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Kais Saied formalmente è un indipendente, non ha alcun partito politico alle spalle. Non per questo però lo si può considerare come un avventuriero della politica. Il colpo di spugna dato a parlamento e governo non è frutto di improvvisa impazienza del capo di Stato tunisino per la fase di stallo in cui si trova il Paese. Al contrario, si tratta di un’azione meditata a lungo e attuata soltanto in presenza di specifiche garanzie. Tanto a livello interno quanto a livello internazionale.

L’Egitto appoggia Saied?

É un dato di fatto che l’esautoramento del governo guidato da Hichem Mechichi sia arrivato al culmine di un braccio di ferro politico con la presidenza. Saied da mesi giudicava inconcludente l’azione politica dell’oramai passato esecutivo, da qui la mossa di prendere lui le redini in base all’articolo 80 della Costituzione. Il capo dello Stato però era ben cosciente alla vigilia del fatto che il congelamento di esecutivo e parlamento avrebbe comportato delle reazioni. Impossibile per il presidente procedere senza l’appoggio di esercito e polizia. I retroscena ancora non si sono emersi nella loro interezza, ma a giudicare dagli ultimi fatti i militari dovrebbero stare con il presidente. La prima notte di coprifuoco in Tunisia è trascorsa senza disordini, il controllo della situazione sarebbe saldamente nelle mani delle autorità. Un segnale di come Saied in qualche modo sia riuscito ad ottenere le garanzie da lui sperate.

Ma il “paracadute” politico per il presidente tunisino potrebbe essere arrivato anche dall’estero: “Qui a Tunisi – ha confermato una fonte diplomatica su InsideOver – da qualche giorno sono presenti agenti della sicurezza egiziana”. Il Cairo sta monitorando da vicino la situazione. La Tunisia è un punto nevralgico e strategico per ogni attore regionale. Lo stallo politico degli ultimi mesi potrebbe aver preoccupato il presidente egiziano Al Sisi. Da qui un possibile appoggio dato a Saied per la gestione della situazione dopo l’annuncio della destituzione del governo. Del resto una Tunisia fuori controllo e destabilizzata è un’ipotesi da scongiurare anche per l’Egitto, sia per la vicinanza con la Libia e sia per la posizione strategica del Paese nel Mediterraneo: “Non è possibile determinare in che modo gli egiziani stiano aiutando Saied – ha specificato la fonte diplomatica – probabilmente si tratta di un mero appoggio esterno, forse secondario ma comunque importante a livello politico”.

All’orizzonte uno scontro Egitto – Turchia

L’impressione però, con il passare delle ore, è che Tunisi possa diventare il perfetto terreno di scontro tra Il Cairo ed Ankara. Il parlamento congelato da Saied ha come partito di maggioranza al suo interno l’islamista Ennadha, formazione legata ai Fratelli Musulmani. Non è certo un mistero che dietro il finanziamento e l’appoggio alla fratellanza si celi la mano della Turchia. E non è quindi un caso se dalla capitale turca sono subito arrivate parole di condanna verso Saied: “Respingiamo la sospensione del processo democratico ed il disprezzo per la volontà democratica del popolo, nel paese amico e fratello Tunisia – ha dichiarato lunedì Ibrahim Kalim, portavoce della presidenza turca – Condanniamo anche iniziative prive di legittimità costituzionale e sostegno popolare. Crediamo che la democrazia tunisina emergerà più forte da questo processo”. Una posizione, quella di Ankara, a sostegno di Ennadha e contrapposta a quella egiziana.

Tra Egitto e Turchia le divergenze sono molto forti già da tempo. I due Paesi sono ai ferri corti nel Mediterraneo orientale, dove si contendono l’uso e lo sfruttamento delle risorse di gas. Una questione che si ricollega direttamente con il dossier libico. Ankara nel dicembre 2019 ha concluso con Tripoli un memorandum in cui, tra le altre cose, sono stati tracciati confini della Zee libico-turca in grado di isolare l’Egitto. Proprio in Libia Ankara e Il Cairo da anni sono su due fronti opposti: il presidente turco Erdogan, sempre a partire dal dicembre 2019, ha sostenuto l’allora governo di Fayez Al Sarraj nell’ovest nella battaglia di Tripoli contro il generale Khalifa Haftar, appoggiato invece dalle autorità egiziane. Quanto accaduto in Tunisia dunque potrebbe rappresentare, direttamente o indirettamente, una nuova puntata del duello regionale tra i due attori mediorientali. L’azione di Saied ha dato il round al presidente Al Sisi, mentre per il momento Erdogan è uscito sconfitto. La partita però potrebbe essere solo all’inizio.

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