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Si può parlare di corruzione fuori dalle aule di tribunale e mostrare ai comuni cittadini le sue mille facce? L’America Latina, una delle parti di mondo a soffrire maggiormente del problema, negli ultimi mesi sta dicendo di sì. E lo dice con i fatti. Sia in Messico che in Brasile, infatti, due singolari iniziative hanno destato l’interesse, anche internazionale, sul tema.

In Messico, secondo Trasparency International al 123esimo posto nella corruzione mondiale, è nato, infatti, Corruptour, un nome che è già tutto un programma. Con un autobus locale e senza pagare un peso chi si trova di passaggio o per turismo a Città del Messico, o anche i semplici cittadini curiosi di conoscere la loro storia, può approfittarne per fare un giro di domenica nei luoghi simbolo della corruzione messicana. Il tutto accompagnati da guide speciali: studenti o cittadini volontari che lottano per un Messico migliore e più etico.Come spiega uno di loro, Juan Manuel Casanueva, “nelle 10 fermate che abbiamo in questo tour ci sono luoghi estremamente simbolici che ci parlano di moltissimi partiti politici, persone e aziende. Il messaggio è che la corruzione è ovunque e ci colpisce tutti, soprattutto chi è meno potente”. Appena 27 i posti sul bus che però vanno esauriti ad ogni tour perché i volontari sono davvero bravi e l’itinerario illuminante per chi voglia saperne di più sulle mappe della corruzione messicana.Immancabile la visita dei luoghi “storici” in questo senso, a partire dalla famosa Casa Blanca, una lussuosissima residenza dal valore di sei milioni di dollari al centro dello scandalo di corruzione che ha coinvolto il presidente del Messico Enrique Peña Nieto, visto che fu comprata da sua moglie, l’attrice Angélica Rivera, da un dipendente del governo in un modo considerato assai poco trasparente e sottocosto. Tanto che lo stesso Presidente fu costretto poi lo scorso anno a fare pubblicamente un passo indietro, riconoscendolo come un errore del suo governo.E ancora, nel tour vengono anche ricordati i 43 studenti scomparsi nel 2014 nello stato di Guerrero, una delle pagine più drammatiche degli ultimi anni con un mix di politici delinquenti, polizia corrotta e cartelli narcos senza precedenti. A loro, nello storico Paseo della Reforma, è stata dedicata un’istallazione con numeri cubitali color rosso sangue che il tour mostra raccontando, appunto, la storia di questi ragazzi desaparecidos. Per poi proseguire fino a visitare nientedimeno che la sede di Televisa, la televisione messicana ritenuta responsabile dell’elezione di Enrique Peña Nieto alla presidenza. Un tour simile esiste già a Monterrey nello stato di Nuevo León, devastato dai cartelli del narcotraffico ed in cerca, attraverso la società civile, di un rinascimento etico e senza più il mito, deleterio e sovente propagandato più o meno volontariamente anche dai media, della ricchezza dei boss della droga.E proprio sulla scia dell’esperienza messicana anche il Brasile ha deciso di organizzare i suoi tour nella città di Curitiba, nel sud del Paese del samba, epicentro delle investigazioni della Lava Jato diventata famosa nel mondo grazie ad un team di magistrati, dove spicca Sergio Moro, ormai una vera e propria icona nazionale. La Lava Jato, considerata l’inchiesta che ha scoperchiato il maggior scandalo di corruzione del mondo di tutti i tempi, tre anni fa ha messo in ginocchio i politici brasiliani, a partire dall’ex presidente Lula ed arrivando sino all’attuale Temer. Un’inchiesta ancora non conclusa che ha scoperchiato un vaso di pandora fatto di corruzione e riciclaggio di denaro, di grandi aziende, statali e non, dalla Petrobras alla Odebrecht, e di tangenti miliardarie.Qui ad organizzarla però non sono normali cittadini desiderosi di rendere cosciente la società ma un’agenzia turistica che conta di attirare più turisti con questa nuova e singolare iniziativa. Invece di visitare monumenti si va, così, alla scoperta dei luoghi simbolici dell’inchiesta: la Procura della Repubblica, il tribunale, la sede della Polizia Federale fino al carcere di Pinhais, conclusione del tour e anche sovente conclusione del percorso giudiziario di corrotti e corruttori.E se non bastasse tra qualche mese il Brasile intero aspetta ansioso di vedere sul grande schermo quello che è già stato definito il film dell’anno, “Polizia Federale, la legge è per tutti”, del regista Marcelo Antunez, incentrato interamente sulla Lava Jato. Con un budget di oltre cinque milioni di euro la produzione non vuole rivelare chi abbia finanziato il film. Un mistero dunque che si aggiunge all’attesa e che mostra, comunque, come la corruzione e per antitesi l’altra sua faccia, l’etica siano i temi del momento in America Latina, anche fuori dai luoghi istituzionali come i tribunali.