Libia. Tali iniziative, riportate dal New York Times e da The Hill, stanno facendo discutere negli Usa per via delle implicazioni umanitarie di tali iniziative.

Secondo il New York Times, l’amministrazione starebbe organizzando un volo militare per trasportare un gruppo di migranti in Libia, con una possibile partenza già in queste ore. La nazionalità dei migranti non è stata chiarita, ma la scelta della Libia come destinazione farà discutere: il Paese, destabilizzato dalla caduta di Muhammar Gaddafi nel 2011 e dall’intervento militare anglo-franco-americano, è da allora segnato da guerre, crimini e instabilità, come peraltro ammette lo stesso Dipartimento di Stato Usa. I centri di detenzione per migranti in Libia sono stati definiti “orribili” da Amnesty International, che nel 2021 ha denunciato violenze sessuali, torture e sfruttamento. Il piano, ancora a rischio di ostacoli legali o logistici, riflette l’obiettivo di Trump di scoraggiare l’immigrazione irregolare deportando i migranti in contesti difficili.

Incentivi economici a chi torna a casa

Parallelamente, il Dipartimento per la Sicurezza Interna (Dhs) ha lanciato un programma che offre 1.000 dollari ai migranti che utilizzano l’app Cbp Home per organizzare il ritorno nel loro Paese d’origine. L’app, evoluzione della Cbp One dell’era Biden, facilita la prenotazione di biglietti e l’ottenimento di documenti di viaggio, con partenze previste entro tre settimane dall’approvazione. Il Dhs promuove l’iniziativa come un’opzione “dignitosa” e conveniente, stimando che il costo di arresto, detenzione e rimpatrio forzato ammonti a 17.000 dollari per migrante. Chi aderisce al programma sarebbe escluso dalla detenzione da parte dell’Ice, a condizione di dimostrare progressi verso la partenza.

L’American Immigration Lawyers Association (Aila) ha però messo in guardia contro il programma, definendolo “fuorviante”. L’Associazione avverte che il ritorno volontario potrebbe comportare conseguenze come il divieto di rientro negli Usa e critica il Governo per non informare adeguatamente i migranti sui rischi, specialmente per chi è in attesa di un’udienza per l’asilo. “È scorretto presentare questa opzione come priva di conseguenze senza spiegare i rischi legali”, ha dichiarato l’Aila, raccomandando di consultare un avvocato.

L’immigrazione sotto Trump, numeri alla mano

Dal ritorno di Trump alla Casa Bianca il 20 gennaio 2025, sono oltre 100.000 i migranti espulsi, con 113.000 arresti effettuati da Ice e Cbp, secondo un funzionario del Dhs citato dal New York Post. Trump ha dichiarato l’emergenza al confine, inviato truppe, chiuso l’accesso al sistema di asilo per chi attraversa illegalmente e avviato una campagna di espulsioni di massa. L’Ice ha esaurito i posti nei centri di detenzione e ha chiesto al Congresso fondi aggiuntivi. Inoltre, l’amministrazione ha utilizzato una legge di guerra del XVIII secolo per trasferire presunti membri di gang venezuelane e MS-13 in una prigione di massima sicurezza in El Salvador, nonostante un blocco giudiziario.

Le politiche di Trump hanno ridotto gli attraversamenti irregolari al confine Usa-Messico a 7.000 a marzo 2025, il livello più basso degli ultimi decenni, rispetto ai 137.000 dello stesso mese nel 2024 sotto Biden. Fonti del Dhs parlano di un “effetto Trump”. E, numeri alla mano, pare proprio sia così, piaccia o meno.

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