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Il Partito Socialista si riconferma alla guida del Portogallo. Le elezioni legislative di domenica, infatti, hanno certificato la netta vittoria del movimento sugli altri rivali politici. Come previsto da molti sondaggi, infatti, i Socialisti hanno ottenuto il 36,6 per cento dei voti e si aggiudicheranno 106 seggi su 230, un risultato in crescita rispetto al 32 per cento conseguito nelle precedenti consultazioni del 2015. Lo schieramento non ha però ottenuto la maggioranza dei seggi ed avrà bisogno di partner di governo, proprio come nell’ultimo mandato. Gli alleati potrebbero essere nuovamente il Blocco di Sinistra e la Convergenza Democratica Unitaria, che hanno ottenuto rispettivamente il 9,7 ed il 6,5 per cento dei consensi e sono entrambi su posizioni di sinistra radicale: basterà l’appoggio anche solo di uno di questi due movimenti. Antonio Costa, il primo ministro uscente, potrebbe altrimenti guardare agli ecologisti del Pan (al 3,2 per cento) e provare a cavalcare l’onda verde che sta attraversando l’Europa.

La crisi della destra

Forte delusione, invece, tra le fila dei partiti di centrodestra. I Socialdemocratici non sono andati oltre il 27 per cento dei suffragi, perdendo consensi rispetto alle precedenti consultazioni. La leadership di Rui Rio potrebbe essere ora messa in discussione. Non va meglio ai cristianodemocratici (CDS), che si sono fermati intorno al 4-4,5 per cento dei voti, uno dei peggiori risultati della loro storia e dovranno eleggere una nuova guida dopo le dimissioni di Assuncao Cristas. L’unica, magra consolazione dei conservatori potrebbe essere l’affluenza del 54 per cento degli aventi diritto, al livello più basso dal ritorno della democrazia nel 1974. In un quadro complessivamente mesto spicca l’assenza della destra radicale sovranista, praticamente non pervenuta. Il Partido Nacional Renovador si è attestato ad un misero 0,3 per cento dei voti ed il Portogallo pare così essere uno dei pochi Paesi europei, insieme ad Irlanda, Malta ed altri, ad essere immune da spinte sovraniste o dalla seduzione del conservatorismo radicale. Una situazione anomala che può però essere spiegata e che presenta comunque una piccola eccezione.

Il caso Chega

In effetti un movimento ultraconservatore è riuscito a superare la soglia di sbarramento e ad ottenere un seggio nel Parlamento di Lisbona. Si tratta di Chega! (Basta!), fondato un anno fa dal politico André Ventura in seguito alla sua uscita dal Partito Socialdemocratico. Con il suo programma elettorale – che include il divieto all’aborto, il taglio delle tasse, una riduzione drastica del welfare e l’istituzione di una repubblica presidenziale – il movimento è riuscito a conquistare 22mila voti, l’1,3 per cento di quelli espressi ed a proiettare la destra radicale, per la prima volta dal 1974, nell’organo legislativo nazionale. L’exploit di Chega! indica che c’è comunque, nel Paese, una possibilità di crescita anche per questa ideologia politica. Non è detto poi che in futuro le cose non possano cambiare persino in meglio. Resta il fatto che almeno alcune cause possono spiegare perché il sovranismo non riesce ad imporsi dalle parti di Lisbona.

Le cause dell’assenza

Il Portogallo ha sperimentato, tra il 1932 ed il 1974, una lunga fase dittatoriale, presieduta dapprima da  António de Oliveira Salazar e poi da Marcelo Caetano, con più di qualche sfumatura di destra radicale. Gli anni del regime furono contrassegnati da povertà e da una violenta forma di repressione politica per le opposizioni. Il ricordo di questo periodo, terminato appena quarantacinque anni fa, è ancora molto vivo tra la popolazione e questo, secondo alcuni, costituirebbe un serio ostacolo all’ideologia sovranista. Secondo altri, invece, sarebbe il ruolo marginale giocato dal Portogallo nel corso dell’ultima ondata migratoria europea a rendere più spuntate le armi sovraniste. Un esponente della destra radicale ha sostenuto, però, l’esistenza di un numero di potenziali sostenitori molto più alto dei voti effettivi ottenuti da questi partiti. Rispetto ad altri Paesi europei questi votanti decidono di astenersi o di sostenere movimenti più radicati.

Lo scarso successo elettorale del sovranismo, insomma, va probabilmente a generare un perverso circolo vizioso di impoverimento del bacino elettorale. Il sistema elettorale, basato su un modello proporzionale a differenza di quanto succede ad esempio nel Regno Unito, non costituirebbe nemmeno un ostacolo insormontabile alla penetrazione di frange più radicali. La decisione degli elettori è comunque sovrana e quindi il Portogallo andrà chiaramente verso sinistra nei prossimi quattro anni. Il Premier Antonio Costa dovrà però sperare che l’economia continui a crescere a buoni ritmi per mantenere l’appoggio degli elettori e non rischiare lotte intestine all’interno della futura coalizione.

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