A distanza di due settimane dalle elezioni parlamentari il Kosovo si trova ancora senza governo, benché sia quasi certo che per i prossimi quattro anni il Paese verrà guidato dal leader di Vetevendosje, Albin Kurti. In realtà i partiti stanno ancora attendendo la certificazione ufficiale dei voti, senza la quale sembra difficile che la Lega Democratica del Kosovo decida di formalizzare la coalizione di governo con il movimento uscito vincitore dai seggi elettorali.

Ma se l’incertezza è ancora molta, si può affermare con sicurezza che l’attesa non piace agli alleati del più giovane Stato d’Europa. A fremere in particolare sono i due rappresentanti inviati dagli Stati Uniti, Matthew Palmer (Rappresentante speciale degli USA per i Balcani occidentali) e Richard Grenell (Inviato speciale per i colloqui Serbia-Kosovo), che vorrebbero una rapida ripresa del dialogo con la Serbia, con il fine di raggiungere altrettanto celermente un accordo tra le due parti. Obiettivo non altrettanto condiviso da Kurti che, al contrario, appare interessato al contenuto senza badare troppo alle tempistiche.

Vetevendosje – Lega Democratica del Kosovo, un governo possibile

Nei giorni immediatamente successivi il 6 ottobre, solo la coalizione rappresentata da Ramush Haradinaj ha accettato il risultato, le altre formazioni politiche (Ldk tra tutte) ha chiesto il riconteggio di tutte le schede elettorali. La richiesta è stata inizialmente rifiutata, in un secondo momento parzialmente accettata con la decisione di ricontare una parte dei seggi elettorali.
A seguito del rifiuto, Vjosa Osmani si è trovata di fatto costretta ad aprire alla possibilità di un governo a trazione Vetevendosje ma ovviamente sostenuto dal suo partito. Per avere la fiducia della camera, infatti, il governo ha bisogno di 61 parlamentari, raggiungibile facilmente solo attraverso una coalizione firmata Vv-Ldk, a cui si aggiungeranno molto probabilmente i rappresentanti delle varie minoranze.

Una situazione inevitabile anche alla luce dello scrutinio dei voti giunti dall’estero: Vetevendosje ha ottenuto un’ulteriore conferma della sua vittoria con ben 7030 voti, di gran lunga superiori rispetto a quelli ottenuti dalla Ldk (2158).

L’obiettivo principale dei due schieramenti, ovvero di voltare pagina rispetto il passato, ha sicuramente facilitato i lavori ma senza far dimenticare le divergenze che li allontanano. Da qui la necessità avvertita da parte di entrambi i candidati di formare due team per stilare un programma comune di intenti. Quasi a richiamare il contratto di governo stipulato tra Movimento 5 Stelle e Lega.

Il dialogo con la Serbia: gli Stati Uniti fremono ma appare in salita

L’interesse degli Stati Uniti per i Balcani e, nello specifico, per la questione irrisolta tra Serbia e Kosovo appare quantomai chiara. Non si spiegherebbe altrimenti l’invio di un ulteriore rappresentante della Casa Bianca in questo territorio. Si tratta di Richard Grenell, attuale ambasciatore statunitense in Germania e fiero sostenitore del Presidente Donald Trump, che giunge per facilitare i colloqui tra le due parti. Dai primi suoi incontri con Hashim Thaci (Presidente della Repubblica) e Albin Kurti, Grenell ha lasciato intendere come il maggior interesse dell’amministrazione americana sia quello di raggiungere un accordo nel più breve tempo possibile. In particolare, a Washington non sembra dispiacere l’ipotesi di uno scambio di terre, idea che invece non trova gradimento né in Kosovo né in Germania.

Come già affermato, Albin Kurti si pone su una linea nettamente diversa: innanzitutto ha fatto comprendere come “il contenuto dell’accordo sia più importante delle scadenze”, in secondo luogo ha chiarito che l’idea dello scambio di terre non verrà preso in considerazione dal futuro governo. Una posizione che se dovesse essere mantenuta, troverà indubbiamente il favore anche delle formazioni politiche sconfitte, in primis da Haradinaj.

Il dialogo, già di per sé complicato, risulta ancora più in salita dopo che a distanza di qualche giorno dalle elezioni, una decina di dipendenti della Commissione Elettorale Centrale (Cec), impegnati nell’apertura delle buste con le schede elettorali provenienti dalla Serbia, è stata ricoverata in ospedale a causa di un possibile avvelenamento. Le accuse giunte dal Kosovo ai danni dei serbi sono state prontamente rigettate dal Presidente Aleksandar Vucic, che anzi ha parlato di una semplice messa in scena da parte delle istituzioni cossovare.

Sta di fatto che l’evento non aiuta un processo diplomatico che vede sulla strada un ulteriore ostacolo: le elezioni del Parlamento serbo che si terranno nell’aprile del 2020. Riesce difficile credere che Vucic possa arretrare e concedere qualcosa sul tavolo delle trattative prima dell’appuntamento elettorale.