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Le elezioni presidenziali di quest’anno hanno mostrato quanto sia profonda la polarizzazione che separa e dilania la società polacca, divisa in due fronti contrapposti, uno conservatore, religioso ed euroscettico ed uno liberale, laicista ed europeista, che con il tempo stanno assumendo dei caratteri sempre più estremi e radicali.

Andrzej Duda, il presidente uscente legato al partito di governo Diritto e Giustizia (PiS), è riuscito a prevalere al secondo turno sul rivale di Piattaforma Civica (PO), Rafal Trzaskowski, ma lo stacco che ha consacrato la vittoria è stato risibile: circa 420mila voti; una cifra esigua ma simbolica che rappresenta lo specchio dei tempi, il riflesso di una Polonia tremendamente divisa i cui membri, dopo aver combattuto alle urne, sembrano pronti a fronteggiarsi per le strade.

Lo scontro fra conservatori e liberali

Le elezioni presidenziali di quest’anno hanno assunto un tono grottesco per il pubblico secolarizzato dell’Europa occidentale. Non sono stati i temi economici a separare i due candidati in corsa per la presidenza quanto un singolo elemento della loro visione per il presente ed il futuro della Polonia, una visione che è strettamente legata alla storia e alla fede.

Duda, uno dei seguaci più carismatici e capaci dell’eminenza grigia del conservatorismo polacco, Jaroslaw Kaczynski, ha voluto giocare la carta dell’ideologia di genere, affidando ad essa il fato della sua campagna elettorale e riuscendo nel tentativo di screditare l’immagine del rivale, associato ad una forma malsana di liberalismo ritenuta esiziale per la preservazione della millenaria identità polacca fondata sui valori cattolici.

Non sono state quindi le visioni per l’economia e lo stato sociale i motivi conduttori dello scontro, quanto il tema dell’indottrinamento all’ideologia di genere dei bambini polacchi nella scuola primaria e secondaria, i matrimoni omosessuali con l’annesso diritto alle adozioni, e lo spettro di un presunto progetto ideologico teso a distruggere l’identità cristiana della Polonia la cui regia si troverebbe in Europa occidentale, forse in Germania, lo storico rivale, verso la quale non sono mancate le accuse di interferenze elettorali.

Durante e dopo la campagna presidenziale si è assistito ad un aumento della tensione fra gli elettori di PiS e quelli di Po, con i primi che hanno trovato un appoggio importante nella chiesa cattolica, i cui chierici hanno appoggiato in massa la guerra culturale di Duda, e i secondi che si sono resi protagonisti di atti dall’elevato contenuto simbolico come le marce di protesta davanti le chiese, le sedi di PiS e gli uffici di Ordo Iuris, un gruppo di pressione conservatore, e il ricorso sempre più frequente agli attacchi contro le statue e i monumenti.

L’Unione Europea ha contribuito a rendere la situazione più incendiaria, denunciando la natura omofobica della campagna elettorale e le politiche del governo come discriminatorie e contrarie agli obblighi degli Stati membri. Conseguentemente e coerentemente, nei giorni scorsi l’Ue ha tradotto le minacce in fatti, iniziando a negare l’accesso ai fondi comunitari a tutti quei comuni polacchi che si dichiarano “liberi dall’ideologia lgbt” (lgbt-free), che stanno subendo simultaneamente un boicottaggio da parte delle città dell’Europa occidentale con le quali sono gemellati.

Monta la tensione in tutto il Paese

Il pomeriggio del 29 luglio il primo ministro Mateusz Morawiecki si è recato con urgenza nel cuore di Varsavia per denunciare una dissacrazione avvenuta nella notte. Alcune attiviste, appartenenti ad un gruppo del femminismo radicale noto come Stop Bzdurom, hanno scalato uno dei monumenti-simbolo della capitale, la statua di Gesù che porta la croce della chiesa della Santa Croce, issandovi una bandiera arcobaleno e coprendo il volto del profeta con un bandana rosa recante la “A” di anarchia.

Il gruppo ha annunciato che quella provocazione sarà l’inizio di una lunga serie e che non cesserà le proprie attività finché il governo non terminerà la propria campagna omofobica. Morawiecki, una volta sul posto, ha lanciato un appello alla nazione affinché non cada nella trappola dello scontro sociale a causa delle idee divergenti dei suoi componenti e ha chiesto alle autorità di aprire un’indagine per profanazione. L’invito è stato quindi trascritto sul proprio profilo Facebook, divenendo virale nell’arco di alcuni minuti, e questo è un breve estratto: “Questi atti di vandalismo che abbiamo osservato a Varsavia non porteranno a nulla di buono e hanno un solo scopo: dividere ancora di più la società. Non lascerò che accada!”.

La dissacrazione del Gesù che porta la croce ha indignato l’opinione pubblica polacca, inclusa una parte significativa del fronte liberale, perché quella statua e la chiesa dinanzi la quale è stata edificata sono i simboli della storia drammatica della nazione, essendo state il luogo di ritrovo dei fedeli cattolici e di tutti i perseguitati nelle epoche della spartizione dell’impero, della seconda guerra mondiale e della dittatura comunista.

Morawiecki, che è un profondo conoscitore della storia della Polonia e come Duda è un cattolico praticante, ha voluto porre l’accento proprio su questo punto, perciò ha pubblicato una foto di Varsavia ai tempi dell’occupazione nazista nella quale si nota che, nel mezzo delle macerie e dei palazzi bombardati, l’unica cosa rimasta intatta è proprio quella statua.

La mossa del primo ministro è sicuramente tattica, poiché mira a mostrare la vicinanza del governo all’elettorato cattolico e di destra, ma sarebbe erroneo credere che il valore della profanazione sia stato esagerato, perché non si tratta di un gesto isolato. Infatti, nell’ultimo anno sono aumentati di numero e gravità gli attacchi anticristiani, in particolare con l’entrata del Paese in periodo elettorale.

Il fenomeno, iniziato sotto forma di profanazioni e vandalismi delle chiese e dei cimiteri ad opera di gruppi della sinistra radicale e satanisti, fra giugno e luglio dell’anno scorso ha manifestato il suo potenziale violento: nel primo caso era stato accoltellato un prete 48enne a Wroclaw, nel secondo caso un tentativo di furto di ostie era sfociato in un violento pestaggio di gruppo contro il prete 68enne della basilica di san Giovanni Battista di Stettino.

Duda ha vinto e questo aiuterà PiS a consolidare il proprio sistema di potere, modellato sulla visione per la nazione di Kaczynski, ma la vittoria non potrà essere completa e totale se trascureranno e/o sottovaluteranno il fatto di dover governare su un paese estremamente diviso il cui orizzonte sembra essere quello degli Stati Uniti di Donald Trump: guerre iconoclaste, estremizzazione della politica e radicalizzazione delle forze sociali in opposti estremismi perennemente in conflitto.

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