Nel 2015 gli incontri si sono svolti a Skhirat, oggi palcoscenico dei nuovi colloqui è la cittadina costiera di Bouznika. Qui il governo marocchino ha investito parecchio negli ultimi anni per avere una nuova località turistica da far conoscere all’estero, visto che peraltro le sue coste sono già rinomate per essere una sorta di paradiso per quei surfisti che cercano le onde del nord Africa. E chissà se la scelta di organizzare proprio a Bouznika un nuovo round di colloqui tra i libici è dipesa anche dalla volontà di portare ulteriore pubblicità alla cittadina. Fatto sta che a una manciata di chilometri da Casablanca, sulle sponde dell’Atlantico da domenica sono riuniti diversi importanti rappresentanti di gruppi e fazioni libiche. L’obiettivo è quello di far uscire fuori un nuovo documento in grado di far convergere su alcuni punti specifici i vari attori impegnati in Libia. E questo alla luce anche delle prime timide intese di agosto sul cessate il fuoco proclamate dal premier Fayez Al Sarraj e dal presidente del parlamento Aguila Saleh.

Gli incontri in corso a Bouznika

La prima foto di rito è stata già fatta: alle spalle dei delegati in posa e sorridenti, vi è un pannello con le insegne del regno del Marocco e le scritte “Dialogo libico” in francese e in arabo. È stato questo il primo segnale del via ufficiale dei colloqui, i quali stanno riguardando soprattutto i rappresentanti della Camera dei Rappresentanti e del Consiglio di Stato. Si tratta delle due camere riconosciute cinque anni fa dagli accordi di Skhirat e che, nelle intenzioni delle intese del 2015, avrebbero dovuto costituire un vero e proprio parlamento bicamerale libico. La Camera è sorta con le consultazioni del 2014 ed è guidata da formazioni laiche, mentre il Consiglio di Stato è il parlamento uscito fuori dalle elezioni del 2012 ed è composto principalmente da membri vicini ai Fratelli Musulmani. Tra le due camere i rapporti sono sempre stati molto tesi: la Camera dei rappresentanti, il cui presidente è Aguila Saleh, è stanziata in Cirenaica e riconosce il governo di Al Thani, mentre il Consiglio di Stato ha sede a Tripoli e nel 2016 ha votato la fiducia al premier Fayez Al Sarraj.

In poche parole, la Camera è sempre stata equiparata al braccio politico del generale Khalifa Haftar, che con il suo Libyan National Army controlla buona parte dell’est della Libia, mentre il Consiglio di Stato è molto vicino al governo tripolino. I colloqui organizzati in terra marocchina hanno come principale obiettivo quello di far iniziare un dialogo tra le due parti, in modo da arrivare a degli accordi in grado di dare il via libera ad alcune delle fondamentali questioni politiche che riguardano il futuro della Libia. Dal nuovo consiglio presidenziale composto da tre membri, a fronte degli attuali nove, fino alle possibili elezioni del prossimo mese di marzo. Di certo gli incontri iniziati a Bouznika hanno soprattutto la non secondaria valenza di far tornare al dialogo due parti da sempre contrapposte. A poche settimane dai primi annunci di cessate il fuoco giunti da Tripoli e da Bengasi, si tratta di un primo (seppur timido) passo in avanti.

La possibilità di un’intesa

Per il momento non è semplice prevedere se si arriverà, come nel 2015, ad un accordo tra le parti. Vero è d’altronde che il dialogo tra Camera e Consiglio di Stato è stato voluto proprio per applicare quello “spirito di Skhirat” più volte evocato dagli organizzatori dell’incontro, in primis dallo stesso governo marocchino. I contatti in tal senso ci sono stati già durante l’estate. Così come raccontato dal sito Notiziegeopolitiche.com, due settimane fa sia Saleh che il numero uno del consiglio di Stato, Khaled al-Machri, si sono recati in Marocco per iniziare a pianificare il vertice partito domenica a Bouznika. Una serie di incontri preliminari in cui sul piatto è stata inserita la possibilità di una futura e più intensa collaborazione tra i due enti parlamentari, circostanza quest’ultima molto lontana dalla realtà appena pochi mesi fa. Presenti in Marocco anche delegati delle Nazioni Unite e della missione Onu in Libia, la quale ha patrocinato la sessione di dialogo tra i due rami del parlamento e che prova a mediare tra le parti alla ricerca di una possibile intesa.

Il ruolo del Marocco

Sono state proprio le Nazioni Unite a cogliere la proposta, lanciata già qualche mese fa, da parte del governo di Rabat per tornare a far sedere attorno a un tavolo i principali attori libici: “Il Regno del Marocco – ha dichiarato nelle scorse ore Stephane Dujarric, portavoce del segretario generale delle Nazioni Unite – ha svolto un ruolo costruttivo e ha contribuito agli sforzi dell’Onu volti a raggiungere una risoluzione pacifica del conflitto libico”. L’idea da parte del governo marocchino era quella di ricreare lo “spirito di Skhirat”, in modo da poter arrivare quanto prima all’approvazione di un documento condiviso tra le parti. Il Marocco si è sempre dichiarato neutrale nel conflitto in Libia e vuole sfruttare questa posizione per essere sempre più centrale nel dossier che riguarda il Paese nordafricano. Non è un caso che nel corso di questa estate a Rabat sono transitati per dei colloqui diversi protagonisti interni ed internazionali impegnati in Libia: dai due presidenti dei due rami del parlamento libico, passando per l’attuale reggente della missione Onu in Libia, Stéphanie Williams, fino ad arrivare ad altri importanti diplomatici.

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